Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

Grandi o piccole opere, comunque non le fanno

Martedì, 30 Ottobre 2018

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Gedi

Il blocco dei cantieri delle grandi opere spacca il governo. Ma intanto l’assenza dei cantieri delle piccole opere distrugge il Paese. Nella giornata di ieri, mentre la scena politica era occupata dall’ennesima divisione tra i due alleati di governo - stavolta il caso è la Tav, e il suo intreccio con lo scontro sulla manovra-, nel mondo reale vento e piogge facevano vittime e distruzioni. La coincidenza non è casuale, e investe in pieno la linea politica che è sempre stata cara ai Cinque Stelle ma anche al mondo ambientalista e a una parte della sinistra: invece di spendere sulle grandi opere, pensiamo alle piccole e diffuse. Invece che sui nuovi grandi progetti, concentriamoci sull’enorme opera di manutenzione quotidiana dei nostri territori. Il “rammendo”, l’ha chiamato Renzo Piano. Necessario da sempre nell’Italia martoriata da incuria e condoni, ma ancora di più adesso, quando eventi atmosferici una volta eccezionali sono diventati ordinari. C’è davvero una contrapposizione secca tra le due linee, grandi opere vs rammendo? E perché non riusciamo a fare né l’una né l’altro?

Nessuno crede alla scommessa dei due vicepremier

Venerdì, 26 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se qualcuno si aspettava che ieri il presidente della Bce Mario Draghi svolgesse la parte del “poliziotto buono”, dopo che aveva parlato quello “cattivo”, ossia la Commissione Ue, è stato deluso. Dopo la bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione Ue, Draghi ha confermato la linea della Banca centrale europea: i tassi sono rimasti invariati, da gennaio finirà il “quantitative easing”, ossia lo scudo protettivo di Francoforte contro la speculazione sui debiti sovrani attraverso il riacquisto dei titoli pubblici degli Stati. Ma in questo caso “nessuna nuova, cattiva nuova”. E il perché lo ha spiegato lo stesso Draghi: le attuali condizioni dello spread sono pericolose, sia per la tenuta dei conti pubblici (fanno salire la spesa pubblica per  gli interessi) che per l’equilibrio delle banche. Infatti queste hanno nel loro portafogli pacchetti di titoli italiani che adesso valgono meno: una circostanza già nota agli addetti ai lavori, ma il fatto che sia stata sottolineata dal governatore della Bce è allarmante. E se qualcuno non avesse ancora capito, Draghi ha detto fuori dai denti che non arriverà alcun soccorso dalla Bce al governo italiano.

La resa dei conti (pubblici) e l’alleanza sulla graticola

Venerdì, 19 Ottobre 2018

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Gedi

Che i due soci dell’alleanza di governo avrebbero avuto qualche problema di convivenza, era prevedibile. Lega e Cinque Stelle non sono nati per governare insieme. L’uno è il più vecchio partito tra quelli presenti in parlamento, l’altro il più nuovo. Il primo è nato al Nord sull’onda della rivolta fiscale e resta lì radicato, anche se è in crescita in tutt’Italia, il secondo è nato da un “vaffa” in tutt’Italia ma nell’ultimo voto è letteralmente esploso al Sud. Si sono presentati alle elezioni l’un contro l’altro, ci hanno messo due mesi per allearsi. Il cemento ideologico è il sentimento anti-establishment e anti-Europa; la calce che concretamente li ha uniti è stata la presa del potere. Ma si poteva prevedere che all’atto più importante e cruciale del governo, la decisione sul bilancio dello Stato, le contraddizioni sarebbero esplose. Quel che non si poteva prevedere era il modo: un mix tra il teatrino più trito della vecchia politica italiana, il neolinguaggio della politica senza più freni istituzionali (che ha modello mondiale in Trump e i suoi tweet), la commedia degli equivoci con le sue gag e la difesa del territorio con le sue gang.

