Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Addio a Valentino Parlato

Mercoledì, 03 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

I grandi vecchi bisognerebbe ricordarli da giovani. Immaginando per esempio un gruppetto di persone tra i trenta e i quarant’anni, nel cuore di una carriera in un’organizzazione nella quale hanno creduto pienamente e fortemente, mollare tutto per motivi ideali, e ricominciare da capo, senza soldi né appoggio alcuno. Questo fecero nel 1969 gli “eretici” del Pci che fondarono il manifesto e intitolarono il suo primo numero “Praga è sola”, criticando l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, motivo per cui furono radiati dal partito comunista italiano.

Tra loro, Valentino Parlato, scomparso ieri all’età di 86 anni: il più giovane del gruppo, che con Rossanda, Pintor, Natoli, Castellina, Magri comincia allora un’avventura che caratterizzerà tutta la sua vita.

E quella di varie generazioni di giornalisti nate anche grazie a lui, oltre che dei tanti lettori, militanti, simpatizzanti, e anche di persone di tutt’altra impostazione politica e ideale che però hanno negli anni guardato a Parlato con rispetto, come a uno dei punti di riferimento della sinistra italiana, dal cui parere si poteva dissentire ma che era sempre interessante ascoltare.

Quella dal Pci non fu la prima espulsione di Parlato: prima ancora, giovanissimo, era stato buttato fuori dalla Libia, dove era nato poiché suo padre era stato mandato lì dal regime fascista come funzionario del fisco: il Paese era diventato un protettorato britannico e Parlato fu espulso nel 1951 per la sua militanza comunista. Con il senno di poi, ha sempre “benedetto” quell’espulsione, che gli ha permesso di continuare gli studi in Italia e di cominciare dagli scalini più bassi la militanza politica. Lo fa in Sicilia, e a stretto contatto con le categorie e i temi economici, anche per la vicinanza con Giorgio Amendola. Si occupa di economia anche quando dalla Sicilia arriva a Roma per lavorare all’Unità e poi a Rinascita; fino appunto al 1969, anno della radiazione, dopo il quale la sua biografia corre in parallelo con quella del suo giornale, il manifesto, fino al 2012, anno nel quale se ne distacca. Qui Parlato è stato più volte direttore, presidente della cooperativa, editorialista. È stato soprattutto grazie all’opera di Parlato se il manifesto è sopravvissuto negli anni, attraverso operazioni straordinarie, come la vendita di numeri a prezzi maggiorati o campagne di sottoscrizione, oppure con la richiesta di aiuto a quelli che per un comunista, benché eretico, erano i nemici: banchieri, imprenditori, finanzieri.

Tutto ciò, senza alcuna piaggeria o mondanità che adesso farebbero parlare di vicinanza alla “casta”: tant’è che i simboli, un po’ romantici, della vita di Parlato sono un mpermeabile, onnipresente e un po’ sdrucito, una vecchia macchina da scrivere, le immancabili sigarette sulla scrivania. Sul muro, una frase di Marx: Groucho, per non lasciare mai da parte l’ironia e l’autoironi

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