Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

Cosa resta del lavoro in Italia dopo dieci anni di crisi

Lunedì, 18 Dicembre 2017

Visto con il senno di poi, il quarto trimestre del 2007 potrebbe sembrare l’ultimo scorcio della felicità perduta. In Italia la disoccupazione era al 6 per cento e gli occupati toccavano il picco dei 25,4 milioni. Oggi gli occupati sono 25,2 milioni e la disoccupazione è al 10,7 per cento.

Roma ha un problema con gli asili nido

Sabato, 18 Novembre 2017

L’asilo nido Momo è pulito e accogliente, gli arredi buffi e bassi danno subito l’impressione di essere entrati in un mondo in miniatura. Fuori, al confine tra Torrevecchia e Primavalle, nella periferia nordovest di Roma, ci sono le facciate grigie delle case popolari, mentre dentro a prevalere sono i colori delle favole e gli odori delle minestrine. Un mondo piccolo, ma che rischia di restringersi ancora di più.

I conti del governo: questione di decimali ma anche di qualità

Giovedì, 31 Agosto 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Ultima venne Moody’s. Ieri anche l’agenzia di rating internazionale ha corretto al rialzo le sue previsioni sul tasso di crescita del 2017, sia per l’Italia che per i principali Paesi dell’eurozona. Un bastian contrario – o un gufo, per usare il linguaggio della politica – potrebbe mettere in guardia contro le previsioni degli strateghi di Moodys, che insieme a Standard and Poors e a Fitch brillò per incompetenza alla vigilia della crisi finanziaria del 2008, dando il massimo dei voti a istituti che di lì a poco sarebbero falliti. Ma quella crisi finanziaria è lontana, tra poco si “festeggia” il suo decennale, e già siamo entrati in un’altra fase della storia, quella del tentativo di ritorno all’indietro, con lo smantellamento delle regole che allora  misero un po’ di briglie alla finanza pazza. E Moody’s stavolta non fa che accodarsi a tutti gli altri: il Fondo monetario, la Banca d’Italia, la Confindustria, l’Ufficio parlamentare di bilancio, tutti concordi, con sfumature di decimali diverse, nel correggere al rialzo le stime. Dunque, più che sulla quantità dei decimali conquistati, sarebbe il caso di ragionare sulla loro qualità.

Terremoti, fondi europei e sanatorie: il business dell’emergenza

Giovedì, 24 Agosto 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Stavolta il giallo è stato risolto subito: il colpevole non è il terremoto, ma l’uomo con le sue costruzioni di sabbia, mal fatte e peggio mantenute. La sproporzione tra l’entità del sisma che ha colpito Casamicciola e il bilancio dei danni fatti è così evidente che pochi si azzardano a negare le responsabilità umane – tra questi, purtroppo, gli uomini delle istituzioni direttamente competenti su quel territorio. Ma anche lo scorso anno, dopo l’eccezionale evento sismico del Centro Italia, si contarono i danni della mancata prevenzione e messa in sicurezza, che avevano drammaticamente amplificato l’effetto del terremoto. E così risalendo, a ogni tragedia, si rivede lo stesso film: mancata prevenzione, abusi, condoni, sanatorie, distrazioni. Ma perché, se lo sappiamo tutti, si continua così?

Il miniboom estivo non è sufficiente per festeggiare

Venerdì, 11 Agosto 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Caldo, automobili e incentivi del governo guidano la ripresa d’estate dell’economia italiana. Anche se ieri il dato sul commercio estero può essere sembrato una piccola doccia gelata, l’insieme dei dati sfornati dall’Istat negli ultimi giorni ha un segnale positivo che fa ben sperare il governo. Soprattutto uno dei suoi membri: il ministro dell’economia Padoan, che attende da una possibile nuova revisione al rialzo del Pil un piccolo sollievo alla gravosa manovra che dovrà comunque fare in autunno. Ma per capire se tutti possono cantare vittoria, e se mentre “commemoriamo” il decennale della grande crisi possiamo brindare davvero a un nuovo corso, è bene guardare a tutta la storia che i dati sulla produzione industriale e sull’export ci raccontano.