La manovra è del popolo, i debiti pure

Giovedì, 11 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Qualche anno fa circolava una famosa domanda attribuita a Henry Kissinger: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?». Oggi un plenipotenziario di qualsiasi parte del mondo potrebbe porsi la stessa domanda parlando di noi: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Italia?». Con Conte, che ha promesso all’Europa un atteggiamento dialogante smentito nella notte del Def dalla sfida del 2,4%? Con uno dei suoi vice, che però dicono cose diverse tra loro? O con Tria, che sarebbe il titolare dell’Economia, costretto a difendere scelte non sue e smentito a stretto giro di tweet persino su una cosa ‘tecnica’, come la previsione degli effetti di gettito della cosiddetta “flat tax”?

Manovra economica 2019. La perfetta ma insostenibile spartizione del bottino

Domenica, 30 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

I ventisette miliardi di deficit programmati dal governo possono sembrare tanti o pochi. Di sicuro troppi se si guardano le regole costituzionali, ricordate ieri da Mattarella che ha invocato l’equilibrio di bilancio: quelle originarie, che impongono una copertura di tutte le nuove spese; e quelle nuove, aggiunte dopo la firma dei trattati europei, che impongono il pareggio di bilancio. Ma più che ricordare la forma – in realtà mai rispettata, se abbiamo il debito pubblico al 132% del Pil – il presidente ha inteso lanciare un messaggio di sostanza, parlando di “sostenibilità” del debito. In pratica, mettersi in condizioni di poterlo ripagare e convincere di questo i risparmiatori. Il presidente del consiglio ha detto che i dettagli del Def e della manovra rassicureranno tutti. Nell’attesa – che rischia di essere lunga, stando ai precedenti come il decreto per Genova – ci si deve accontentare di quel che si sa.

La sfida aperta agli euroguardiani porterà tempesta

Venerdì, 28 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Due partiti divisi su tutto ma uniti nella lotta al loro ministro più importante. Un ministro dell’Economia costretto a presentare una manovra economica non sua. Un primo ministro ridotto a fare il mediatore tra Lega-M5S e Tria, fino a diventare banditore all’asta delle percentuali di deficit che segneranno la prima manovra economica del “governo del cambiamento”. Il tanto atteso giorno del Def apre di fatto la campagna elettorale per le Europee dei due partiti di governo e una partita nuova tra Roma e Bruxelles. Sapere cosa ne verrà nelle tasche degli italiani sarà possibile solo quando arriveranno tutti i dettagli del quadro. Ma la direzione fin d’ora è certa: le scommesse elettorali si cominceranno a pagare solamente facendo debiti, le uniche risorse fresche arriveranno da un condono che, come è già successo nel passato, scaverà un solco tra i furbi premiati e gli innocenti tartassati.

Cercansi "tecnici cattivi" per far digerire i conti all'Italia

Domenica, 23 Settembre 2018

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Si apre domani la settimana decisiva per la definizione della prima manovra economica del governo Salvini-Di Maio. E si apre sotto i peggiori auspici. Non tanto perché è platealmente confermata la presenza, nella maggioranza, delle due opposte visioni di Lega e M5S. Quanto perché a questa contrapposizione se ne è aggiunta un’altra: quella tra politici e tecnici, con questi ultimi designati a ricoprire il ruolo del “cattivo” della storia, da sacrificare per raggiungere il lieto fine.

Batteri e insetti pericolosi? Arrivano con i commerci, non con i migranti

Mercoledì, 19 Settembre 2018

Sì, l’invasione viene dal mare. Ma anche dalla terra, sulle rotaie della riaperta via della seta e sulle gomme degli autosnodati. E dal cielo, su regolarissimi voli di linea. Volontariamente, o per caso. Si insinua in culture diverse, estranee. E marcia sempre e comunque alla velocità dell’economia e della sua globalizzazione. Ma il nostro ministro dell’interno stia tranquillo: non stiamo parlando di umani, che lo preoccupano. 

Branko Milanovic: «Un’alternativa per superare lo choc»

Domenica, 16 Settembre 2018

Intervista pubblicata su L'Espresso del 16 settembre 2018

È stato tra i primi, all’alba della crisi economica che ha cambiato tutto, a indagare la luna invece del dito: l’esplosione delle diseguaglianze e la sofferenza della classe media nel mondo ricco. Adesso Branko Milanovic, economista serbo-americano leader degli studi sulla diseguaglianza globale, avverte: da allora niente è stato fatto per combattere gli squilibri che dieci anni fa ci sprofondarono nei giorni neri della crisi dei subprime. Sulla diseguaglianza si è parlato tanto e fatto niente. E lo choc dall’economia si è spostato alla politica, cambiando radicalmente lo spazio delle nostre democrazie.

