Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

La Buona scuola non cancella il precariato

Venerdì, 21 Agosto 2015

Ventitremila maestre della scuola materna. Dai venti ai trentamila supplenti annuali. Più le migliaia di abilitati entrati in graduatoria fuori tempo massimo per mano del giudice. Senza contare le decine di migliaia di iscritti alle liste d’attesa d’istituto. È abbastanza nutrita la schiera dei precari rimasti dopo il piano straordinario di assunzioni della Buona scuola.

La guerra geografica della buona scuola

Lunedì, 17 Agosto 2015

Adesso si aspetta solo il tweet di Salvini contro l’invasione scolastica dei professori terroni. A tre giorni dalla chiusura delle domande per il piano straordinario di assunzioni abbinato dal governo alla riforma della scuola, è evidente nei numeri quel che era scritto nel mondo della scuola, a caratteri cubitali, da decenni: la maggior parte dei precari da assumere sta al sud, mentre gli insegnanti servono di più al nord. E non è – stavolta – colpa di Renzi.

Dall'Asia arrivano venti freddi per l'economia italiana

Mercoledì, 12 Agosto 2015

Per capire come mai l’annuncio della svalutazione cinese abbia causato la caduta dei titoli dell’auto e del lusso italiani ed europei, basta dare un’occhiata all’ultimobollettino sul nostro commercio estero, diffuso proprio ieri dall’Istat, mentre i mercati finanziari erano in fibrillazione per gli effetti (e per le scommesse sugli effetti) della decisione di Pechino.

Renzi suona la grancassa ma l’occupazione registra calma piatta

Martedì, 11 Agosto 2015

Mentre il governo ieri suonava la grancassa – via Twitter, come sempre – sui dati Inps riguardanti i nuovi contratti di lavoro, passava inosservato un altro numero, diffuso dall’Istat: 0,6 per cento. Una piccola percentuale che misura i posti vacanti, in pratica quanti sono i posti di lavoro delle imprese che risultano ancora da occupare, in rapporto alla somma tra il numero dei posti vacanti e quelli occupati.

Un aumento dei posti vacanti ci dice che le imprese stanno cercando personale, cioè che il ciclo economico si sta invertendo. Purtroppo, quello 0,6 per cento è miseramente stabile, nel secondo trimestre 2015, rispetto al periodo gennaio-marzo.

Pioniere. Elinor Ostrom, prima Nobel per l'Economia

Lunedì, 03 Agosto 2015

Non è solo il fatto che per la prima volta il Nobel per l’economia l’ha preso una donna: c’è anche il fatto che quella donna lavora del tutto fuori dalla corrente più grossa, dal mainstream. Così Larry Elliott  ha commentato sul Guardian[1], nell’ottobre del 2009, l’incoronazione di Elinor Ostrom da parte dell’accademia di Stoccolma “per le sue analisi del governo dell’economia, in particolare sui beni comuni”. E in effetti no, non era l’unico segnale di svolta, che quella volta il premio fosse andato a una donna. Però è andato a una donna, pioniera di nuovi studi economici, che nella sua breve biografia consegnata all’accademia si racconta come mai aveva fatto nessuno dei suoi sessantadue predecessori e dei suoi dodici successori maschi (eh sì, è stata la prima e l’ultima volta, finora). 

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Per i tagli alle tasse caccia a 30 miliardi

Mercoledì, 22 Luglio 2015

Quest'articolo è stato pubblicato il 21 luglio sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il primo giro di boa si chiama Spending Review e vale 10 miliardi. Il secondo si chiama Commissione europea, e vale almeno 16 miliardi, che potrebbero salire a 20. Questa la doppia scommessa contabile sulla cui riuscita Matteo Renzi conta per trovare i soldi necessari a finanziare il suo piano di riduzione fiscale di qui al 2018. E poiché, in tema di tasse, un’esperienza ormai antica ha mostrato la distanza tra il dire e il fare, gli occhi di tutti sono puntati lì: sulla copertura finanziaria della “rivoluzione copernicana”. Affidata a Yoram Gutgeld, commissario renziano alla spending review, e alla diplomazia del ministro Padoan presso Bruxelles.