Il frantumatore dell'Ue adesso abita all'Eliseo

Venerdì, 28 Luglio 2017

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Espresso

Nell’Acea, la società che rifornisce di acqua la capitale d’Italia, c’è un azionista francese, Suez, che con il 23,3 per cento è il primo socio privato del gruppo, il cui controllo è nelle mani del Comune di Roma. Quello in Acea è solo un avamposto (più visibile, dato il momento, tra emergenza siccità, scontri politici e inchieste giudiziarie) di un esercito di aziende francesi in Italia, in tutti i settori, più spesso in posizione di controllo che di minoranza. Sono stati più di 100 i miliardi di euro investiti da società francesi in acquisizioni italiane negli ultimi venti anni, contro i 52 miliardi del flusso opposto, dall’Italia alla Francia. Conteggio che non comprende l’ultima, il colpo grosso messo a punto da Fincantieri con l’acquisizione del 66,6 per cento di Stx, i cantieri navali di Saint Nazaire. Per bloccarlo, il governo francese ha deciso il ricorso all’arma estrema, la nazionalizzazione. Trasformando quello che pareva solo un braccio di ferro affaristico-politico in una fiera dei paradossi; dando la prima reale prova della politica economica di quell’oggetto misterioso che è apparso improvvisamente nel firmamento politico, Emmanuel Macron; nonché sferrando l’ennesimo colpo a un’Unione europea sempre più agonizzante.

L'obiettivo è la crescita soprattutto dei voti

Martedì, 11 Luglio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Quando si dice che i politici spesso di miopia e non riescono a vedere oltre il breve periodo, di solito si pensa al futuro. Ma la stessa cosa vale anche per il passato: nel cosiddetto “braccio di ferro” che adesso contrappone il segretario del Pd alla leadership europea sulla gestione della crisi dei profughi e sulle regole della finanza pubblica tutti sembrano dimenticare che le regole ora duramente contestate sono state accettate e firmate dai governi italiani. Così è stato, nel 2013, per il Trattato di Dublino, che prevede che gli stranieri debbano per forza chiedere l’asilo nel primo Paese europeo in cui mettono piede; e, in tempi più recenti e sotto un governo guidato dallo stesso Renzi, per la missione Triton – che ha stabilito tra l’altro l’attracco nei porti italiani delle navi di soccorso. Stesso discorso vale per il contestatissimo Fiscal compact, che costringe  i bilanci pubblici a procedere a tappe forzate verso il risanamento, e che noi abbiamo inserito in Costituzione con la sola opposizione della Lega Nord.

La trappola della povertà da cui l'Italia non riesce a uscire

Lunedì, 10 Luglio 2017

A Roma sono spuntati i poveri con la scopa e la paletta. Arrivano a un angolo di marciapiede, sistemano il loro zainetto vicino a un portone o a un albero e mettono in vista un piccolo bicchiere di carta per l’elemosina e un grande cartello scritto in stampatello che spiega: mi voglio integrare, mi rendo utile, pulisco la vostra strada. E infatti puliscono, fanno mucchietti di foglie secche, cicche e spazzatura, e poi, molto lentamente, li tolgono di mezzo.

