Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

Divorzio, addio "soggetto debole": un regalo alle donne

Venerdì, 12 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Dimenticate Vittorio Grilli e Lisa Lowensteil, dalla cui vicenda è scaturita la sentenza della Cassazione che ha rivoluzionato il post-divorzio in Italia, stabilendo che il “soggetto debole” non ha più diritto ad avere garantito il livello di vita che conduceva con il matrimonio, ma solo a mantenere uno stile di vita dignitoso nel caso in cui autonomamente non possa raggiungerlo. E dimenticate anche Rusich vs Cecchi Gori, Lario vs Berlusconi, e altri vip.

Addio a Valentino Parlato

Mercoledì, 03 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

I grandi vecchi bisognerebbe ricordarli da giovani. Immaginando per esempio un gruppetto di persone tra i trenta e i quarant’anni, nel cuore di una carriera in un’organizzazione nella quale hanno creduto pienamente e fortemente, mollare tutto per motivi ideali, e ricominciare da capo, senza soldi né appoggio alcuno. Questo fecero nel 1969 gli “eretici” del Pci che fondarono il manifesto e intitolarono il suo primo numero “Praga è sola”, criticando l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, motivo per cui furono radiati dal partito comunista italiano.

Tra loro, Valentino Parlato, scomparso ieri all’età di 86 anni: il più giovane del gruppo, che con Rossanda, Pintor, Natoli, Castellina, Magri comincia allora un’avventura che caratterizzerà tutta la sua vita.

Alitalia, così la nazionalizzazione si è trasformata in tabù

Giovedì, 27 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Separare il mercato dalla politica, nella vicenda Alitalia, è impossibile oggi come sempre nella sua storia. Dunque è irresistibile la tentazione di leggere il No al referendum sull’accordo come una manifestazione dell’onda politica globale, ossia la coda lunga dei tanti No che vincono, dalla rivolta trumpiana negli Usa all’affermazione di Le Pen in Francia, mettendoci dentro magari anche il No al referendum di Renzi. Irresistibile, in parte fondata, ma anche pericolosa: meglio distinguere e analizzare bene il merito delle questioni, cioè fare esattamente il contrario di coloro che sguazzano in quest’onda.

In effetti, nel No che ha aperto le porte all’ultimo atto della compagnia di bandiera c’è molto di quello che genericamente si chiama populismo e che sarebbe meglio definire protesta: un voto che è prima di tutto un gigantesco benservito all’élite che lo propone, che siano primi ministri, manager o sindacalisti. Non ci fidiamo di voi, e ve lo diciamo a costo di farci del male (non lo sapevano, i poveri elettori di Trump, che per prima cosa il loro beniamino avrebbe ridotto le tasse ai ricchi?). E i dipendenti di Alitalia rischiano di farsi veramente male. E c’è l’insipienza delle élite stesse, nel rinviare i problemi o gestirli male finché questi non presentano il conto (storico il tweet di Renzi del 4 giugno 2015: «Vola Alitalia, viva l’Italia»).

Aumento dell'Iva, i conti del bilancio e la politica

Giovedì, 20 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Non tutti hanno una casa, non tutti lavorano, ma tutti consumano. Per questo l’aumento dell’Iva - l’imposta che pagano i consumatori, attualmente in Italia a tre aliquote, il 4, il 10 e il 22% - è la misura più impopolare e più efficace che un ministro dell’economia possa pensare: impopolare, perché alleggerisce il portafoglio di tutti; efficace, perché ha un gettito sicuro e immediato.

Dal punto di vista redistributivo, poi, è una manovra che colpisce di più chi ha meno: poiché i più ricchi spendono di più in assoluto, ma la quota del loro reddito destinata ai consumi è minore di quella dei poveri, che finiscono per spendere quasi tutto quel che guadagnano e difficilmente mettono da parte qualcosa. È bene ricordarlo, nello stesso giorno in cui l’Istat ci ricorda che l’11,9% degli italiani vive in povertà assoluta: sono 7,2 milioni di persone, e non possono vivere solo con pane, latte e olio (i beni di “prima necessità” con l’Iva agevolata, al 4%). Ma allora perché Padoan ha ventilato la proposta di aumentare l’Iva, causando le ire del suo “ex giovane capo” (così lui stesso lo ha chiamato), Matteo Renzi, e poi ha fatto marcia indietro dopo pochi giorni?

Manovra, le correzioni "creative" tra rigoristi e sviluppisti

Giovedì, 13 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Manovra correttiva per il 2017, Documento di programmazione economica, Programma nazionale di riforma: il sostanzioso pacchetto approvato dal consiglio dei ministri ha avuto il primo sostanziale via libera, a scatola chiusa, dal presidente della Commissione Juncker: il governo italiano è sulla strada giusta, ha detto, pur ammettendo di non conoscere i dettagli. E la stessa decisione di parlare nell’ignoranza dei dati concreti è una indicazione politica, di sostegno a un governo la cui maggioranza dovrà vedersela, nelle prossime elezioni, con forze che evidentemente preoccupano Bruxelles più dello stato dei conti pubblici italiani.

