Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

Il governo che verrà ha una grana: il deficit

Giovedì, 05 Aprile 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Più che una doccia fredda, è una grandinata di primavera quella che si è abbattuta sul nascente – se nascerà – governo di ancora incerta definizione. Chiunque lo guiderà ha già una grana bella grossa. Per la precisione, di 6,3 miliardi. A tanto ammonta l’aumento del deficit per il 2017 contabilizzato ieri dall’Istat, dopo aver corretto le precedenti valutazioni sulla base dei criteri ordinati dall’Eurostat. Che ha detto una cosa molto chiara: tutti gli aiuti alle banche, sia diretti che indiretti, vanno considerati come spesa pubblica.

Libero commercio, test per (nuovi) leader

Sabato, 24 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Distratti dall’apertura del nostro nuovo parlamento, potremmo non esserci accorti del fatto che nel frattempo stavano chiudendo il commercio mondiale. Mentre a Roma si succedevano le fumate bianche per l’elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato, i leader europei a Bruxelles si riunivano al capezzale della globalizzazione, dopo l’ultima mossa di Trump che ha introdotto tariffe doganali per 60 miliardi di dollari su un gran numero di prodotti cinesi.

Lavoro a corta durata formula dell'incertezza

Mercoledì, 14 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un’Italia che ha ripreso a lavorare, ma a termine. E una generazione tagliata fuori dalla crisi. Questo il quadro che ci consegnano i dati dell’Istat sul mercato del lavoro nel 2017. Anno nel quale, come è stato ampiamente detto dal governo uscente in campagna elettorale, molti indicatori economici volgevano al bello – il Pil, la domanda interna, l’export, persino gli investimenti hanno ripreso sia pur moderatamente a crescere; senza però che questo fosse avvertito con soddisfazione dalla maggioranza della popolazione, come ci dicono in modi diversi il risultato elettorale e gli indicatori della povertà resi noti l’altroieri dalla Banca d’Italia.

Donne, la scalata resta difficile

Giovedì, 08 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un otto marzo di festa e di lutto, in Italia. Il nostro Paese è stato solo sfiorato dallo tsunami del #metoo, l’ondata planetaria contro le molestie sessuali sui luoghi di lavoro seguita allo scandalo Weinstein. Ma i dati dell’Istat ci dicono che quasi 8 donne su 100 hanno subìto, nella loro vita, un ricatto sessuale sul lavoro, e la stragrande maggioranza di loro non ne ha parlato con nessuno. Sempre l’Istat certifica un aumento dell’occupazione “dovuto esclusivamente alla componente femminile” e il tasso di occupazione delle donne arriva al 49,1%, il più alto nella storia d’Italia (abbiamo conquistato sedici punti in quarant’anni) ma tra i più bassi in Europa.

Gli anti-establishment hanno i loro grattacapi

Martedì, 06 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Se i mercati e l’establishment europeo sono preoccupati per i risultati delle elezioni italiane, sono riusciti a nasconderlo molto bene nel lunedì del terremoto. Dopo un iniziale ribasso, in Borsa è stata calma piatta. Sono scese le azioni Mediaset, in conseguenza dell’insuccesso del partito-azienda di Berlusconi: indicatore interessante, ma certo non sufficiente per far pensare a una fuga degli investitori dall’Italia. Poteva essere più preoccupante il termometro dello spread, che segna quanti soldi in più bisognerebbe pagare sugli interessi del debito pubblico in caso di crollo della fiducia dei mercati nella capacità del futuro governo di assolvere ai suoi impegni. Ma il famigerato spread è rimasto alla finestra.

Radiografia di un Paese al voto

Domenica, 04 Marzo 2018

Dalle urne italiane uscirà un parlamento diviso in tre. Ma come si combinano gli orientamenti politici con i dati socio-economici? Tre le variabili cruciali: l’età, il territorio, l’occupazione.