Gli spiccioli dell'Europa e i numeri dei flussi

Giovedì, 06 Luglio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La Commissione europea, di fronte alle proteste e agli appelli dell’Italia, ha promesso di aumentare di 35 milioni lo stanziamento per l’immigrazione. Si tratta di due fondi – il Fami, Fondo asilo migrazioni e integrazione, e il Fsi, Fondo sicurezza interna – che erano pensati come pilastro per l’intervento comunitario in materia, dal 2014 al 2020, a beneficio degli Stati membri più colpiti dal fenomeno. L’Italia ne è il maggior beneficiario, con 558 milioni inizialmente stanziati, seguita da Spagna e Grecia. Ma dopo di allora, con la nuova crisi dei rifugiati del 2015-2016, ci sono stati altri interventi. Il principale è stato sulla rotta balcanica, seguendo la quale i profughi arrivavano direttamente in Austria e Germania: per chiuderla, la Ue ha stanziato 3 miliardi a favore del governo turco, che trattiene i migranti nei suoi campi. Tre miliardi: al confronto, sembrano spiccioli quelli aggiunti man mano che l’emergenza, chiusa la rotta dei Balcani, si è spostata nel Mediterraneo: 200 milioni per “aiutare” la guardia costiera libica sono stati stanziati a gennaio di quest’anno. Mentre adesso, a piccolo beneficio dell’Italia, se ne promettono altri 35. Sono pochi?

Banche, quanto ci costa il salvataggio di Stato

Domenica, 25 Giugno 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

“Failing or likey to fail”. In dissesto o a rischio dissesto. In una notte di inizio estate, la Bce ha certificato l’incubo che già era nell’aria: Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca sono al fallimento. Mentre i contribuenti sanno che dovranno pagare alcuni miliardi di denaro pubblico, il ministero dell’Economia resta aperto nel fine settimana per garantire l’operatività delle banche e cercare il modo per tutelare “tutti i correntisti, i depositanti e gli obbligazionisti senior”. Luci accese fino a notte, in via XX settembre; ma non bastano a illuminare la vicenda oscura delle banche italiane ed europee, consumatasi in quelli che la stessa Banca d’Italia ha definito “gli anni peggiori della storia dell’economia italiana in tempi di pace”.

Appello di Bankitalia: basta slogan, ora i fatti

Giovedì, 01 Giugno 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Più che il voto, quello che preoccupa è il dopo-voto.  Ossia la possibilità che il nuovo governo, se e quando ci sarà, non metta mano alle priorità rinviate o affrontate male: debito pubblico e lavoro per i giovani. La relazione del governatore della Banca d’Italia era molto attesa, dopo che il quadro politico ha dato un’improvvisa accelerata alla prospettiva delle elezioni anticipate, salutata con preoccupazione dai mercati. Ma non si presta a essere apprezzata o criticata in base alle proprie preferenze sul momento del voto; piuttosto, deve essere letta come un’accorata, e a tratti drammatica, richiesta di sostituire i programmi agli slogan.

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Sei politico per Padoan dalla Ue

Martedì, 23 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

In anticipo rispetto agli studenti delle scuole italiane, l’Italia ha avuto ieri la sua promozione dalla Commissione europea sulla politica economica. Ma a leggerla bene si tratta di un “sei politico”, una sufficienza data per motivi diversi dalla valutazione del merito; e accompagnata da raccomandazioni che spostano all’anno prossimo parecchie sfide, tutte difficili; tanto più in un anno pre-elettorale; e tanto più nello stesso giorno nel quale anche l’Istat certifica, con la sua nota congiunturale, una serie di problemi irrisolti dell’economia italiana.

La classe operaia va in pensione

Mercoledì, 17 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Una crescita a bassa intensità, con qualche luce nel settore dell’industria manifatturiera che però non riesce a illuminare l’enorme settore dei servizi poco produttivi. E una società che presenta nuove diseguaglianze, nella quale conta sempre di più il luogo e la famiglia di nascita, mentre spariscono appartenenze un tempo forti, come quella degli operai e della piccola borghesia. La fotografia dell’Italia tracciata dal Rapporto annuale dell’Istat presentato ieri a Roma dal presidente Giorgio Alleva, conferma alcune verità già note (l’invecchiamento, la bassa produttività, il nuovo dinamismo delle esportazioni) ma soprattutto tenta un’operazione ambiziosa: classificare i gruppi sociali in Italia, dire come sono fatti, chi sta meglio e chi sta peggio.