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

I 60 anni dei Trattati: sarà Unione Europea a due velocità. Passo indietro per il futuro

Sabato, 25 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

A volte nel momento del pericolo maturano le grandi svolte. Ma non sembra questo, purtroppo, il caso dei governanti dell’Unione europea che si riuniscono a Roma, per celebrare i 60 anni dalla firma dei Trattati che istituirono la prima comunità economica.

Tra le quinte del jobs act si gioca una partita a tre

Mercoledì, 15 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La decisione del consiglio dei ministri che ha fissato al 28 maggio il voto sui referendum sul lavoro ha ufficialmente aperto la campagna elettorale. La Cgil, organizzazione promotrice del referendum e animatrice unica ed esclusiva della campagna, fa rombare i motori e si gioca molto, in una partita che è cominciata con la raccolta di 3 milioni e 300mila firme “contro il jobs act”. Da allora, molto è cambiato nel panorama politico: è finita l’era del renzismo trionfante; il partito democratico ha subìto una scissione; la Corte costituzionale ha ridotto la carica simbolica del pacchetto referendario, bocciando il quesito sull’articolo 18; mentre il parlamento ha avviato la revisione delle norme sui voucher, altro obiettivo della demolizione referendaria – insieme all’ultimo quesito, la cui approvazione allargherebbe le tutele per i lavoratori in subappalto.

Spazio ai veri numeri dell'Italia

Martedì, 07 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il bilancio demografico del 2016, diffuso ieri dall’Istat, dovrebbe stare al primo posto nella pila dei documenti all’esame della politica economica del governo. Più dei dati sulla bassa ripresa del Pil e di quelli su deficit e debito, suona un campanello d’allarme ormai fragoroso sulle emergenze del Paese. La lunga crisi economica negli anni passati ha inciso un po’ ovunque anche sulle nascite, ma in nessun posto come in Italia, facendo emergere in modo lampante l’esistenza di quella che gli esperti chiamano la “baby recession”, la recessione dei bambini; e le caratteristiche generazionali delle cicatrici che la crisi lascia, segnando la fascia d’età più giovane che è anche quella della (perduta) fertilità.

Perché le donne continuano a guadagnare meno degli uomini

Martedì, 07 Marzo 2017

Non c’è paese al mondo nel quale sia stata raggiunta la parità salariale tra uomini e donne. Anzi, non ci si è neanche avvicinati. Il gender pay gap, il differenziale retributivo di genere, è una realtà che resiste al tempo, riducendosi molto più lentamente di tutti gli altri divari tra uomini e donne (in lavoro, istruzione, presenza nelle istituzioni e nei posti di potere). E in molti posti si è riaperto in conseguenza della crisi economica. Ma perché ancora oggi le donne guadagnano meno degli uomini?

La povertà e le risorse disperse

Mercoledì, 01 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Se i robot lavorano per noi, non è necessariamente un male: possiamo redistribuirci la ricchezza che producono assegnandoci un minimo vitale uguale per tutti. È questa la filosofia alla base del reddito di cittadinanza versione californiana: i visionari della Silicon Valley, abituati a pensare in grande, non hanno timore a misurarsi con un’utopia antica, che comincia nel Settecento, agli albori della prima Rivoluzione industriale. La proposta nel Novecento ha attraversato destra e sinistra, con accesi fautori e grandi avversari in tutti e due i campi, contrapponendo i sostenitori del diritto al lavoro a quelli del diritto al reddito. Adesso che non abbiamo né l’uno né l’altro, piomba sul nostro welfare incerto, anche in virtù della breve gita di Renzi nella Silicon Valley.

Bye bye, vecchie university

Sabato, 25 Febbraio 2017

Articolo pubblicato su Il Venerdì della Repubblica, il 24 febbraio 2017

Qualche dubbio, dopo il voto su Brexit, Alice lo ha avuto. «Mi sono chiesta se restare in un posto che non è più lo stesso». Anche se il posto è Oxford, che oltre a tutte le altre medaglie ha il sesto posto nella classifica mondiale delle università più internazionali. «Ma poi ho deciso: la mia vita è qui finché non mi cacciano». Alice Lazzati è una ricercatrice di ventinove anni e di frontiere non vuole sentire parlare, neanche nel suo campo di studio: a cavallo tra economia e sociologia, da Milano (Bocconi) a Oxford, dove sta finendo il dottorato.

Pd, se il partito è al maschile non è questione di quote

Martedì, 21 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Per la grammatica, il partito è un sostantivo maschile singolare.  La scissione, invece, è un nome femminile. Così anche l’assemblea. Ma nell’ultima vicenda che ha occupato le cronache politiche nel centrosinistra, i nomi propri sono tutti maschili: Matteo (due volte: Renzi e Orfini), Michele (Emiliano), Pierluigi (Bersani), Roberto (Speranza), Enrico (Rossi). Dietro le quinte, Massimo (D’Alema). A sorpresa, tra gli oratori di peso, Walter (Veltroni). In low profile, il capo del governo, Paolo (Gentiloni). Mentre, molti chilometri più su, in quel di Rimini nasceva Sinistra Italiana, affidandosi a un Nicola (Fratoianni), con la separazione annunciata di un Antonio (Scotto). Nel mezzo, il campo progressista di Giuliano (Pisapia). La sinistra e i suoi eredi hanno tanti problemi, evidenti. Più uno, mastodontico ma ignorato: sono scomparse le donne.