Il debito buono, quello cattivo e i mercati

Domenica, 19 Luglio 2015

Quest'articolo è stato pubblicato il 18 luglio sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Ha choccato tutti l’ultima previsione del Fondo monetario, che in un breve memorandum di tre paginette, pubblicato dopo la firma dell’accordo tra il premier greco Tsipras e l’eurogruppo, ha detto che entro due anni il debito pubblico greco salirà al 200% del Pil: vale a dire che, se le cose vanno avanti così, entro breve i greci si troveranno sulle spalle un debito pari al doppio di tutto quello che producono in un anno. Eppure, a quasi diecimila chilometri di distanza e molto più su nella scala delle potenze, c’è un paese che ha un debito pubblico pari quasi al 240% del suo prodotto: il Giappone. E, se proprio vogliamo parlare di potenze, ci sono gli Stati Uniti con un debito pari al 122% del loro Pil. E allora, quand’è che un debito è “cattivo”, o meglio, quando è insostenibile?

Chi ha pagato davvero il prezzo della crisi

Mercoledì, 15 Luglio 2015

“Dalla culla alla tomba”, era il celebre motto del piano Beveridge nell’Inghilterra del dopoguerra, secondo il quale il welfare doveva proteggere le persone dalla nascita alla morte. Quello italiano si è dimenticato di un bel pezzo del percorso, soprattutto dalle parti delle culle: lo confermano i dati Istat sulla povertà relativi al 2014.

In quello che dovrebbe essere ricordato come l’ultimo anno della lunga recessione cominciata sei anni prima, l’Italia ha contato 4.102.000 persone in povertà assoluta e 7.815.000 in povertà relativa: in entrambi i casi l’incidenza della povertà è tanto più alta quanto più bassa è l’età delle persone.

Il tesoro italiano è nascosto nei campi

Venerdì, 10 Luglio 2015

Bene la produzione, ancor meglio l’occupazione, benissimo l’export. C’è un settore in Italia che traina, ed è quello più nascosto. Più basso, come la terra: l’agricoltura, che nel primo trimestre del 2015, ha collezionato numeri da sballo. E poteva andare anche meglio, senza ostacoli climatici (le alluvioni) e politici (le sanzioni alla Russia), dice la Coldiretti. Ma anche così, in un inizio anno in cui ci si entusiasma per incrementi di zero-virgola-qualcosa, l’agricoltura vanta cifre tonde e piene.

In Itala diventare poveri è più facile che nel resto d'Europa

Giovedì, 09 Luglio 2015

La povertà scoperta. In senso letterale: nel nostro paese, la povertà non è quasi per niente coperta dal sistema di protezione sociale pubblico, e siamo in questo diversi dal resto d’Europa. Lo sapevamo, lo “stress test” della crisi lo ha brutalmente confermato: la crisi del 2008-2014 ha fatto aumentare di un terzo il tasso di povertà e ci ha consegnato in eredità quattro milioni di “poveri assoluti” in più.

Gli italiani malati che non riescono a curarsi

Martedì, 07 Luglio 2015

All’inizio era un normale mal di denti, poi è diventato un ascesso e piano piano è salito al cervello. Quando il ragazzo è arrivato in ambulatorio, non c’era quasi più niente da fare. Ascesso cerebrale, il corpo bloccato da una semiparesi. Persa la funzione della parola. È successo a Roma, che un giovane di ventisei anni sia rimasto semiparalizzato per non aver curato un mal di denti. Fosse stato italiano, il caso sarebbe esploso come emblema di malasanità. Ma Jovan Firlovic, 26 anni, è un rom. Uno dei pochissimi del suo campo – quello di via di Salone, a Roma, un grande insediamento steso tra la via Prenestina e il raccordo anulare – che ce l’aveva fatta, a finire le scuole medie e a frequentare anche due anni di istituto tecnico. Inutile, perché adesso è afasico, e immobilizzato. 

Grecia, a chi tocca la mossa del cavallo?

