Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

L'esecutivo nato debole ora ha una forte identità

Venerdì, 01 Giugno 2018

 Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un ministro bocciato e poi spostato, come un mobile ingombrante, in un’altra stanza. Un governo che nasce nel nome del popolo e del cambiamento e si affida, per attuarlo, a figure provenienti dalle retroguardie dell’establishment che vuole combattere. Due partiti che hanno fatto la campagna elettorale da rivali, e si sono poi alleati su un contratto del quale è noto il costo - sui 128 miliardi - ma non la copertura. Un premier professore di diritto, presentato, eclissato e poi rispuntato, che non ha insegnato ai suoi sponsor l’abc della correttezza istituzionale. Una squadra fatta da un mix di neofiti della politica, colonnelli dei partiti e diplomatici grand commis, poche donne e non in primo piano (qui il cambiamento non arriva mai). Gli stop and go che hanno estenuato istituzioni e cittadini, al punto da far tirare un sospiro di sollievo ieri sera, con la fumata bianca.

La trappola del debito e gli omissis della propaganda

Mercoledì, 30 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Non sappiamo se l’improvvisa e imprevista curva presa ieri dalla gravissima crisi italiana sia stata determinata dai numeri dei mercati, dalle parole dei politici italiani ed europei o da altre novità meno visibili. Quel che è certo però è che, all’ottantaseiesimo giorno dal voto, tutti gli elementi che rendono apparentemente irrisolvibile il puzzle italiano si sono concentrati in poche ore: l’impossibilità del parlamento di trovare un accordo sia pure su una gestione transitoria per traghettarci alle prossime urne; la paura dei mercati; la sfiducia e il terrore dell’Europa verso quel che accade all’interno di uno dei suoi Paesi fondatori. Dove si voterà di nuovo, ancora non sappiamo quando ma adesso sappiamo su cosa: la scelta dell’Italia di stare nell’euro e forse anche nell’Unione europea, il gigantesco omissis della campagna elettorale passata che diventerà il cuore di quella torrida futura in cui siamo già immersi.

Il difensore incaricato scelga il popolo giusto

Giovedì, 24 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti ai tempi andati di Palombella rossa. Nella Palombella gialloverde che ha portato il professor Giuseppe Conte a prendere l’incarico di formare il primo governo “populista” d’Europa, le parole chiave sono in quella dichiarazione che ha seguito l’impegno a far restare nella sua collocazione europea: «Sarò l’avvocato del popolo». La prima interpretazione della metafora è fin troppo semplice: dall’Europa ci dobbiamo difendere, abbiamo bisogno di un buon avvocato. La seconda è più sottile, e richiede di addentrarsi nei punti-chiave del contratto privato firmato da Salvini e Di Maio: quale popolo ha dato il mandato all’avvocato, e quale beneficio può aspettarsi dal nuovo governo, ammesso che nascerà sciogliendo i nodi ministeriali che ancora sono aggrovigliati? 

Il fisco giallo-verde che premia i più ricchi

Mercoledì, 16 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Dicono che a Bruxelles sono preoccupati poiché quello che si sta formando in Italia è il primo governo formato dalle forze anti-establishment in Europa. Ma proprio per questo ogni pronunciamento esplicito che viene dall’élite europea, come quello reso noto ieri a proposito delle politiche per l’immigrazione e il debito, finisce per rafforzare Salvini e Di Maio, di per sé debolissimi dopo la grottesca vicenda delle trattative sul programma e sulla formazione del nuovo governo. Se quest’ultimo vedrà la luce, dopo la lunghissima serie dei rinvii, le discordanti promesse dei due si troveranno alla prova dei fatti. E sarà il fisco il primo esperimento in provetta del “contratto per il cambiamento”.

Il futuro che non ci aspetta

Lunedì, 14 Maggio 2018

(Articolo scritto con Anna Maria Simonazzi)

La recente pubblicazione dell’Istat sul futuro demografico del Paeseha confermato le previsioni sul calo della popolazione e sul suo invecchiamento “certo e intenso”. L’età media passerà dagli attuali 44,9 a oltre 50 anni nel 2065Il calo demografico suscita forti preoccupazioni: riduzione dell’offerta di lavoro e aumento del rapporto fra popolazione anziana e popolazione in età di lavoro, sostenibilità dei conti previdenziali e sanitari, forse anche rallentamento della produttività e della crescita.

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L'offerta flat di Salvini e Di Maio

Martedì, 01 Maggio 2018

Stralcio da un articolo pubblicato sul numero 9/2018 di Rocca il primo maggio 2018

(...)

