Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

35,3%

Venerdì, 08 Febbraio 2013

Mettono sempre a disagio, gli attacchi (e anche le difese) personali quando si parla di lavoro, vita, cose dure e crude del quotidiano. Parlo del caso di Giulia Ichino, figlia del giuslavorista e parlamentare Pietro, e del suo giovane contratto a tempo indeterminato in Mondadori. Propongo un numero-luna a cui guardare invece che al dito: 35,3%. Tanti sono, secondo uno studio del ricercatore Emiliano Mandrone, quelli che hanno trovato lavoro (nell'anno 2003) per il canale "amici, parenti, conoscenti". Cioè: in Italia in più di un caso su tre si trova lavoro grazie alla rete familiare e sociale. E' il canale n. 1. Non è questione di banali raccomandazioni. Se uno nasce bene, è più probabile che riesca a lavorare bene: e il background pesa enormemente più del merito (il Merito!), già nei canali di ricerca. E questo succedeva proprio negli anni più flessibili, prima della crisi. Ne vogliamo parlare?

Commenti

vivo in un Comune di 7.000 abitanti nel sud italia (caserta). qui è chiaro che avere un CV non serve a nulla. se hai amici, parenti, amministratori etc. a favore bene altrimenti ti arrangi (i dati sull'emigrazione sono una costante...)

poiché i piccoli e medi Comuni costituiscono la maggioranza in ITalia, non mi pare una grossa novità lo studio condotto. Si dovrebbe capire dov'è stato effettuato (contesto sociale, nord/sud etc.)

il nocciolo della questione che vorrei porre è questo:
sto per consegnare tesi di dottorato in storia contemporanea (su camorra in Campania tra otto e novecento): ora mi chiedo (anzi non me lo chiedo, ne sono sicuro), dopo che mi sarò addottorato, le mie possibilità di inserirmi nel mondo universitario rimarranno cmq bassissime.
non son odi quelli che dicono "si va avanti solo con la raccomandazione", (se non altro ne sono una prova: vengo dalla periferia e non ho alcun contatto alla FII) ma certo avere un genitore prof. universitario, giornalista o, in genere, proveniente dalle professioni più elevate spianerebbe la strada.

Ora, questo non mi scandalizza più di tanto, dunque ritengo che la Ichino o M. Martone abbiano tratto il meglio dalle possibilità che hanno. Ma il punto politico (la polemica è politica e non personale come Riotta si sforza di far credere su twitter) della questione è un'altra: se l'Italia vuole tornare a crescere deve cercare di rendere il mercato del lavoro molto meno statico di quel che è e soprattutto tutelare anche il precariato. (ero erasmus in germania e ho potuto farmi una vaga idea - sono ironico - di cosa sia uno stato sociale serio!).

ps: ho ragionato molto sulla cooptazione vs meritocrazia. credo sia una falsa dicotomia. il punto è che una seria classe dirigente saprebbe e dovrebbe assumersi la responsabilità di scegliere. in Italia lo si fa? (ho amici analfabeti che hanno contratti da 2000 euro al mese in aziende private. è incredibile, ma vero. per non parlare delle aziende pubbliche...)

Inviato da gianni il

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