Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Il vicolo stretto di Padoan

Sabato, 13 Agosto 2016

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso, 13 agosto 2016

Era prevedibile e infatti l’avevamo previsto, ha fatto sapere con una nota il ministero dell’Economia, subito dopo la diffusione dei dati dell’Istat sull’andamento del Pil: crescita zero nel secondo trimestre dell’anno. Numeri gelati che sono piombati sul venerdì di esodo degli italiani verso le vacanze. Secondo lo stesso Istat, 7 italiani su 10 sono in grado di dire con una buona approssimazione com’è messo il Pil italiano. Probabilmente anche per molti di loro la doccia fredda di ieri non è arrivata del tutto imprevista: per chi è nel mondo del lavoro e delle imprese, bastava guardarsi un po’ intorno, parlare con i fornitori e con le banche, conteggiare i ritardi nei pagamenti. Per chi legge gli indicatori statistici, i segnali erano già arrivati a valanga: la produzione industriale in forte calo a giugno (meno 1% su base annua); l’export in discesa (meno 1,5% dal primo trimestre 2015 allo stesso periodo del 2016); e i prezzi calanti (meno 0,1% a luglio, sullo stesso mese dell’anno scorso), segnale di quella brutta malattia che è la deflazione e preoccupa mezzo mondo.

Banche, l'ipocrisia sugli aiuti di Stato

Domenica, 31 Luglio 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso il 31 luglio 2016

Può sembrare un’ironia della sorte, il fatto che il gran giudizio sullo stato di salute delle banche europee venga da Londra, capitale che presto sarà extracomunitaria; e che ultima della lista sia la banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena. Paradossi minori (presto la sede dell’Eba, European Banking Authority, che fu decisa qualche anno fa, sarà trasferita; quanto a Siena, il blasone di nobiltà bancaria l’ha perso da un pezzo); che si affiancano ad altri più grossi, traducibili in altrettante domande: perché gli aiuti di Stato, che nei primi anni della crisi hanno rimpolpato il capitale delle banche che adesso sono in cima alla lista dei virtuosi, ora non sono più leciti? Perché le autorità europee fanno i conti degli effetti dei possibili eventi economici tragici (con gli stress test) ma non fanno niente per evitarli? Perché il verdetto di Londra è, nel suo complesso, tranquilizzante, mentre in Borsa le banche crollano dall’inizio dell’anno?

Tv pubblica e compensi da spiegare

Mercoledì, 27 Luglio 2016

Commento scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Non può far piacere a nessuno dei contribuenti italiani sapere, in piena stagione di tasse e canone, che una parte di quella cifra che sarà chiamato a pagare con la bolletta elettrica di luglio va in stipendi molto alti destinati a persone che non svolgono più il lavoro per il quale quel compenso era stato pattuito. Di tutta la polvere smossa da quando si è sollevato il tappeto che per anni ha coperto la tv pubblica italiana, con l’operazione trasparenza sugli stipendi superiori ai 200mila euro, questa è la parte più tossica: la quota degli “ex”, messi a riposo per motivi spesso professionali, ma più spesso interni, di potere, di avvicendamenti, ma rimasti a remunerazione piena. E infatti molti commenti si sono concentrati su queste posizioni personali. Ma la prima responsabilità, in ogni azienda che si rispetti, è dei vertici aziendali stessi: che dovrebbero trovare un modo per impiegare gli “ex”, o, se impossibilitati a farlo, trovare una via d’uscita.

Bollette di carta bollata

Venerdì, 22 Luglio 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso (22 luglio 2016)

E così anche le bollette finiscono in carta bollata. La decisione del Tar della Lombardia di sospendere gli aumenti in bolletta decisi a fine giugno e scattati dal primo luglio può aver fatto piacere a molti: con i tempi - e i contatori - che corrono, nessuno è contento di un rincaro del 4,3%.

