Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

8 marzo nel segno del lavoro

Venerdì, 08 Marzo 2019

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Di solito l’8 marzo si parla con il segno “meno”, denunciando quello che alle donne manca. Ed è giusto farlo, soprattutto in tempi in cui alcune conquiste di libertà delle donne date per acquisite sembrano essere a rischio. Ma è giusto parlare anche del segno “più”, spesso ignorato, in particolare in campo economico e sociale. Quando escono le statistiche sul lavoro, che appassionano tanto il tifo politico, quasi mai si va guardare la differenza nei numeri tra donne e uomini. Così è stato poco considerato, negli ultimi tempi, un dato importante sottolineato dall’Istat a dieci anni dall’inizio della crisi economica: la presenza femminile sul mercato del lavoro è aumentata, e si è ridotto il gender gap, la differenza tra donne e uomini, nel tasso di occupazione.

Il reddito delle illusioni

Lunedì, 11 Febbraio 2019

L’introduzione del cosiddetto “reddito di cittadinanza” in Italia è una buona notizia. L’Italia è tra i paesi europei con maggiore diseguaglianza e minore spesa sociale per contrastare la povertà. Il governo ha stanziato 5,8 miliardi per il 2019, che diventeranno 7,8 a regime: un bel salto in avanti, rispetto ai 2 miliardi elargiti dal centrosinistra che, per primo, ha introdotto un reddito di inclusione sociale.

Ma le critiche fioccano (...)

I problemi del reddito di cittadinanza

Mercoledì, 06 Febbraio 2019

Articolo pubblicato da Internazionale on line

Il divano c’è sempre, ma la donna è in piedi e un fumetto con una lampadina le accende il pensiero. Alle spalle, uno scaffale con qualche libro. Anche sul sito del governo lanciato il 4 febbraio per illustrare il reddito di cittadinanza – e su cui dal 6 marzo si potranno presentare le domande – il totem che ha dominato la discussione sulla misura simbolo del Movimento 5 stelle resta il divano.

Con quota cento ancora una penalizzazione per le donne

Giovedì, 31 Gennaio 2019

Articolo pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

I “quotacentisti” sono pronti allo scatto. Ma tra loro, solo c’è solo una donna su quattro. Tra coloro che potranno usufruire della possibilità di andare in pensione quest’anno grazie alle nuove regole introdotte con la legge di stabilità, con 38 anni di contributi e 62 d’età, c’è una schiacciante maggioranza maschile. Qualche tempo fa, parlando del congedo di paternità obbligatorio che pareva sparito dalla prima versione della manovra (e poi è ricomparso, allungato a 5 giorni), il presidente dell’Inps Tito Boeri aveva parlato di “governo maschilista”. I primi calcoli sulla platea che usufruirà di “quota 100” portano a rinverdire quel giudizio.

Cercasi sindacato nell'era populista

Giovedì, 24 Gennaio 2019

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Qualcosa si muove a sinistra. La scelta della Cgil di ieri è il primo sasso nello stagno di un’opposizione che, dal 4 marzo, non dava più segni di esistenza. La pratica unitaria, celebrata con un rito che può sembrare antico, va letta con gli occhiali nuovi di un Paese che si avvia a una nuova recessione; che non è mai uscito dalla doppia crisi del decennio appena chiuso; che è guidato da una nuova élite che fa al tempo stesso governo e opposizione.

Il ruolo del sindacato ai tempi dei populisti è scomodo, quasi impossibile. Da questo punto di vista, la scelta di Landini ha una logica: difficile assimilarlo alle élite della sinistra che hanno accompagnato il superamento di tanti baluardi del Novecento, a partire dallo Statuto dei lavoratori.

Lo schema Ponzi

Venerdì, 18 Gennaio 2019
Lo schema Ponzi raccontato da Roberta Carlini
 

Il 18 gennaio del 1949, un dispaccio di agenzia da Rio de Janeiro annuncia la morte di Charles Ponzi. Il giorno dopo, la notizia è sui principali giornali americani: “Il piccolo uomo che ha truffato l’America per enormi somme è morto in povertà”, annuncia il New York Times. La morte era avvenuta tre giorni prima, il 15 gennaio, in un ospedale per i poveri. Aveva messo da parte solo 75 dollari per pagare il funerale. Così se ne è andato “il grande truffatore”, l’uomo che ha legato il suo nome a uno schema finanziario: lo “schema Ponzi”, il padre di tutti i raggiri, continuamente evocato ogni volta che un nuovo miracoloso piano finanziario inghiotte in un buco nero i soldi di risparmiatori truffati e ingenue vittime rovinate.

Paolo Sylos Labini

Venerdì, 07 Dicembre 2018
Paolo Sylos Labini raccontato da Roberta Carlini
 

Milano, 23 febbraio 2002. Il Palavobis è pieno come un uovo, e fuori c’è ancora una coda di gente che preme. Parla tra i primi Paolo Sylos Labini. Il suo intervento dura meno di tre minuti, ed è interrotto frequentemente da applausi. E quando finisce, con poche parole a difesa della giustizia, come “pilastro dello Stato di diritto e quindi della democrazia” parte un applauso lunghissimo, più lungo del suo stesso intervento. Paolo Sylos Labini è incredulo, felice. Di questi tempi – ma anche prima, e anche subito dopo di lui – non è facile associare alla qualifica “economista” l’aggettivo “popolare”.

Correzioni a una rotta incerta con destinazione ignota

Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Imbarazzo. È questa la parola-chiave della surreale audizione con la quale ieri sera il ministro Tria ha reso alla Camera la sua informativa sulla manovra. Un’audizione molto attesa, nella quale il ministro non ha detto nulla. Nulla che già non si sapesse: la manovra su cui il parlamento sta discutendo è scritta con l’inchiostro simpatico, il governo sta valutando se “definendo meglio” reddito di cittadinanza e quota 100 si potranno tagliare un po’ i relativi fondi, ma è ancora tutto da vedere se su questo si troverà l’accordo politico, se i soldi saranno messi a riduzione del deficit o in altro, e se l’Europa ci starà. Un gigantesco “se” domina l’economia e la politica italiana, da quando la “manovra del cambiamento” si è scontrata con i fatti: l’Europa e i mercati, l’economia in crisi, gli interessi organizzati delle imprese raccolti nelle dodici sigle riunite l’altroieri a Torino sotto il titolo di “nazionale del Pil”.

Se la sfida alle regole europee diventa inaccettabile

Martedì, 20 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

L’Italia tira dritto. E l’Europa anche. Agli amanti del genere, può sembrare una versione, in salsa politico-finanziaria, del “chicken game”, gioco del pollo (o meglio del coniglio): perde chi molla per primo, ma se non molla nessuno dei due vanno a schiantarsi entrambi. Solo che l’eurogruppo non è un gioco, e probabilmente non è vero che gli sfidanti se la giocano alla pari. Finora, è su questa supposizione che si è giocata la strategia italiana: nella convinzione che, se noi siamo danneggiati dalla minaccia e dall’attuazione della procedura di infrazione, anche l’Unione Europea sarebbe molto danneggiata da una crisi finanziaria dell’Italia, o peggio dall’uscita della terza economia dell’Unione. Ma se questo stato dei rapporti di forza ha comportato finora la concessione di una certa flessibilità ai conti italiani, con i passati governi, la sfida adesso portata alle regole europee è troppo netta e plateale per poter essere accettata.

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

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