Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

Il reddito delle illusioni

Lunedì, 11 Febbraio 2019

L’introduzione del cosiddetto “reddito di cittadinanza” in Italia è una buona notizia. L’Italia è tra i paesi europei con maggiore diseguaglianza e minore spesa sociale per contrastare la povertà. Il governo ha stanziato 5,8 miliardi per il 2019, che diventeranno 7,8 a regime: un bel salto in avanti, rispetto ai 2 miliardi elargiti dal centrosinistra che, per primo, ha introdotto un reddito di inclusione sociale.

Ma le critiche fioccano (...)

I problemi del reddito di cittadinanza

Mercoledì, 06 Febbraio 2019

Articolo pubblicato da Internazionale on line

Il divano c’è sempre, ma la donna è in piedi e un fumetto con una lampadina le accende il pensiero. Alle spalle, uno scaffale con qualche libro. Anche sul sito del governo lanciato il 4 febbraio per illustrare il reddito di cittadinanza – e su cui dal 6 marzo si potranno presentare le domande – il totem che ha dominato la discussione sulla misura simbolo del Movimento 5 stelle resta il divano.

Con quota cento ancora una penalizzazione per le donne

Giovedì, 31 Gennaio 2019

Articolo pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

I “quotacentisti” sono pronti allo scatto. Ma tra loro, solo c’è solo una donna su quattro. Tra coloro che potranno usufruire della possibilità di andare in pensione quest’anno grazie alle nuove regole introdotte con la legge di stabilità, con 38 anni di contributi e 62 d’età, c’è una schiacciante maggioranza maschile. Qualche tempo fa, parlando del congedo di paternità obbligatorio che pareva sparito dalla prima versione della manovra (e poi è ricomparso, allungato a 5 giorni), il presidente dell’Inps Tito Boeri aveva parlato di “governo maschilista”. I primi calcoli sulla platea che usufruirà di “quota 100” portano a rinverdire quel giudizio.

Cercasi sindacato nell'era populista

Giovedì, 24 Gennaio 2019

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Qualcosa si muove a sinistra. La scelta della Cgil di ieri è il primo sasso nello stagno di un’opposizione che, dal 4 marzo, non dava più segni di esistenza. La pratica unitaria, celebrata con un rito che può sembrare antico, va letta con gli occhiali nuovi di un Paese che si avvia a una nuova recessione; che non è mai uscito dalla doppia crisi del decennio appena chiuso; che è guidato da una nuova élite che fa al tempo stesso governo e opposizione.

Il ruolo del sindacato ai tempi dei populisti è scomodo, quasi impossibile. Da questo punto di vista, la scelta di Landini ha una logica: difficile assimilarlo alle élite della sinistra che hanno accompagnato il superamento di tanti baluardi del Novecento, a partire dallo Statuto dei lavoratori.

Lo schema Ponzi

Venerdì, 18 Gennaio 2019
Lo schema Ponzi raccontato da Roberta Carlini
 

Il 18 gennaio del 1949, un dispaccio di agenzia da Rio de Janeiro annuncia la morte di Charles Ponzi. Il giorno dopo, la notizia è sui principali giornali americani: “Il piccolo uomo che ha truffato l’America per enormi somme è morto in povertà”, annuncia il New York Times. La morte era avvenuta tre giorni prima, il 15 gennaio, in un ospedale per i poveri. Aveva messo da parte solo 75 dollari per pagare il funerale. Così se ne è andato “il grande truffatore”, l’uomo che ha legato il suo nome a uno schema finanziario: lo “schema Ponzi”, il padre di tutti i raggiri, continuamente evocato ogni volta che un nuovo miracoloso piano finanziario inghiotte in un buco nero i soldi di risparmiatori truffati e ingenue vittime rovinate.

Paolo Sylos Labini

Venerdì, 07 Dicembre 2018
Paolo Sylos Labini raccontato da Roberta Carlini
 

Milano, 23 febbraio 2002. Il Palavobis è pieno come un uovo, e fuori c’è ancora una coda di gente che preme. Parla tra i primi Paolo Sylos Labini. Il suo intervento dura meno di tre minuti, ed è interrotto frequentemente da applausi. E quando finisce, con poche parole a difesa della giustizia, come “pilastro dello Stato di diritto e quindi della democrazia” parte un applauso lunghissimo, più lungo del suo stesso intervento. Paolo Sylos Labini è incredulo, felice. Di questi tempi – ma anche prima, e anche subito dopo di lui – non è facile associare alla qualifica “economista” l’aggettivo “popolare”.