Incognite e rischi eccezionali

Mercoledì, 15 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Un clima più disteso nelle trattative con la Commissione Ue, un numeretto dell’Istat che va all’insù, le baruffe politiche che per quanto accese sembrano consentire al governo Gentiloni la sopravvivenza per fare la manovra-bis, adesso, e forse anche la prossima finanziaria: può bastare questo ad allontanare le nuvole dall’economia italiana? Purtroppo la risposta è negativa, se la stessa Commissione nelle sue previsioni d’inverno parla di «rischi eccezionali» che l’Europa si trova a fronteggiare, e se guardiamo gli ultimi numeri dell’Italia in una prospettiva più lunga di qualche mese.

Protezionisti di tutto il mondo...

Sabato, 11 Febbraio 2017

Quest’Europa sta spaventando il mondo, disse qualche anno fa l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama registrando con stupore e paura lo spettacolo della prima, o seconda (dipende dai criteri di calcolo) economia mondiale, quella dell’Unione europea, che si stava incartando sulla crisi greca. Era l’anno 2011, gli Stati Uniti erano usciti dalla loro crisi del debito privato e di qua dall’Atlantico si sceneggiava la crisi dei debiti pubblici. Adesso sono gli Stati Uniti che stanno spaventando l’Europa: il secondo o terzo (anche qui, dipende dai criteri di calcolo) attore del commercio mondiale che sposa e propaganda una politica protezionista, o mercantilista.

Nell'Europa in crisi la doppia velocità non è una via d'uscita

Domenica, 05 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Chissà se si avvererà la profezia di Ted Mulloch, il nuovo ambasciatore americano venuto a portare pena a Bruxelles, che ha paragonato l'Unione europea a quella sovietica prima del crollo. Sta di fatto che l'uscita di Angela Merkel al termine del vertice che era dedicato proprio alle contromisure da prendere verso i nuovi Stati Uniti, ostili e protezionisti, appare andare nella stessa direzione auspicata dal poco diplomatico ambasciatore. Dal vertice che si terrà in Italia il 25 marzo per celebrare i sessant'anni del Trattato di Roma, ha detto Merkel, potrebbe uscire per la prima volta scritta nero su bianco la formula che sin dall'inizio del progetto di unione monetaria è stata il sogno di alcuni e l'incubo, di altri: l'Europa a due velocità. Nella quale, come nella fattoria degli animali di Orwell, tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

Cosa vuole la lobby delle università telematiche dal senato

Venerdì, 03 Febbraio 2017

Hanno macinato studenti e profitti, in una crescita mirabolante, negli anni in cui l’università statale perdeva colpi. Riempiono cartelloni pubblicitari e spot dalle radio al cinema, con i loro studenti sorridenti davanti al laptop nei parchi. E adesso riescono nell’impresa di riunire quasi tutto l’arco parlamentare, altrimenti litigiosissimo, in una guerra sotterranea di emendamenti in quella fiera delle lobby che è l’esame del “milleproroghe”.

Manovra e voto, il grande puzzle dopo la sentenza della Corte

Domenica, 29 Gennaio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Dal pomeriggio del 25 gennaio, subito dopo la decisione della Corte costituzionale sull’Italicum, lo spread tra i titoli italiani e tedeschi ha ripreso a salire e alla fine della settimana era di 177 punti. Non è un dato tecnico-finanziario, ma politico: vuol dire che diventa sempre più probabile che lo Stato italiano debba pagare di più chi gli presta soldi. E dunque che la spesa per interessi salirà, andando a sua volta a formare nuovo debito. Ma questo è solo il primo “effetto collaterale” dello scenario politico che si è aperto con la sentenza della Corte. Gli altri si giocano tra Roma e Bruxelles, e dipendono dall’esito del braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione sull’eventualità ed entità della manovra correttiva per il bilancio del 2017. Un puzzle creato dalle stesse regole che l’Unione europea si è data alla sua nascita, che vanno a precipitare nel pericolosissimo crocevia politico dell’anno, con la Brexit in corso e i principali Paesi alle urne.

Alla protezione civile non servono nuove regole ma più controlli

Venerdì, 27 Gennaio 2017


“Sarà una riforma storica”. Con queste parole il ministro Graziano Delrio aveva benedetto l’inizio dell’iter in parlamento della riforma della protezione civile. Era il 15 marzo 2015. Quel testo, approvato dalla camera il 23 settembre 2015, solo in questi giorni, a sei mesi dall’inizio dell’emergenza terremoto in Italia centrale, è arrivato in aula in senato.

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