Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

Le mille crisi di Luigi Di Maio

Lunedì, 30 Luglio 2018

(inchiesta scritta con Angelo Mastrandrea)

Non lo avevano detto neanche all’interprete. Certo, lei aveva capito che c’era in ballo qualcosa di importante, visto che un pezzo grosso della Bekaert arrivava dal quartier generale in Belgio a Figline e Incisa Valdarno, 24mila abitanti a pochi chilometri da Firenze. Nel 2014 la multinazionale dell’acciaio – 30mila dipendenti e 4,8 miliardi di fatturato – aveva comprato dalla Pirelli lo stabilimento dove si produce un componente fondamentale degli pneumatici, un filo d’acciaio (steel cord) usato per costruirne lo scheletro.

Il futuro dell’auto nell’epoca di dazi e sovranismi

Mercoledì, 25 Luglio 2018

Commento pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

«Chi comprerà la Panda, se il ceto medio finisce?». Queste parole di Sergio Marchionne, raccontate dalla stampa nei giorni scorsi, fanno ben capire che la sfida che il gruppo Fiat-Chrysler ha davanti era alta e difficile già prima che l’uomo che l’ha guidata fuori dalla crisi uscisse di scena così drammaticamente. Una sfida industriale: su quali modelli investire, in quali mercati produrre e in quali vendere. E una sfida geopolitica, per un gruppo nato a cavallo dell’oceano dalla fusione di due debolezze, Fiat e Chrysler, nel punto più alto dell’era della globalizzazione vincente, della quale ha cavalcato l’onda; e che si trova tra i più esposti ai nuovi venti protezionisti. Non è un caso che Trump abbia fatto una delle sue poche telefonate a un numero con prefisso italiano chiamando Torino: un gesto cortese e umanitario, ma anche una precisa dichiarazione di attenzione sulle sorti degli stabilimenti americani, dove lavorano i suoi elettori.

La piaga del lavoro precario non guarirà col decreto Dignità di Luigi Di Maio. Ecco perché

Martedì, 24 Luglio 2018

Un fiume. Un flusso d’acqua impetuoso, che corre preme e si incanala in tanti rivoli. E quando ne trova uno bloccato, in un attimo va a riempirne un altro. L’immagine è bella e bucolica. Ma la sostanza non lo è, se con la metafora del fiume ci si riferisce al lavoro che le imprese cercano e vogliono dare: flessibile e temporaneo, breve e imprevedibile come il futuro.

Populismo? E' roba da ricchi

Martedì, 03 Luglio 2018

Intervista pubblicata su L'Espresso 

La parola “populismo” non la usa volentieri, ma sulla diagnosi di quel che sta succedendo alla politica americana ed europea non ha dubbi: è la reazione, interna ai confini del mondo ricco, a un grande cambiamento che viene da fuori dei suoi confini. Ma la rivolta che viene dal basso sta portando a un paradosso: «la combinazione tra populismo e politiche a favore dei più ricchi: lo si vede negli Stati Uniti con Trump, in Italia con la flat tax». Questa la diagnosi di Branko Milanovic, economista serbo-americano capofila degli studi sulle diseguaglianze, ai quali ha impresso una svolta dando al fenomeno una visione globale.

A Bruxelles la sfilata delle irresponsabilità

Lunedì, 25 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

La cacofonia della sfilata dei leader al termine del vertice a sedici di Bruxelles strideva fortemente, ieri sera, con la nota unica, drammatica, proveniente dal mar Mediterraneo, dove migliaia di persone sono recluse in navi ferme in attesa di soccorso. Cosa hanno deciso ieri i Paesi leader dell’Unione europea? Impossibile dirlo, né fermandosi alle frasette diplomatiche (“passi in avanti”: espressione che non ha senso se non si indica la direzione del passo) né inoltrandosi nei meandri delle allusioni, delle sfumature, delle espressioni. Non hanno rotto, certo: ma era difficile una rottura come una decisione formale, essendo l’una o l’altra affidate al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma non hanno sgomberato il cammino comunitario da alcuno degli ostacoli nazionali che, da tutte le parti, i leader o i loro concorrenti interni – è il caso della Germania, con il ministro degli interni che insidia la posizione di Angela Merkel – hanno dispensato a piene mani. Una specie di fiera delle irresponsabilità, che bolla l’attuale classe politica europea a uno dei livelli più bassi della storia dell’Unione.

Come non alzare l'Iva? Mistero avvolto nel Def

Mercoledì, 20 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

Un grande mistero ancora avvolge la politica economica del governo del cambiamento. Il voto di ieri sul Def, con l’approvazione della mozione di maggioranza, non ha detto come si farà ad evitare l’aumento dell’Iva previsto nelle clausole di salvaguardia. Però da ieri abbiamo qualche indizio e alcuni timori in più.