Correzioni a una rotta incerta con destinazione ignota

Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Imbarazzo. È questa la parola-chiave della surreale audizione con la quale ieri sera il ministro Tria ha reso alla Camera la sua informativa sulla manovra. Un’audizione molto attesa, nella quale il ministro non ha detto nulla. Nulla che già non si sapesse: la manovra su cui il parlamento sta discutendo è scritta con l’inchiostro simpatico, il governo sta valutando se “definendo meglio” reddito di cittadinanza e quota 100 si potranno tagliare un po’ i relativi fondi, ma è ancora tutto da vedere se su questo si troverà l’accordo politico, se i soldi saranno messi a riduzione del deficit o in altro, e se l’Europa ci starà. Un gigantesco “se” domina l’economia e la politica italiana, da quando la “manovra del cambiamento” si è scontrata con i fatti: l’Europa e i mercati, l’economia in crisi, gli interessi organizzati delle imprese raccolti nelle dodici sigle riunite l’altroieri a Torino sotto il titolo di “nazionale del Pil”.

Se la sfida alle regole europee diventa inaccettabile

Martedì, 20 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

L’Italia tira dritto. E l’Europa anche. Agli amanti del genere, può sembrare una versione, in salsa politico-finanziaria, del “chicken game”, gioco del pollo (o meglio del coniglio): perde chi molla per primo, ma se non molla nessuno dei due vanno a schiantarsi entrambi. Solo che l’eurogruppo non è un gioco, e probabilmente non è vero che gli sfidanti se la giocano alla pari. Finora, è su questa supposizione che si è giocata la strategia italiana: nella convinzione che, se noi siamo danneggiati dalla minaccia e dall’attuazione della procedura di infrazione, anche l’Unione Europea sarebbe molto danneggiata da una crisi finanziaria dell’Italia, o peggio dall’uscita della terza economia dell’Unione. Ma se questo stato dei rapporti di forza ha comportato finora la concessione di una certa flessibilità ai conti italiani, con i passati governi, la sfida adesso portata alle regole europee è troppo netta e plateale per poter essere accettata.

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

Grandi o piccole opere, comunque non le fanno

Martedì, 30 Ottobre 2018

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Gedi

Il blocco dei cantieri delle grandi opere spacca il governo. Ma intanto l’assenza dei cantieri delle piccole opere distrugge il Paese. Nella giornata di ieri, mentre la scena politica era occupata dall’ennesima divisione tra i due alleati di governo - stavolta il caso è la Tav, e il suo intreccio con lo scontro sulla manovra-, nel mondo reale vento e piogge facevano vittime e distruzioni. La coincidenza non è casuale, e investe in pieno la linea politica che è sempre stata cara ai Cinque Stelle ma anche al mondo ambientalista e a una parte della sinistra: invece di spendere sulle grandi opere, pensiamo alle piccole e diffuse. Invece che sui nuovi grandi progetti, concentriamoci sull’enorme opera di manutenzione quotidiana dei nostri territori. Il “rammendo”, l’ha chiamato Renzo Piano. Necessario da sempre nell’Italia martoriata da incuria e condoni, ma ancora di più adesso, quando eventi atmosferici una volta eccezionali sono diventati ordinari. C’è davvero una contrapposizione secca tra le due linee, grandi opere vs rammendo? E perché non riusciamo a fare né l’una né l’altro?