Articolo pubblicato sulla rivista Eastwest

Negli anni ’80 Peter Glotz usò la potente immagine della “società dei due terzi”, per mettere in guardia la socialdemocrazia tedesca alla quale apparteneva contro l’accettazione di un panorama politico e sociale nel quale la maggioranza costituita dai due terzi abbienti, raggiunto il benessere e la stabilità, dimenticava nella sua azione e rappresentanza politica il terzo escluso.

Alitalia atterra sulle elezioni

Martedì, 27 Febbraio 2018

Pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 17 febbraio 2018

Anche stavolta Alitalia è arrivata puntuale. Non sulle piste d’atterraggio – benché la notizia della sorprendente puntualità dei suoi voli abbia avuto un rilievo e una pubblicità enormi, degni di miglior causa – ma sulla chiusura della campagna elettorale. Come nel 2008, quando la vendita della società a Air France-Klm, già definita dal governo Prodi, saltò per le interferenze della campagna elettorale: allora Berlusconi, leader dell’opposizione, dichiarò di essere contrario e impugnò la bandiera della “italianità” della compagnia, motivo per cui i candidati acquirenti batterono in ritirata non volendosi trovare, all’indomani dell’acquisto, alle prese con un governo ostile. Già otto anni prima, nel 2000, era saltata un’operazione con gli olandesi di Klm: all’epoca non si parlava di vendita ma di fusione, la compagnia italiana era molto meno ammaccata di adesso e molta acqua doveva ancora passare sotto i ponti. Acqua costosa come champagne: l’ultimo prestito ponte all’Alitalia, allungato pochi mesi fa, è della bella cifra di 900 milioni di euro.

La partita europea da Embraco alla Bce

Mercoledì, 21 Febbraio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 21 febbraio 2018

Il risultato elettorale forse si giocherà su una manciata di collegi del Sud, come dicono i bene informati dai sondaggi. Ma bisogna guardare più a Nord per capire da cosa davvero dipenderà il nostro prossimo futuro. Per la precisione, al di là delle Alpi, verso l’Europa continentale e in particolare la capitale politica e quella economica dell’Unione, Bruxelles e Francoforte. In questi giorni se ne è avuta la dimostrazione plastica, con lo schiaffo dato da Embraco a lavoratori e governo italiani, per andare verso la Slovacchia, e con la designazione del prossimo vicepresidente della Bce nella persona del ministro dell’economia spagnolo de Guindos. Non è questione di orgoglio nazionale o di difesa patria, ma di consapevolezza di quel che ci aspetta nel quadro della politica economica europea, e delle strategie per cambiarla.

La vera paura del Paese è non avere un futuro

Venerdì, 09 Febbraio 2018

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 9 febbraio 2018

Un altro minimo storico. Per il nono anno di seguito, le nascite scendono in Italia. E per il terzo anno di seguito, diminuisce anche in numero assoluto la popolazione italiana, dato che il calo delle nascite non è più compensato dall’allungamento dell’età di vita e dall’afflusso di persone dall’estero. Invecchiamo: l’età media sale a 45,2 anni, bambini e ragazzi sotto i 15 anni sono meno della metà degli ultrasessantacinquenni. Nel rendere noti questi dati, l’Istat ci avverte: continuerà così, la forbice tra nascite e decessi continuerà ad allargarsi. E questo anche se l’anno scorso il numero di figli per donna non è sceso: nella media siamo a 1,34 figli per donna, ma le nascite scendono lo stesso per una combinazione di motivi demografici e di altro tipo. Quelli demografici sono presto detti: stiamo subendo l’onda lunga del calo delle nascite degli anni ’90, quindi il numero di donne in età fertile va calando. Gli altri attengono alle scelte di vita: si fanno figli più tardi, si restringe l’arco di tempo della vita nel quale si decide di avere un figlio e questo comporta ovviamente una riduzione della fertilità. Si arriva tardi al primo figlio, e spesso mai al secondo.