La forza del ministro Tria e quella del suo fuoco amico

Domenica, 16 Settembre 2018

 Editoriale pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

L’assedio di settembre al ministro dell’economia non è una novità. Anzi, si potrebbe dire che è un grande classico della politica. Da sempre l’inquilino di via XX settembre è tra i più corteggiati e odiati dai colleghi di governo. Corteggiato, perché ha i cordoni della borsa. Odiato, perché non può accontentare tutti. Così, il ruolo che da vari governi, e anche stavolta, è stato affidato a un tecnico diventa super-politico.

Se nasci povero, resti povero: nessun Paese peggio dell'Italia per immobilità sociale

Giovedì, 06 Settembre 2018

Esiste un record negativo italiano che non è misurabile in debito pubblico, deficit, giovani Neet, evasione fiscale. Ma a guardarlo da vicino fa paura almeno quanto i primi. È l’immobilità sociale, o meglio: quanto della tua vita dipende dalla famiglia in cui sei nato.

Si può misurare in tanti modi ma, comunque la contiamo, l’Italia svetta in Europa, e di gran lunga. Lo rivelano i dati del più grande database sulla mobilità sociale nel mondo, costruito dalla Banca mondiale e illustrato nel rapporto “Fair Progress?”. Tra i quali, una buona parte viene dal progetto-partner a guida italiana 
di Equalchances.org: sul sito, creato dal Dipartimento di economia e finanza dell’università di Bari, ciascuno può divertirsi - diciamo così - a controllare, per il proprio 
e per gli altri Paesi, il funzionamento dell’ascensore sociale, scorrendo gli indici della diseguaglianza di opportunità, trasmissione del reddito e dello status tra generazioni, mobilità nell’istruzione.

Continua qui

Le mille crisi di Luigi Di Maio

Lunedì, 30 Luglio 2018

(inchiesta scritta con Angelo Mastrandrea)

Non lo avevano detto neanche all’interprete. Certo, lei aveva capito che c’era in ballo qualcosa di importante, visto che un pezzo grosso della Bekaert arrivava dal quartier generale in Belgio a Figline e Incisa Valdarno, 24mila abitanti a pochi chilometri da Firenze. Nel 2014 la multinazionale dell’acciaio – 30mila dipendenti e 4,8 miliardi di fatturato – aveva comprato dalla Pirelli lo stabilimento dove si produce un componente fondamentale degli pneumatici, un filo d’acciaio (steel cord) usato per costruirne lo scheletro.

Il futuro dell’auto nell’epoca di dazi e sovranismi

Mercoledì, 25 Luglio 2018

Commento pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

«Chi comprerà la Panda, se il ceto medio finisce?». Queste parole di Sergio Marchionne, raccontate dalla stampa nei giorni scorsi, fanno ben capire che la sfida che il gruppo Fiat-Chrysler ha davanti era alta e difficile già prima che l’uomo che l’ha guidata fuori dalla crisi uscisse di scena così drammaticamente. Una sfida industriale: su quali modelli investire, in quali mercati produrre e in quali vendere. E una sfida geopolitica, per un gruppo nato a cavallo dell’oceano dalla fusione di due debolezze, Fiat e Chrysler, nel punto più alto dell’era della globalizzazione vincente, della quale ha cavalcato l’onda; e che si trova tra i più esposti ai nuovi venti protezionisti. Non è un caso che Trump abbia fatto una delle sue poche telefonate a un numero con prefisso italiano chiamando Torino: un gesto cortese e umanitario, ma anche una precisa dichiarazione di attenzione sulle sorti degli stabilimenti americani, dove lavorano i suoi elettori.