Nessuno crede alla scommessa dei due vicepremier

Venerdì, 26 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se qualcuno si aspettava che ieri il presidente della Bce Mario Draghi svolgesse la parte del “poliziotto buono”, dopo che aveva parlato quello “cattivo”, ossia la Commissione Ue, è stato deluso. Dopo la bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione Ue, Draghi ha confermato la linea della Banca centrale europea: i tassi sono rimasti invariati, da gennaio finirà il “quantitative easing”, ossia lo scudo protettivo di Francoforte contro la speculazione sui debiti sovrani attraverso il riacquisto dei titoli pubblici degli Stati. Ma in questo caso “nessuna nuova, cattiva nuova”. E il perché lo ha spiegato lo stesso Draghi: le attuali condizioni dello spread sono pericolose, sia per la tenuta dei conti pubblici (fanno salire la spesa pubblica per  gli interessi) che per l’equilibrio delle banche. Infatti queste hanno nel loro portafogli pacchetti di titoli italiani che adesso valgono meno: una circostanza già nota agli addetti ai lavori, ma il fatto che sia stata sottolineata dal governatore della Bce è allarmante. E se qualcuno non avesse ancora capito, Draghi ha detto fuori dai denti che non arriverà alcun soccorso dalla Bce al governo italiano.

La resa dei conti (pubblici) e l’alleanza sulla graticola

Venerdì, 19 Ottobre 2018

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Gedi

Che i due soci dell’alleanza di governo avrebbero avuto qualche problema di convivenza, era prevedibile. Lega e Cinque Stelle non sono nati per governare insieme. L’uno è il più vecchio partito tra quelli presenti in parlamento, l’altro il più nuovo. Il primo è nato al Nord sull’onda della rivolta fiscale e resta lì radicato, anche se è in crescita in tutt’Italia, il secondo è nato da un “vaffa” in tutt’Italia ma nell’ultimo voto è letteralmente esploso al Sud. Si sono presentati alle elezioni l’un contro l’altro, ci hanno messo due mesi per allearsi. Il cemento ideologico è il sentimento anti-establishment e anti-Europa; la calce che concretamente li ha uniti è stata la presa del potere. Ma si poteva prevedere che all’atto più importante e cruciale del governo, la decisione sul bilancio dello Stato, le contraddizioni sarebbero esplose. Quel che non si poteva prevedere era il modo: un mix tra il teatrino più trito della vecchia politica italiana, il neolinguaggio della politica senza più freni istituzionali (che ha modello mondiale in Trump e i suoi tweet), la commedia degli equivoci con le sue gag e la difesa del territorio con le sue gang.

La manovra è del popolo, i debiti pure

Giovedì, 11 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Qualche anno fa circolava una famosa domanda attribuita a Henry Kissinger: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?». Oggi un plenipotenziario di qualsiasi parte del mondo potrebbe porsi la stessa domanda parlando di noi: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Italia?». Con Conte, che ha promesso all’Europa un atteggiamento dialogante smentito nella notte del Def dalla sfida del 2,4%? Con uno dei suoi vice, che però dicono cose diverse tra loro? O con Tria, che sarebbe il titolare dell’Economia, costretto a difendere scelte non sue e smentito a stretto giro di tweet persino su una cosa ‘tecnica’, come la previsione degli effetti di gettito della cosiddetta “flat tax”?

Manovra economica 2019. La perfetta ma insostenibile spartizione del bottino

Domenica, 30 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

I ventisette miliardi di deficit programmati dal governo possono sembrare tanti o pochi. Di sicuro troppi se si guardano le regole costituzionali, ricordate ieri da Mattarella che ha invocato l’equilibrio di bilancio: quelle originarie, che impongono una copertura di tutte le nuove spese; e quelle nuove, aggiunte dopo la firma dei trattati europei, che impongono il pareggio di bilancio. Ma più che ricordare la forma – in realtà mai rispettata, se abbiamo il debito pubblico al 132% del Pil – il presidente ha inteso lanciare un messaggio di sostanza, parlando di “sostenibilità” del debito. In pratica, mettersi in condizioni di poterlo ripagare e convincere di questo i risparmiatori. Il presidente del consiglio ha detto che i dettagli del Def e della manovra rassicureranno tutti. Nell’attesa – che rischia di essere lunga, stando ai precedenti come il decreto per Genova – ci si deve accontentare di quel che si sa.