Abita alla Casa Bianca il businessman dell'anno

Sabato, 27 Gennaio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Un uomo d’affari in mezzo ad altri uomini d’affari. Forse basterebbero i vecchi classici, a partire da Adam Smith, per capire il perché del successo di Trump al consesso di Davos. Il fondatore dell’economia politica diceva che, quando due o più uomini d’affari si incontrano, è molto probabile che si mettano d’accordo per smettere di farsi concorrenza e fare patti per loro vantaggiosi. 

L'accordo dei tedeschi diventa sfida all'Europa

Domenica, 14 Gennaio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il metodo con il quale Spd, Cdu e Csu hanno raggiunto, in nome dell’Europa, l’accordo che potrebbe dar vita alla nuova edizione della grande coalizione in Germania sarebbe da consigliare ai partiti italiani, prima ancora che all’indomani delle elezioni di marzo – dalle quali forse usciremo con una situazione di stallo “alla tedesca” – già in questa fase di preparazione dei programmi. 

Verso il voto. È alta la posta in gioco nella partita regionale

Giovedì, 11 Gennaio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Tra le amministrative e le politiche, in Italia, c’è sempre stato un certo strabismo, anche in tempi di proporzionale e Prima Repubblica. Il Pci, escluso dal governo nazionale, ha lungamente governato nelle regioni rosse. Le alleanze locali hanno spesso contraddetto e a volte anticipato le tendenze nazionali. E, per venire a tempi più recenti, le plurime e anche minime scissioni della sinistra decise a Roma centro non hanno intaccato, per dirne una, la tenuta della coalizione che sosteneva la giunta regionale del Lazio. 

Parte la caccia al voto in una Italia divisa tra chi corre e chi no

Domenica, 31 Dicembre 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

I conti, a guardare solo quel povero indicatore che è il Pil, sono presto fatti: quando brinderemo a Capodanno avremo prodotto, come collettività, l’1,5% in più dell’anno scorso. Dopo mesi di balletti tra ottimisti e pessimisti – alternati: molti diventarono iper-pessimisti sulle previsioni economiche a fine 2016, dopo il fallimento del referendum Renzi, ma poi dovettero ricredersi – adesso il risultato è acquisito. Non siamo al miracolo economico, ma siamo definitivamente fuori dalla fase della crescita asfittica dello “zero virgola qualcosa”. Ma cosa vuol dire, per la nostra vita quotidiana? Perché, se i numeri volgono al segno “più”, non ci affacciamo appagati e speranzosi al prossimo anno e alle prossime urne?

Sassolini nelle scarpe pesanti come macigni

Mercoledì, 20 Dicembre 2017

 Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Sei ore per una relazione di sedici pagine e una lunga serie di domande e risposte: è stato uno stress test, per dirla con linguaggio bancario, quello a cui è stato sottoposto ieri il governatore della Banca d’Italia davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche. Ma la lunga preparazione e la cura tecnica di ogni dettaglio non hanno impedito a Visco di svuotare le sue scarpe da numerosi sassolini. Così alla fine quella che, nelle intenzioni del vertice del pd così come, da parte opposta, dei parlamentari a Cinque stelle, doveva essere una graticola per gli istituti di vigilanza che non hanno controllato bene le banche, si è rivelato un fuoco lento – ma cocente – proprio per Renzi e i suoi.

Cosa resta del lavoro in Italia dopo dieci anni di crisi

Domenica, 17 Dicembre 2017

Visto con il senno di poi, il quarto trimestre del 2007 potrebbe sembrare l’ultimo scorcio della felicità perduta. In Italia la disoccupazione era al 6 per cento e gli occupati toccavano il picco dei 25,4 milioni. Oggi gli occupati sono 25,2 milioni e la disoccupazione è al 10,7 per cento.

Dunque, a un decennio dall’inizio della crisi, dopo anni di fallimenti, ristrutturazioni e licenziamenti, i dati sono simili a quelli registrati prima del crollo del mercato immobiliare nel 2007 e prima della crisi del debito sovrano che ha travolto l’Europa nel 2011.

Ma allora perché non ce ne accorgiamo? Un breve viaggio nei numeri che riguardano il mondo del lavoro può aiutare a rispondere a questa domanda. E servire come piccola guida per una campagna elettorale nella quale i bicchieri mezzi pieni ci saranno riversati addosso giorno dopo giorno.

