Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Bye bye, vecchie university

Sabato, 25 Febbraio 2017

Articolo pubblicato su Il Venerdì della Repubblica, il 24 febbraio 2017

Qualche dubbio, dopo il voto su Brexit, Alice lo ha avuto. «Mi sono chiesta se restare in un posto che non è più lo stesso». Anche se il posto è Oxford, che oltre a tutte le altre medaglie ha il sesto posto nella classifica mondiale delle università più internazionali. «Ma poi ho deciso: la mia vita è qui finché non mi cacciano». Alice Lazzati è una ricercatrice di ventinove anni e di frontiere non vuole sentire parlare, neanche nel suo campo di studio: a cavallo tra economia e sociologia, da Milano (Bocconi) a Oxford, dove sta finendo il dottorato.

Ricerca e lavora per il ministero della Salute britannico, dove ha già vinto un concorso ed entrerà da dipendente, appena finito il Phd. Lo consentono ancora le regole dell’Europa unita, nelle quali Alice è nata e cresciuta. E nelle quali ha prosperato anche l’università britannica, che è faro per molti studenti del mondo ma anche un buon affare per il Paese – si stima che pesi per il 3 per cento del Pil. Adesso tutto quel sistema è sotto choc: a gennaio si sono chiusi i termini per completare le domande di ammissione, e l’effetto Brexit che molti temevano si è tradotto in numeri: meno 7 per cento dai Paesi dell’Unione europea. Nelle prestigiose Oxford e Cambridge, che chiudono le iscrizioni prima, l’allarme rosso era scattato già nell’autunno scorso. Ma ovunque temono le conseguenze della politica dei muri su un settore che, per definizione, di barriere e frontiere dovrebbe conoscerne poche. Come la generazione di Alice e quelle vicine, cresciute a Erasmus e low cost, che all’improvviso si sono svegliate in un mondo nuovo.

Il testo dell'inchiesta su Il Venerdì 24 febbraio 2017

In allegato la tabella con l'andamento delle iscrizioni 2017 (fonte Ucas) 

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