Benevento, Salerno, Bari, Palermo, Napoli. Docenti sui tetti, scioperi della fame. I precari di Arezzo hanno lanciato la protesta delle mutande (tutti in déshabillé a firmare le nomine), quelli di Milano si incatenano davanti agli uffici provinciali. E a Torino tutti in sit in davanti all’Ufficio scolastico regionale. Con i sindacati che faticano a tener dietro alle rivolte spontanee, perché è certo che di qui all’apertura delle scuole sarà un crescendo. Fino allo sciopero generale, che la Cgil scuola ha in calendario per i primi di ottobre.
L’autunno caldo della scuola è partito dal Sud perché è nel Mezzogiorno che si concentra la maggior parte dei tagli del personale, e la mappa della protesta era già scritta nel documento ministeriale con le stime regionali sui supplenti annuali in esubero: i più stabili tra i precari, quelli che ogni anno la scuola assume a settembre per licenziare a giugno, e che quest’anno, per effetto dei tagli, resteranno per strada. E peggio ancora sarà perché entro il 2011 quasi centomila docenti usciranno dalla scuola in tutto il paese.
Ma intanto è il Mezzogiorno a soffrire di più. Tant’è che, ancora prima delle proteste, era partita con più forza del solito la migrazione di settembre: migliaia e migliaia di docenti del Sud che sono andati a iscriversi nelle graduatorie del Nord. Puntando soprattutto sulle province più popolose e sulle scuole in crescita. E così capita che a Milano le code siano più lunghe del corpo: per la scuola dell’infanzia ci sono 4.476 maestre in graduatoria e quasi 6.000 in coda.
Ma i supplenti annuali senza più scuola 16-18 mila secondo il ministero, molti di più secondo i sindacati – non sono le uniche vittime dei tagli. Ai piani più alti ci sono i docenti di ruolo che si sono trovati senza cattedra: oltre 6.000, che da quest’anno riprenderanno a girare per le province, o faranno da tappabuchi per le assenze, al posto dei supplenti. Mentre ai piani bassi ci sono i precari più precari, i forzati delle supplenze brevi: circa 400mila, in lista nelle graduatorie d’istituto. Per loro le chiamate saranno con il contagocce, poiché dovrebbero pagarli le scuole che però non hanno soldi; e per di più dovranno vedersela con la concorrenza degli ex-supplenti annuali. Per tutta l’estate si è parlato dell’arrivo imminente dei contratti di disponibilità: in sostanza, una corsia preferenziale per dare le supplenze brevi e una copertura salariale agli ex supplenti annuali. Uno strumento che piace a poche regioni (tutte del Sud) e non a tutti i precari (dato che lascia fuori una gran parte di loro a beneficio di quelli più anziani). Ma nemmeno quella, per ora, parte lasciando i precari a bocca asciutta e le scuole nel caos.

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