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Il credito perduto

Giovedì, 07 Dicembre 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali Agl (Finegil)

C’era una cosa che la commissione d’inchiesta sulle banche poteva e doveva fare, nel breve lasso di tempo concesso dalla fine di una legislatura durante la quale sono fallite alcune banche e molti risparmiatori hanno perso i soldi: ridare fiducia. Ossia il valore fondamentale, oltre che per la civile convivenza, per il funzionamento del sistema bancario. È vero che per far questo anche i politici devono godere di fiducia, e invece sono all’ultimo posto nella classifica di persone e istituzioni di cui gli italiani si fidano. L’impresa dunque era difficile, tanto più in campagna elettorale. Per realizzarla, serviva uno sforzo eccezionale di oggettività, passione e competenza tecnica, nonché la selezione dei componenti in base a queste doti e una momentanea sospensione del giudizio in attesa delle conclusioni dei lavori: tutti fattori non pervenuti. Ma gli atti e i misfatti degli ultimi giorni sembrano dirci non tanto che è fallita quella missione, quanto che il vero obiettivo era un altro: avere un nuovo giocattolo buono per la campagna elettorale, e poco importa se il giocattolo poteva rivelarsi un’arma di distrazione e distruzione di massa.

Di donne non ne abbiamo?

Lunedì, 04 Dicembre 2017

Liberi e uguali, avete un problema. Non mi dite che quella foto non ha urtato anche voi. Piero Grasso, Roberto Speranza, Nicola Fratoianni, Pippo Civati. Quattro su quattro, foto evento della nascita di un partito, tutta al maschile – persino nel presentatore, un giornalista. Compagni, amici, fondatori, fratelli. Qualche pagina più avanti, o un altro clic, e spunta la foto della rielezione di Giorgia Meloni alla presidenza di Fratelli d’Italia, insieme a Daniela Santanché che passa con lei – c’è anche Isabella Rauti, a fare politica nella dirigenza di quel partito.

Pioggia di piccole mance per sopravvivere al voto

Giovedì, 30 Novembre 2017

Articolo scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Una pioggerellina di piccole mance che preannuncia la promessa di grandi mance che già è partita con la campagna elettorale. La coincidenza tra la chiusura dell’ultima legge di bilancio della legislatura che chiude e le grandi manovre per la prossima non è esaltante. Oltre a mettere a dura prova i nervi dei soliti censori di Bruxelles – in quello che però è ormai un gioco delle parti, visto che da diversi anni pur senza sconfessare in linea di principio l’austerità ci si ingegna a trovare i modi per concedere margini di flessibilità ai governi in carica per contrastare l’onda dei “populismi” -, sfida la memoria degli elettori riluttanti: ma questo bonus, non ce l’avevano già dato? E vale di più un bonus bebè rinnovato e dimezzato, o quello che c’era prima? L’abbonamento per il trasporto pubblico, che dall’anno prossimo si potrà detrarre, non si poteva già sottrarre dalle tasse qualche anno fa? E pesa di più il mezzo superticket tolto, o il patto di stabilità sugli enti locali che resta?

Violenza contro le donne, ora basta la parola

Sabato, 25 Novembre 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Le donne parlano. Troppo, direbbero alcuni. Finalmente, dicono altri, soprattutto altre. Piacerebbe a tutti non dover celebrare una giornata internazionale contro la violenza sulle donne; o festeggiare, prima o poi, la data in cui sarà cancellata, eradicata dalla mappa della terra come il vaiolo. Ma quella data è lontana, e i vaccini sono ancora tutti da scoprire, dentro di noi. E un vaccino è, appunto, la parola. Quest’anno il 25 novembre giunge al culmine di un’onda lunga, che è partita dal salotto di un produttore miliardario e sta arrivando dappertutto nel nostro mondo occidentale: la denuncia di quelle che sono, a tutti gli effetti, molestie o violenze sessuali sui luoghi di lavoro.

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