Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Il miniboom estivo non è sufficiente per festeggiare

Venerdì, 11 Agosto 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Caldo, automobili e incentivi del governo guidano la ripresa d’estate dell’economia italiana. Anche se ieri il dato sul commercio estero può essere sembrato una piccola doccia gelata, l’insieme dei dati sfornati dall’Istat negli ultimi giorni ha un segnale positivo che fa ben sperare il governo. Soprattutto uno dei suoi membri: il ministro dell’economia Padoan, che attende da una possibile nuova revisione al rialzo del Pil un piccolo sollievo alla gravosa manovra che dovrà comunque fare in autunno. Ma per capire se tutti possono cantare vittoria, e se mentre “commemoriamo” il decennale della grande crisi possiamo brindare davvero a un nuovo corso, è bene guardare a tutta la storia che i dati sulla produzione industriale e sull’export ci raccontano.

Il frantumatore dell'Ue adesso abita all'Eliseo

Venerdì, 28 Luglio 2017

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Espresso

Nell’Acea, la società che rifornisce di acqua la capitale d’Italia, c’è un azionista francese, Suez, che con il 23,3 per cento è il primo socio privato del gruppo, il cui controllo è nelle mani del Comune di Roma. Quello in Acea è solo un avamposto (più visibile, dato il momento, tra emergenza siccità, scontri politici e inchieste giudiziarie) di un esercito di aziende francesi in Italia, in tutti i settori, più spesso in posizione di controllo che di minoranza. Sono stati più di 100 i miliardi di euro investiti da società francesi in acquisizioni italiane negli ultimi venti anni, contro i 52 miliardi del flusso opposto, dall’Italia alla Francia. Conteggio che non comprende l’ultima, il colpo grosso messo a punto da Fincantieri con l’acquisizione del 66,6 per cento di Stx, i cantieri navali di Saint Nazaire. Per bloccarlo, il governo francese ha deciso il ricorso all’arma estrema, la nazionalizzazione. Trasformando quello che pareva solo un braccio di ferro affaristico-politico in una fiera dei paradossi; dando la prima reale prova della politica economica di quell’oggetto misterioso che è apparso improvvisamente nel firmamento politico, Emmanuel Macron; nonché sferrando l’ennesimo colpo a un’Unione europea sempre più agonizzante.

L'obiettivo è la crescita soprattutto dei voti

Martedì, 11 Luglio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Quando si dice che i politici spesso di miopia e non riescono a vedere oltre il breve periodo, di solito si pensa al futuro. Ma la stessa cosa vale anche per il passato: nel cosiddetto “braccio di ferro” che adesso contrappone il segretario del Pd alla leadership europea sulla gestione della crisi dei profughi e sulle regole della finanza pubblica tutti sembrano dimenticare che le regole ora duramente contestate sono state accettate e firmate dai governi italiani. Così è stato, nel 2013, per il Trattato di Dublino, che prevede che gli stranieri debbano per forza chiedere l’asilo nel primo Paese europeo in cui mettono piede; e, in tempi più recenti e sotto un governo guidato dallo stesso Renzi, per la missione Triton – che ha stabilito tra l’altro l’attracco nei porti italiani delle navi di soccorso. Stesso discorso vale per il contestatissimo Fiscal compact, che costringe  i bilanci pubblici a procedere a tappe forzate verso il risanamento, e che noi abbiamo inserito in Costituzione con la sola opposizione della Lega Nord.

La trappola della povertà da cui l'Italia non riesce a uscire

Lunedì, 10 Luglio 2017

A Roma sono spuntati i poveri con la scopa e la paletta. Arrivano a un angolo di marciapiede, sistemano il loro zainetto vicino a un portone o a un albero e mettono in vista un piccolo bicchiere di carta per l’elemosina e un grande cartello scritto in stampatello che spiega: mi voglio integrare, mi rendo utile, pulisco la vostra strada. E infatti puliscono, fanno mucchietti di foglie secche, cicche e spazzatura, e poi, molto lentamente, li tolgono di mezzo.

Gli spiccioli dell'Europa e i numeri dei flussi

Giovedì, 06 Luglio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La Commissione europea, di fronte alle proteste e agli appelli dell’Italia, ha promesso di aumentare di 35 milioni lo stanziamento per l’immigrazione. Si tratta di due fondi – il Fami, Fondo asilo migrazioni e integrazione, e il Fsi, Fondo sicurezza interna – che erano pensati come pilastro per l’intervento comunitario in materia, dal 2014 al 2020, a beneficio degli Stati membri più colpiti dal fenomeno. L’Italia ne è il maggior beneficiario, con 558 milioni inizialmente stanziati, seguita da Spagna e Grecia. Ma dopo di allora, con la nuova crisi dei rifugiati del 2015-2016, ci sono stati altri interventi. Il principale è stato sulla rotta balcanica, seguendo la quale i profughi arrivavano direttamente in Austria e Germania: per chiuderla, la Ue ha stanziato 3 miliardi a favore del governo turco, che trattiene i migranti nei suoi campi. Tre miliardi: al confronto, sembrano spiccioli quelli aggiunti man mano che l’emergenza, chiusa la rotta dei Balcani, si è spostata nel Mediterraneo: 200 milioni per “aiutare” la guardia costiera libica sono stati stanziati a gennaio di quest’anno. Mentre adesso, a piccolo beneficio dell’Italia, se ne promettono altri 35. Sono pochi?

Banche, quanto ci costa il salvataggio di Stato

Domenica, 25 Giugno 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

“Failing or likey to fail”. In dissesto o a rischio dissesto. In una notte di inizio estate, la Bce ha certificato l’incubo che già era nell’aria: Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca sono al fallimento. Mentre i contribuenti sanno che dovranno pagare alcuni miliardi di denaro pubblico, il ministero dell’Economia resta aperto nel fine settimana per garantire l’operatività delle banche e cercare il modo per tutelare “tutti i correntisti, i depositanti e gli obbligazionisti senior”. Luci accese fino a notte, in via XX settembre; ma non bastano a illuminare la vicenda oscura delle banche italiane ed europee, consumatasi in quelli che la stessa Banca d’Italia ha definito “gli anni peggiori della storia dell’economia italiana in tempi di pace”.

Appello di Bankitalia: basta slogan, ora i fatti

Giovedì, 01 Giugno 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Più che il voto, quello che preoccupa è il dopo-voto.  Ossia la possibilità che il nuovo governo, se e quando ci sarà, non metta mano alle priorità rinviate o affrontate male: debito pubblico e lavoro per i giovani. La relazione del governatore della Banca d’Italia era molto attesa, dopo che il quadro politico ha dato un’improvvisa accelerata alla prospettiva delle elezioni anticipate, salutata con preoccupazione dai mercati. Ma non si presta a essere apprezzata o criticata in base alle proprie preferenze sul momento del voto; piuttosto, deve essere letta come un’accorata, e a tratti drammatica, richiesta di sostituire i programmi agli slogan.

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Sei politico per Padoan dalla Ue

Martedì, 23 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

In anticipo rispetto agli studenti delle scuole italiane, l’Italia ha avuto ieri la sua promozione dalla Commissione europea sulla politica economica. Ma a leggerla bene si tratta di un “sei politico”, una sufficienza data per motivi diversi dalla valutazione del merito; e accompagnata da raccomandazioni che spostano all’anno prossimo parecchie sfide, tutte difficili; tanto più in un anno pre-elettorale; e tanto più nello stesso giorno nel quale anche l’Istat certifica, con la sua nota congiunturale, una serie di problemi irrisolti dell’economia italiana.

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