Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Ottobre 2018

Grandi o piccole opere, comunque non le fanno

Martedì, 30 Ottobre 2018

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Gedi

Il blocco dei cantieri delle grandi opere spacca il governo. Ma intanto l’assenza dei cantieri delle piccole opere distrugge il Paese. Nella giornata di ieri, mentre la scena politica era occupata dall’ennesima divisione tra i due alleati di governo - stavolta il caso è la Tav, e il suo intreccio con lo scontro sulla manovra-, nel mondo reale vento e piogge facevano vittime e distruzioni. La coincidenza non è casuale, e investe in pieno la linea politica che è sempre stata cara ai Cinque Stelle ma anche al mondo ambientalista e a una parte della sinistra: invece di spendere sulle grandi opere, pensiamo alle piccole e diffuse. Invece che sui nuovi grandi progetti, concentriamoci sull’enorme opera di manutenzione quotidiana dei nostri territori. Il “rammendo”, l’ha chiamato Renzo Piano. Necessario da sempre nell’Italia martoriata da incuria e condoni, ma ancora di più adesso, quando eventi atmosferici una volta eccezionali sono diventati ordinari. C’è davvero una contrapposizione secca tra le due linee, grandi opere vs rammendo? E perché non riusciamo a fare né l’una né l’altro?

Nessuno crede alla scommessa dei due vicepremier

Venerdì, 26 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se qualcuno si aspettava che ieri il presidente della Bce Mario Draghi svolgesse la parte del “poliziotto buono”, dopo che aveva parlato quello “cattivo”, ossia la Commissione Ue, è stato deluso. Dopo la bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione Ue, Draghi ha confermato la linea della Banca centrale europea: i tassi sono rimasti invariati, da gennaio finirà il “quantitative easing”, ossia lo scudo protettivo di Francoforte contro la speculazione sui debiti sovrani attraverso il riacquisto dei titoli pubblici degli Stati. Ma in questo caso “nessuna nuova, cattiva nuova”. E il perché lo ha spiegato lo stesso Draghi: le attuali condizioni dello spread sono pericolose, sia per la tenuta dei conti pubblici (fanno salire la spesa pubblica per  gli interessi) che per l’equilibrio delle banche. Infatti queste hanno nel loro portafogli pacchetti di titoli italiani che adesso valgono meno: una circostanza già nota agli addetti ai lavori, ma il fatto che sia stata sottolineata dal governatore della Bce è allarmante. E se qualcuno non avesse ancora capito, Draghi ha detto fuori dai denti che non arriverà alcun soccorso dalla Bce al governo italiano.

La resa dei conti (pubblici) e l’alleanza sulla graticola

Venerdì, 19 Ottobre 2018

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Gedi

Che i due soci dell’alleanza di governo avrebbero avuto qualche problema di convivenza, era prevedibile. Lega e Cinque Stelle non sono nati per governare insieme. L’uno è il più vecchio partito tra quelli presenti in parlamento, l’altro il più nuovo. Il primo è nato al Nord sull’onda della rivolta fiscale e resta lì radicato, anche se è in crescita in tutt’Italia, il secondo è nato da un “vaffa” in tutt’Italia ma nell’ultimo voto è letteralmente esploso al Sud. Si sono presentati alle elezioni l’un contro l’altro, ci hanno messo due mesi per allearsi. Il cemento ideologico è il sentimento anti-establishment e anti-Europa; la calce che concretamente li ha uniti è stata la presa del potere. Ma si poteva prevedere che all’atto più importante e cruciale del governo, la decisione sul bilancio dello Stato, le contraddizioni sarebbero esplose. Quel che non si poteva prevedere era il modo: un mix tra il teatrino più trito della vecchia politica italiana, il neolinguaggio della politica senza più freni istituzionali (che ha modello mondiale in Trump e i suoi tweet), la commedia degli equivoci con le sue gag e la difesa del territorio con le sue gang.

La manovra è del popolo, i debiti pure

Giovedì, 11 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Qualche anno fa circolava una famosa domanda attribuita a Henry Kissinger: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?». Oggi un plenipotenziario di qualsiasi parte del mondo potrebbe porsi la stessa domanda parlando di noi: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Italia?». Con Conte, che ha promesso all’Europa un atteggiamento dialogante smentito nella notte del Def dalla sfida del 2,4%? Con uno dei suoi vice, che però dicono cose diverse tra loro? O con Tria, che sarebbe il titolare dell’Economia, costretto a difendere scelte non sue e smentito a stretto giro di tweet persino su una cosa ‘tecnica’, come la previsione degli effetti di gettito della cosiddetta “flat tax”?