Il grande affare dei piccoli

Mercoledì, 20 Luglio 2016

A Londra c’è un bambino di 4 anni che è già un influencer: Farouk James, gigantesca chioma afro e 126.000 follower su Istagram, fa sfilate di moda e viene fermato per strada. Non ha la scorta, al contrario di un altro londinese, George di Cambridge, treenne reale, che al primo giorno di scuola materna indossava una bella giacchetta trapuntata un po’ retro, color blu navy. Il giorno dopo nella capitale pre-Brexit si sono impennate del 400% le vendite di giacchette blu trapuntate.

Su Brexit hanno deciso i Neet della politica

Domenica, 03 Luglio 2016

«È un po’ come per la disoccupazione giovanile: è al 40%, ma non vuol dire che 40 giovani su 100 sono senza lavoro. Infatti, sono circa 700mila i giovani che cercano lavoro e non lo trovano. Ma poi ci sono i Neet, che non lo cercano e non studiano, che sono circa 2,5 milioni». Ecco, a guardare con mente fredda i dati del voto inglese, più ancora dello squilibrio vecchi/giovani preoccupa l’ondata dei “politicamente Neet”, insomma dei giovani che non sono andati a votare.

Quello scudo per le banche

Venerdì, 01 Luglio 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

L'epicentro è stato in Gran Bretagna, ma il terremoto Brexit sta facendo danni più nel continente che nell'isola che si vuole staccare dalla Unione Europea. E' da questa constatazione che bisogna partire per cercare di interpretare le reazioni di Bruxelles, che adesso spinge per una rapida realizzazione dell'intento espresso dal popolo britannico: che potrebbero non essere dettate da una “ripicca” politica, ma da preoccupatissime previsioni degli effetti di un lungo periodo di incertezza sull'economia. Quel che è successo dopo il referendum da temere l'inizio di un'altra lunga estate di instabilità finanziaria, nella quale vengono presi di mira gli anelli deboli della catena europea. E il primo anello debole, ancora una volta, è l'Italia.

Gli anelli deboli del dopo Brexit

Venerdì, 24 Giugno 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

“It's the economy, stupid!”, fu lo slogan ispiratore della vittoriosa campagna presidenziale di Bill Clinton nel 1992. Stavolta, dopo il dirompente risultato del referendum sulla Brexit, dovr4ebbe essere rovesciato: non è l'economia, o almeno, non è solo l'economia, che ha mosso la maggioranza degli elettori britannici. La razionalità economica voleva una permanenza del Regno Unito nell'Unione, dove già stava con uno statuto speciale e poteva lucrare sulla sua potente piazza finanziaria, sull'attrazione dei cervelli e sui liberi commerci nell'area economica più sviluppata del mondo. E infatti, sterlina e borsa inglese sono scese in picchiata alla notizia.

Però, più ancora della piazza finanziaria di Londra, hanno pagato quella italiana e quella spagnola. Il che ci dà qualche indizio sulle conseguenze che quel voto avrà dalle nostre parti.

Brexit, non serve il ritorno al passato

Domenica, 19 Giugno 2016

Commento scritto per i quotidiani locali dei gruppo Espresso

“Abbiamo più cose in comune di quelle che ci dividono”. Queste parole, pronunciate dalla deputata britannica Jo Cox durante un discorso parlamentare pochi giorni prima di essere assassinata, possono illuminarci per capire non solo la posta in gioco, in Gran Bretagna ed Europa, nel referendum sulla “Brexit”, ma anche tutta la terribile fase che stiamo attraversando. Nella quale ciascuna persona, ciascun gruppo, ciascun popolo, può scegliere di privilegiare “le cose che ci dividono” oppure “le cose che abbiamo in comune”.

Risorse umane

Sabato, 18 Giugno 2016

“La domanda non è se farli entrare o no. E’ cosa fargli fare quando sono entrati”. Chi parla così dei rifugiati non è papa Francesco, né il capo di un’organizzazione umanitaria, ma uno di quei signori-censori che il Fondo monetario internazionale manda in giro a dare le pagelle e le ricette ai Paesi. Antonio Spilimbergo, capo-missione del Fmi in Turchia, sintetizza così i risultati del report del Fondo sull’impatto economico della crisi dei rifugiati. Che può portare, di qui al 2020, un quarto di punto di Pil in più all’Unione europea nel suo insieme, e mezzo punto di Pil alla Germania.

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