La missione in Quebec diventa viaggio di nozze

Venerdì, 08 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se il governo Conte, come spesso succede nei primi giorni, sta godendo una dolce luna di miele con il suo elettorato, la sua prima missione internazionale al vertice G7 in Quebec si può definire un vero e proprio viaggio di nozze. Il matrimonio però è con Trump, con il quale ha immediatamente trovato sintonia, associandosi alla richiesta del presidente americano di riammettere la Russia al consesso dei Grandi.

L'esecutivo nato debole ora ha una forte identità

Venerdì, 01 Giugno 2018

 Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un ministro bocciato e poi spostato, come un mobile ingombrante, in un’altra stanza. Un governo che nasce nel nome del popolo e del cambiamento e si affida, per attuarlo, a figure provenienti dalle retroguardie dell’establishment che vuole combattere. Due partiti che hanno fatto la campagna elettorale da rivali, e si sono poi alleati su un contratto del quale è noto il costo - sui 128 miliardi - ma non la copertura. Un premier professore di diritto, presentato, eclissato e poi rispuntato, che non ha insegnato ai suoi sponsor l’abc della correttezza istituzionale. Una squadra fatta da un mix di neofiti della politica, colonnelli dei partiti e diplomatici grand commis, poche donne e non in primo piano (qui il cambiamento non arriva mai). Gli stop and go che hanno estenuato istituzioni e cittadini, al punto da far tirare un sospiro di sollievo ieri sera, con la fumata bianca.

La trappola del debito e gli omissis della propaganda

Mercoledì, 30 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Non sappiamo se l’improvvisa e imprevista curva presa ieri dalla gravissima crisi italiana sia stata determinata dai numeri dei mercati, dalle parole dei politici italiani ed europei o da altre novità meno visibili. Quel che è certo però è che, all’ottantaseiesimo giorno dal voto, tutti gli elementi che rendono apparentemente irrisolvibile il puzzle italiano si sono concentrati in poche ore: l’impossibilità del parlamento di trovare un accordo sia pure su una gestione transitoria per traghettarci alle prossime urne; la paura dei mercati; la sfiducia e il terrore dell’Europa verso quel che accade all’interno di uno dei suoi Paesi fondatori. Dove si voterà di nuovo, ancora non sappiamo quando ma adesso sappiamo su cosa: la scelta dell’Italia di stare nell’euro e forse anche nell’Unione europea, il gigantesco omissis della campagna elettorale passata che diventerà il cuore di quella torrida futura in cui siamo già immersi.

Il difensore incaricato scelga il popolo giusto

Giovedì, 24 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti ai tempi andati di Palombella rossa. Nella Palombella gialloverde che ha portato il professor Giuseppe Conte a prendere l’incarico di formare il primo governo “populista” d’Europa, le parole chiave sono in quella dichiarazione che ha seguito l’impegno a far restare nella sua collocazione europea: «Sarò l’avvocato del popolo». La prima interpretazione della metafora è fin troppo semplice: dall’Europa ci dobbiamo difendere, abbiamo bisogno di un buon avvocato. La seconda è più sottile, e richiede di addentrarsi nei punti-chiave del contratto privato firmato da Salvini e Di Maio: quale popolo ha dato il mandato all’avvocato, e quale beneficio può aspettarsi dal nuovo governo, ammesso che nascerà sciogliendo i nodi ministeriali che ancora sono aggrovigliati? 

Il fisco giallo-verde che premia i più ricchi

Mercoledì, 16 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Dicono che a Bruxelles sono preoccupati poiché quello che si sta formando in Italia è il primo governo formato dalle forze anti-establishment in Europa. Ma proprio per questo ogni pronunciamento esplicito che viene dall’élite europea, come quello reso noto ieri a proposito delle politiche per l’immigrazione e il debito, finisce per rafforzare Salvini e Di Maio, di per sé debolissimi dopo la grottesca vicenda delle trattative sul programma e sulla formazione del nuovo governo. Se quest’ultimo vedrà la luce, dopo la lunghissima serie dei rinvii, le discordanti promesse dei due si troveranno alla prova dei fatti. E sarà il fisco il primo esperimento in provetta del “contratto per il cambiamento”.

Il futuro che non ci aspetta

Lunedì, 14 Maggio 2018

(Articolo scritto con Anna Maria Simonazzi)

La recente pubblicazione dell’Istat sul futuro demografico del Paeseha confermato le previsioni sul calo della popolazione e sul suo invecchiamento “certo e intenso”. L’età media passerà dagli attuali 44,9 a oltre 50 anni nel 2065Il calo demografico suscita forti preoccupazioni: riduzione dell’offerta di lavoro e aumento del rapporto fra popolazione anziana e popolazione in età di lavoro, sostenibilità dei conti previdenziali e sanitari, forse anche rallentamento della produttività e della crescita.

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L'offerta flat di Salvini e Di Maio

Martedì, 01 Maggio 2018

Stralcio da un articolo pubblicato sul numero 9/2018 di Rocca il primo maggio 2018

(...)