La sfida aperta agli euroguardiani porterà tempesta

Venerdì, 28 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Due partiti divisi su tutto ma uniti nella lotta al loro ministro più importante. Un ministro dell’Economia costretto a presentare una manovra economica non sua. Un primo ministro ridotto a fare il mediatore tra Lega-M5S e Tria, fino a diventare banditore all’asta delle percentuali di deficit che segneranno la prima manovra economica del “governo del cambiamento”. Il tanto atteso giorno del Def apre di fatto la campagna elettorale per le Europee dei due partiti di governo e una partita nuova tra Roma e Bruxelles. Sapere cosa ne verrà nelle tasche degli italiani sarà possibile solo quando arriveranno tutti i dettagli del quadro. Ma la direzione fin d’ora è certa: le scommesse elettorali si cominceranno a pagare solamente facendo debiti, le uniche risorse fresche arriveranno da un condono che, come è già successo nel passato, scaverà un solco tra i furbi premiati e gli innocenti tartassati.

Cercansi "tecnici cattivi" per far digerire i conti all'Italia

Domenica, 23 Settembre 2018

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Si apre domani la settimana decisiva per la definizione della prima manovra economica del governo Salvini-Di Maio. E si apre sotto i peggiori auspici. Non tanto perché è platealmente confermata la presenza, nella maggioranza, delle due opposte visioni di Lega e M5S. Quanto perché a questa contrapposizione se ne è aggiunta un’altra: quella tra politici e tecnici, con questi ultimi designati a ricoprire il ruolo del “cattivo” della storia, da sacrificare per raggiungere il lieto fine.

Batteri e insetti pericolosi? Arrivano con i commerci, non con i migranti

Mercoledì, 19 Settembre 2018

Sì, l’invasione viene dal mare. Ma anche dalla terra, sulle rotaie della riaperta via della seta e sulle gomme degli autosnodati. E dal cielo, su regolarissimi voli di linea. Volontariamente, o per caso. Si insinua in culture diverse, estranee. E marcia sempre e comunque alla velocità dell’economia e della sua globalizzazione. Ma il nostro ministro dell’interno stia tranquillo: non stiamo parlando di umani, che lo preoccupano. 

Branko Milanovic: «Un’alternativa per superare lo choc»

Domenica, 16 Settembre 2018

Intervista pubblicata su L'Espresso del 16 settembre 2018

È stato tra i primi, all’alba della crisi economica che ha cambiato tutto, a indagare la luna invece del dito: l’esplosione delle diseguaglianze e la sofferenza della classe media nel mondo ricco. Adesso Branko Milanovic, economista serbo-americano leader degli studi sulla diseguaglianza globale, avverte: da allora niente è stato fatto per combattere gli squilibri che dieci anni fa ci sprofondarono nei giorni neri della crisi dei subprime. Sulla diseguaglianza si è parlato tanto e fatto niente. E lo choc dall’economia si è spostato alla politica, cambiando radicalmente lo spazio delle nostre democrazie.

La forza del ministro Tria e quella del suo fuoco amico

Domenica, 16 Settembre 2018

 Editoriale pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

L’assedio di settembre al ministro dell’economia non è una novità. Anzi, si potrebbe dire che è un grande classico della politica. Da sempre l’inquilino di via XX settembre è tra i più corteggiati e odiati dai colleghi di governo. Corteggiato, perché ha i cordoni della borsa. Odiato, perché non può accontentare tutti. Così, il ruolo che da vari governi, e anche stavolta, è stato affidato a un tecnico diventa super-politico.

Se nasci povero, resti povero: nessun Paese peggio dell'Italia per immobilità sociale

Giovedì, 06 Settembre 2018

Esiste un record negativo italiano che non è misurabile in debito pubblico, deficit, giovani Neet, evasione fiscale. Ma a guardarlo da vicino fa paura almeno quanto i primi. È l’immobilità sociale, o meglio: quanto della tua vita dipende dalla famiglia in cui sei nato.

Si può misurare in tanti modi ma, comunque la contiamo, l’Italia svetta in Europa, e di gran lunga. Lo rivelano i dati del più grande database sulla mobilità sociale nel mondo, costruito dalla Banca mondiale e illustrato nel rapporto “Fair Progress?”. Tra i quali, una buona parte viene dal progetto-partner a guida italiana 
di Equalchances.org: sul sito, creato dal Dipartimento di economia e finanza dell’università di Bari, ciascuno può divertirsi - diciamo così - a controllare, per il proprio 
e per gli altri Paesi, il funzionamento dell’ascensore sociale, scorrendo gli indici della diseguaglianza di opportunità, trasmissione del reddito e dello status tra generazioni, mobilità nell’istruzione.

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