Mamme e lavoro, non si fa festa

Domenica, 14 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Mamme-lavoro-casa. Il neosegretario del Pd ha messo le mamme nella triade dei suoi slogan, attirandosi consensi, ironie, sfottò. E mai come quest’anno in vista della festa della mamma si parla tanto di condizioni materiali: di soldi e di lavoro, non solo di regali e cuoricini. Segno dei tempi, che sarà bene prendere sul serio e, andando al di là della superficie delle cose dette e promesse, valutare nel merito cosa si può fare per far risalire l’Italia dal penultimo posto della classifica europea dell’occupazione femminile. È quanto fa l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che nel suo Rapporto sulla programmazione del governo per il 2017 mette sotto la lente la proposta di ridurre il cuneo fiscale per le donne.

Divorzio, addio "soggetto debole": un regalo alle donne

Venerdì, 12 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Dimenticate Vittorio Grilli e Lisa Lowensteil, dalla cui vicenda è scaturita la sentenza della Cassazione che ha rivoluzionato il post-divorzio in Italia, stabilendo che il “soggetto debole” non ha più diritto ad avere garantito il livello di vita che conduceva con il matrimonio, ma solo a mantenere uno stile di vita dignitoso nel caso in cui autonomamente non possa raggiungerlo. E dimenticate anche Rusich vs Cecchi Gori, Lario vs Berlusconi, e altri vip.

Addio a Valentino Parlato

Mercoledì, 03 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

I grandi vecchi bisognerebbe ricordarli da giovani. Immaginando per esempio un gruppetto di persone tra i trenta e i quarant’anni, nel cuore di una carriera in un’organizzazione nella quale hanno creduto pienamente e fortemente, mollare tutto per motivi ideali, e ricominciare da capo, senza soldi né appoggio alcuno. Questo fecero nel 1969 gli “eretici” del Pci che fondarono il manifesto e intitolarono il suo primo numero “Praga è sola”, criticando l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, motivo per cui furono radiati dal partito comunista italiano.

Tra loro, Valentino Parlato, scomparso ieri all’età di 86 anni: il più giovane del gruppo, che con Rossanda, Pintor, Natoli, Castellina, Magri comincia allora un’avventura che caratterizzerà tutta la sua vita.

Alitalia, così la nazionalizzazione si è trasformata in tabù

Giovedì, 27 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Separare il mercato dalla politica, nella vicenda Alitalia, è impossibile oggi come sempre nella sua storia. Dunque è irresistibile la tentazione di leggere il No al referendum sull’accordo come una manifestazione dell’onda politica globale, ossia la coda lunga dei tanti No che vincono, dalla rivolta trumpiana negli Usa all’affermazione di Le Pen in Francia, mettendoci dentro magari anche il No al referendum di Renzi. Irresistibile, in parte fondata, ma anche pericolosa: meglio distinguere e analizzare bene il merito delle questioni, cioè fare esattamente il contrario di coloro che sguazzano in quest’onda.

In effetti, nel No che ha aperto le porte all’ultimo atto della compagnia di bandiera c’è molto di quello che genericamente si chiama populismo e che sarebbe meglio definire protesta: un voto che è prima di tutto un gigantesco benservito all’élite che lo propone, che siano primi ministri, manager o sindacalisti. Non ci fidiamo di voi, e ve lo diciamo a costo di farci del male (non lo sapevano, i poveri elettori di Trump, che per prima cosa il loro beniamino avrebbe ridotto le tasse ai ricchi?). E i dipendenti di Alitalia rischiano di farsi veramente male. E c’è l’insipienza delle élite stesse, nel rinviare i problemi o gestirli male finché questi non presentano il conto (storico il tweet di Renzi del 4 giugno 2015: «Vola Alitalia, viva l’Italia»).

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