Quel che appare evidente a un osservatore esterno, per esempio alla stampa straniera, ma poco sottolineato in Italia, è la vicinanza tra Lega e M5S nell’asse che va da Trump alla Brexit ai sovranisti europei: ritorno alla difesa dell’interesse nazionale in economia, contestazione dei miti e delle parole d’ordine della globalizzazione (libera concorrenza e frontiere aperte), evocazione di un mitico passato dorato da riportare in vita, insofferenza verso i vincoli dei trattati internazionali. Una linea che Salvini interpreta al meglio, ma che non è lontana dai toni e dalla sostanza di molte posizioni dei politici e del popolo a Cinque Stelle. Diverse sfumature di sovranismo, insomma (...).

Il governo che verrà ha una grana: il deficit

Giovedì, 05 Aprile 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Più che una doccia fredda, è una grandinata di primavera quella che si è abbattuta sul nascente – se nascerà – governo di ancora incerta definizione. Chiunque lo guiderà ha già una grana bella grossa. Per la precisione, di 6,3 miliardi. A tanto ammonta l’aumento del deficit per il 2017 contabilizzato ieri dall’Istat, dopo aver corretto le precedenti valutazioni sulla base dei criteri ordinati dall’Eurostat. Che ha detto una cosa molto chiara: tutti gli aiuti alle banche, sia diretti che indiretti, vanno considerati come spesa pubblica.

Libero commercio, test per (nuovi) leader

Sabato, 24 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Distratti dall’apertura del nostro nuovo parlamento, potremmo non esserci accorti del fatto che nel frattempo stavano chiudendo il commercio mondiale. Mentre a Roma si succedevano le fumate bianche per l’elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato, i leader europei a Bruxelles si riunivano al capezzale della globalizzazione, dopo l’ultima mossa di Trump che ha introdotto tariffe doganali per 60 miliardi di dollari su un gran numero di prodotti cinesi.

Lavoro a corta durata formula dell'incertezza

Mercoledì, 14 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un’Italia che ha ripreso a lavorare, ma a termine. E una generazione tagliata fuori dalla crisi. Questo il quadro che ci consegnano i dati dell’Istat sul mercato del lavoro nel 2017. Anno nel quale, come è stato ampiamente detto dal governo uscente in campagna elettorale, molti indicatori economici volgevano al bello – il Pil, la domanda interna, l’export, persino gli investimenti hanno ripreso sia pur moderatamente a crescere; senza però che questo fosse avvertito con soddisfazione dalla maggioranza della popolazione, come ci dicono in modi diversi il risultato elettorale e gli indicatori della povertà resi noti l’altroieri dalla Banca d’Italia.

Donne, la scalata resta difficile

Giovedì, 08 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un otto marzo di festa e di lutto, in Italia. Il nostro Paese è stato solo sfiorato dallo tsunami del #metoo, l’ondata planetaria contro le molestie sessuali sui luoghi di lavoro seguita allo scandalo Weinstein. Ma i dati dell’Istat ci dicono che quasi 8 donne su 100 hanno subìto, nella loro vita, un ricatto sessuale sul lavoro, e la stragrande maggioranza di loro non ne ha parlato con nessuno. Sempre l’Istat certifica un aumento dell’occupazione “dovuto esclusivamente alla componente femminile” e il tasso di occupazione delle donne arriva al 49,1%, il più alto nella storia d’Italia (abbiamo conquistato sedici punti in quarant’anni) ma tra i più bassi in Europa.

Gli anti-establishment hanno i loro grattacapi

Martedì, 06 Marzo 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Se i mercati e l’establishment europeo sono preoccupati per i risultati delle elezioni italiane, sono riusciti a nasconderlo molto bene nel lunedì del terremoto. Dopo un iniziale ribasso, in Borsa è stata calma piatta. Sono scese le azioni Mediaset, in conseguenza dell’insuccesso del partito-azienda di Berlusconi: indicatore interessante, ma certo non sufficiente per far pensare a una fuga degli investitori dall’Italia. Poteva essere più preoccupante il termometro dello spread, che segna quanti soldi in più bisognerebbe pagare sugli interessi del debito pubblico in caso di crollo della fiducia dei mercati nella capacità del futuro governo di assolvere ai suoi impegni. Ma il famigerato spread è rimasto alla finestra.

Radiografia di un Paese al voto

Domenica, 04 Marzo 2018

Dalle urne italiane uscirà un parlamento diviso in tre. Ma come si combinano gli orientamenti politici con i dati socio-economici? Tre le variabili cruciali: l’età, il territorio, l’occupazione.

Articolo pubblicato sulla rivista Eastwest

Negli anni ’80 Peter Glotz usò la potente immagine della “società dei due terzi”, per mettere in guardia la socialdemocrazia tedesca alla quale apparteneva contro l’accettazione di un panorama politico e sociale nel quale la maggioranza costituita dai due terzi abbienti, raggiunto il benessere e la stabilità, dimenticava nella sua azione e rappresentanza politica il terzo escluso.

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