Quel che appare evidente a un osservatore esterno, per esempio alla stampa straniera, ma poco sottolineato in Italia, è la vicinanza tra Lega e M5S nell’asse che va da Trump alla Brexit ai sovranisti europei: ritorno alla difesa dell’interesse nazionale in economia, contestazione dei miti e delle parole d’ordine della globalizzazione (libera concorrenza e frontiere aperte), evocazione di un mitico passato dorato da riportare in vita, insofferenza verso i vincoli dei trattati internazionali. Una linea che Salvini interpreta al meglio, ma che non è lontana dai toni e dalla sostanza di molte posizioni dei politici e del popolo a Cinque Stelle. Diverse sfumature di sovranismo, insomma (...).

Il governo che verrà ha una grana: il deficit

Giovedì, 05 Aprile 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Più che una doccia fredda, è una grandinata di primavera quella che si è abbattuta sul nascente – se nascerà – governo di ancora incerta definizione. Chiunque lo guiderà ha già una grana bella grossa. Per la precisione, di 6,3 miliardi. A tanto ammonta l’aumento del deficit per il 2017 contabilizzato ieri dall’Istat, dopo aver corretto le precedenti valutazioni sulla base dei criteri ordinati dall’Eurostat. Che ha detto una cosa molto chiara: tutti gli aiuti alle banche, sia diretti che indiretti, vanno considerati come spesa pubblica.

Libero commercio, test per (nuovi) leader

Sabato, 24 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Distratti dall’apertura del nostro nuovo parlamento, potremmo non esserci accorti del fatto che nel frattempo stavano chiudendo il commercio mondiale. Mentre a Roma si succedevano le fumate bianche per l’elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato, i leader europei a Bruxelles si riunivano al capezzale della globalizzazione, dopo l’ultima mossa di Trump che ha introdotto tariffe doganali per 60 miliardi di dollari su un gran numero di prodotti cinesi.

Lavoro a corta durata formula dell'incertezza

Mercoledì, 14 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un’Italia che ha ripreso a lavorare, ma a termine. E una generazione tagliata fuori dalla crisi. Questo il quadro che ci consegnano i dati dell’Istat sul mercato del lavoro nel 2017. Anno nel quale, come è stato ampiamente detto dal governo uscente in campagna elettorale, molti indicatori economici volgevano al bello – il Pil, la domanda interna, l’export, persino gli investimenti hanno ripreso sia pur moderatamente a crescere; senza però che questo fosse avvertito con soddisfazione dalla maggioranza della popolazione, come ci dicono in modi diversi il risultato elettorale e gli indicatori della povertà resi noti l’altroieri dalla Banca d’Italia.

Donne, la scalata resta difficile

Giovedì, 08 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un otto marzo di festa e di lutto, in Italia. Il nostro Paese è stato solo sfiorato dallo tsunami del #metoo, l’ondata planetaria contro le molestie sessuali sui luoghi di lavoro seguita allo scandalo Weinstein. Ma i dati dell’Istat ci dicono che quasi 8 donne su 100 hanno subìto, nella loro vita, un ricatto sessuale sul lavoro, e la stragrande maggioranza di loro non ne ha parlato con nessuno. Sempre l’Istat certifica un aumento dell’occupazione “dovuto esclusivamente alla componente femminile” e il tasso di occupazione delle donne arriva al 49,1%, il più alto nella storia d’Italia (abbiamo conquistato sedici punti in quarant’anni) ma tra i più bassi in Europa.

Gli anti-establishment hanno i loro grattacapi

Martedì, 06 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Se i mercati e l’establishment europeo sono preoccupati per i risultati delle elezioni italiane, sono riusciti a nasconderlo molto bene nel lunedì del terremoto. Dopo un iniziale ribasso, in Borsa è stata calma piatta. Sono scese le azioni Mediaset, in conseguenza dell’insuccesso del partito-azienda di Berlusconi: indicatore interessante, ma certo non sufficiente per far pensare a una fuga degli investitori dall’Italia. Poteva essere più preoccupante il termometro dello spread, che segna quanti soldi in più bisognerebbe pagare sugli interessi del debito pubblico in caso di crollo della fiducia dei mercati nella capacità del futuro governo di assolvere ai suoi impegni. Ma il famigerato spread è rimasto alla finestra.

Radiografia di un Paese al voto

Domenica, 04 Marzo 2018

Dalle urne italiane uscirà un parlamento diviso in tre. Ma come si combinano gli orientamenti politici con i dati socio-economici? Tre le variabili cruciali: l’età, il territorio, l’occupazione.

Articolo pubblicato sulla rivista Eastwest

Negli anni ’80 Peter Glotz usò la potente immagine della “società dei due terzi”, per mettere in guardia la socialdemocrazia tedesca alla quale apparteneva contro l’accettazione di un panorama politico e sociale nel quale la maggioranza costituita dai due terzi abbienti, raggiunto il benessere e la stabilità, dimenticava nella sua azione e rappresentanza politica il terzo escluso.