La piaga del lavoro precario non guarirà col decreto Dignità di Luigi Di Maio. Ecco perché

Martedì, 24 Luglio 2018

Un fiume. Un flusso d’acqua impetuoso, che corre preme e si incanala in tanti rivoli. E quando ne trova uno bloccato, in un attimo va a riempirne un altro. L’immagine è bella e bucolica. Ma la sostanza non lo è, se con la metafora del fiume ci si riferisce al lavoro che le imprese cercano e vogliono dare: flessibile e temporaneo, breve e imprevedibile come il futuro.

Populismo? E' roba da ricchi

Martedì, 03 Luglio 2018

Intervista pubblicata su L'Espresso 

La parola “populismo” non la usa volentieri, ma sulla diagnosi di quel che sta succedendo alla politica americana ed europea non ha dubbi: è la reazione, interna ai confini del mondo ricco, a un grande cambiamento che viene da fuori dei suoi confini. Ma la rivolta che viene dal basso sta portando a un paradosso: «la combinazione tra populismo e politiche a favore dei più ricchi: lo si vede negli Stati Uniti con Trump, in Italia con la flat tax». Questa la diagnosi di Branko Milanovic, economista serbo-americano capofila degli studi sulle diseguaglianze, ai quali ha impresso una svolta dando al fenomeno una visione globale.

A Bruxelles la sfilata delle irresponsabilità

Lunedì, 25 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

La cacofonia della sfilata dei leader al termine del vertice a sedici di Bruxelles strideva fortemente, ieri sera, con la nota unica, drammatica, proveniente dal mar Mediterraneo, dove migliaia di persone sono recluse in navi ferme in attesa di soccorso. Cosa hanno deciso ieri i Paesi leader dell’Unione europea? Impossibile dirlo, né fermandosi alle frasette diplomatiche (“passi in avanti”: espressione che non ha senso se non si indica la direzione del passo) né inoltrandosi nei meandri delle allusioni, delle sfumature, delle espressioni. Non hanno rotto, certo: ma era difficile una rottura come una decisione formale, essendo l’una o l’altra affidate al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma non hanno sgomberato il cammino comunitario da alcuno degli ostacoli nazionali che, da tutte le parti, i leader o i loro concorrenti interni – è il caso della Germania, con il ministro degli interni che insidia la posizione di Angela Merkel – hanno dispensato a piene mani. Una specie di fiera delle irresponsabilità, che bolla l’attuale classe politica europea a uno dei livelli più bassi della storia dell’Unione.

Come non alzare l'Iva? Mistero avvolto nel Def

Mercoledì, 20 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

Un grande mistero ancora avvolge la politica economica del governo del cambiamento. Il voto di ieri sul Def, con l’approvazione della mozione di maggioranza, non ha detto come si farà ad evitare l’aumento dell’Iva previsto nelle clausole di salvaguardia. Però da ieri abbiamo qualche indizio e alcuni timori in più.

La missione in Quebec diventa viaggio di nozze

Venerdì, 08 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se il governo Conte, come spesso succede nei primi giorni, sta godendo una dolce luna di miele con il suo elettorato, la sua prima missione internazionale al vertice G7 in Quebec si può definire un vero e proprio viaggio di nozze. Il matrimonio però è con Trump, con il quale ha immediatamente trovato sintonia, associandosi alla richiesta del presidente americano di riammettere la Russia al consesso dei Grandi.

L'esecutivo nato debole ora ha una forte identità

Venerdì, 01 Giugno 2018

 Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un ministro bocciato e poi spostato, come un mobile ingombrante, in un’altra stanza. Un governo che nasce nel nome del popolo e del cambiamento e si affida, per attuarlo, a figure provenienti dalle retroguardie dell’establishment che vuole combattere. Due partiti che hanno fatto la campagna elettorale da rivali, e si sono poi alleati su un contratto del quale è noto il costo - sui 128 miliardi - ma non la copertura. Un premier professore di diritto, presentato, eclissato e poi rispuntato, che non ha insegnato ai suoi sponsor l’abc della correttezza istituzionale. Una squadra fatta da un mix di neofiti della politica, colonnelli dei partiti e diplomatici grand commis, poche donne e non in primo piano (qui il cambiamento non arriva mai). Gli stop and go che hanno estenuato istituzioni e cittadini, al punto da far tirare un sospiro di sollievo ieri sera, con la fumata bianca.

Pagine

Subscribe to Articoli