Alitalia atterra sulle elezioni

Martedì, 27 Febbraio 2018

Pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 17 febbraio 2018

Anche stavolta Alitalia è arrivata puntuale. Non sulle piste d’atterraggio – benché la notizia della sorprendente puntualità dei suoi voli abbia avuto un rilievo e una pubblicità enormi, degni di miglior causa – ma sulla chiusura della campagna elettorale. Come nel 2008, quando la vendita della società a Air France-Klm, già definita dal governo Prodi, saltò per le interferenze della campagna elettorale: allora Berlusconi, leader dell’opposizione, dichiarò di essere contrario e impugnò la bandiera della “italianità” della compagnia, motivo per cui i candidati acquirenti batterono in ritirata non volendosi trovare, all’indomani dell’acquisto, alle prese con un governo ostile. Già otto anni prima, nel 2000, era saltata un’operazione con gli olandesi di Klm: all’epoca non si parlava di vendita ma di fusione, la compagnia italiana era molto meno ammaccata di adesso e molta acqua doveva ancora passare sotto i ponti. Acqua costosa come champagne: l’ultimo prestito ponte all’Alitalia, allungato pochi mesi fa, è della bella cifra di 900 milioni di euro.

La partita europea da Embraco alla Bce

Mercoledì, 21 Febbraio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 21 febbraio 2018

Il risultato elettorale forse si giocherà su una manciata di collegi del Sud, come dicono i bene informati dai sondaggi. Ma bisogna guardare più a Nord per capire da cosa davvero dipenderà il nostro prossimo futuro. Per la precisione, al di là delle Alpi, verso l’Europa continentale e in particolare la capitale politica e quella economica dell’Unione, Bruxelles e Francoforte. In questi giorni se ne è avuta la dimostrazione plastica, con lo schiaffo dato da Embraco a lavoratori e governo italiani, per andare verso la Slovacchia, e con la designazione del prossimo vicepresidente della Bce nella persona del ministro dell’economia spagnolo de Guindos. Non è questione di orgoglio nazionale o di difesa patria, ma di consapevolezza di quel che ci aspetta nel quadro della politica economica europea, e delle strategie per cambiarla.

La vera paura del Paese è non avere un futuro

Venerdì, 09 Febbraio 2018

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 9 febbraio 2018

Un altro minimo storico. Per il nono anno di seguito, le nascite scendono in Italia. E per il terzo anno di seguito, diminuisce anche in numero assoluto la popolazione italiana, dato che il calo delle nascite non è più compensato dall’allungamento dell’età di vita e dall’afflusso di persone dall’estero. Invecchiamo: l’età media sale a 45,2 anni, bambini e ragazzi sotto i 15 anni sono meno della metà degli ultrasessantacinquenni. Nel rendere noti questi dati, l’Istat ci avverte: continuerà così, la forbice tra nascite e decessi continuerà ad allargarsi. E questo anche se l’anno scorso il numero di figli per donna non è sceso: nella media siamo a 1,34 figli per donna, ma le nascite scendono lo stesso per una combinazione di motivi demografici e di altro tipo. Quelli demografici sono presto detti: stiamo subendo l’onda lunga del calo delle nascite degli anni ’90, quindi il numero di donne in età fertile va calando. Gli altri attengono alle scelte di vita: si fanno figli più tardi, si restringe l’arco di tempo della vita nel quale si decide di avere un figlio e questo comporta ovviamente una riduzione della fertilità. Si arriva tardi al primo figlio, e spesso mai al secondo.

Abita alla Casa Bianca il businessman dell'anno

Sabato, 27 Gennaio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Un uomo d’affari in mezzo ad altri uomini d’affari. Forse basterebbero i vecchi classici, a partire da Adam Smith, per capire il perché del successo di Trump al consesso di Davos. Il fondatore dell’economia politica diceva che, quando due o più uomini d’affari si incontrano, è molto probabile che si mettano d’accordo per smettere di farsi concorrenza e fare patti per loro vantaggiosi. 

L'accordo dei tedeschi diventa sfida all'Europa

Domenica, 14 Gennaio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il metodo con il quale Spd, Cdu e Csu hanno raggiunto, in nome dell’Europa, l’accordo che potrebbe dar vita alla nuova edizione della grande coalizione in Germania sarebbe da consigliare ai partiti italiani, prima ancora che all’indomani delle elezioni di marzo – dalle quali forse usciremo con una situazione di stallo “alla tedesca” – già in questa fase di preparazione dei programmi. 

Verso il voto. È alta la posta in gioco nella partita regionale

Giovedì, 11 Gennaio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Tra le amministrative e le politiche, in Italia, c’è sempre stato un certo strabismo, anche in tempi di proporzionale e Prima Repubblica. Il Pci, escluso dal governo nazionale, ha lungamente governato nelle regioni rosse. Le alleanze locali hanno spesso contraddetto e a volte anticipato le tendenze nazionali. E, per venire a tempi più recenti, le plurime e anche minime scissioni della sinistra decise a Roma centro non hanno intaccato, per dirne una, la tenuta della coalizione che sosteneva la giunta regionale del Lazio. 

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