Martedì, 07 Luglio 2015

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso (Finegil)

Una vittoria di Pirro per la Grecia o l’inizio di una fase nuova per l’Europa? Il giorno dopo lo storico No dei greci al referendum, le due opzioni restano aperte. Come le “porte della discussione”, per citare la frase con la quale ieri sera Hollande e Merkel hanno concluso il loro vertice e una giornata caratterizzata da una trepida attesa. Una piccolissima apertura. Apparentemente la palla torna nel campo greco: sta a loro, all’eurogruppo di oggi, fare un’altra proposta. Ma nella sostanza la partita la deciderà il campo dei creditori e delle istituzioni europee: il che vuol dire, fuori da ipocrisie di facciata, la Germania e la Bce, che detiene i cordoni della borsa, e ieri sera li ha stretti ulteriormente. Sta a loro decidere se tenere il punto oppure voltare pagina. Tenere il punto significa ribadire che le regole europee non consentono niente di più di quel che è stato offerto finora, e dunque se la Grecia non accetta l’austerità così come dettata dai suoi creditori, non starà più neanche nell’eurozona. Voltare pagina, vorrebbe dire declinare concretamente il mantra che da qualche mese a parole tutti sostengono: l’Europa ha bisogno, subito, di crescita e non di austerità. Gli ostacoli, all’una e all’altra soluzione, sono giuridici, economici, ma soprattutto politici.

Varoufakis, e la sua maglietta fina

Martedì, 07 Luglio 2015

 

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso (Finegil)

“Varoufakis si è dimesso. Quindi stasera è libero, ragazze!”. Non c’è solo Lia Celi (autrice del tweet appena citato, giornalista e conduttrice tv) a pensarla così, sulle dimissioni del momento. L’ex ministro delle finanze greco, nei suoi cinque turbolenti mesi di governo, ha conquistato molti primati.  E’ stato il primo ad andare ai vertici in motocicletta, a passare dai paper accademici alla realtà in mezza giornata, a frequentare i banchieri con la camicia fuori dai pantaloni, a portare Marx e Keynes nell’eurogruppo, a dimettersi con un tweet. Ma soprattutto è stato il primo uomo politico a essere trattato come una donna: giudicato per il suo aspetto prima che per le sue azioni, per come si veste più che per quel che dice, per la sua capacità di smuovere anche emozioni non strettamente politiche. Un ministro-oggetto, insomma: del desiderio.

Il gender gap del pallone

Domenica, 05 Luglio 2015

Centomila euro. Di questa cifra si discuteva il 5 marzo 2015 nella famigerata riunione della Lega nazionale dilettanti, al termine della quale è stato redatto il verbale contenente l’ormai famosa fase dell’(ormai) ex presidente della stessa Lega, Felice Belloli: “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche!”. Concentratasi – giustamente – l’attenzione e l’indignazione dei più sull’ultima parola urlata come un insulto (lesbiche), è entrato in ombra l’altro termine, cruciale, della frase: soldi. Quelli che mancano al calcio femminile, soprattutto in Italia. E che ruotano all’impazzata attorno a quello maschile, a tutti i livelli, dalle stelle ai pulcini, come le dettagliate cronache che spaziano dal mondano al penale ci informano quotidianamente. Ma qual è l’economia del calcio femminile?

In Grecia contanti

Mercoledì, 01 Luglio 2015

E se invadessimo la Grecia? Non con sbarchi e truppe, ovviamente. E neanche con brigate e manifestazioni – che servono, ma andrebbero fatte di qua, dove stanno quelli che decidono. No, dovremmo invaderla di noi stessi, con una guida in mano, un trolley, (eventualmente) un sacco a pelo, e molti contanti in tasca. Altro che articoli e guide su “cosa fare se avete prenotato la vacanze in Grecia”: partiamo, con ogni mezzo, da tutt’Europa.

Tutti, tranne la Grecia

Domenica, 28 Giugno 2015

Commento pubblicato sui quotidiani locali Finegil (gruppo Espresso)

Nell’era della massima personalizzazione della politica, sono mancati proprio loro: i leader. Quelli capaci di decidere, di svoltare, di imprimere un colpo d’ala e uscire da una trappola in cui giorno dopo giorno il governo greco e “le istituzioni” - i suoi creditori - si sono cacciati.

Scuola, il governo verso la prova di forza

Mercoledì, 17 Giugno 2015

E adesso, povera buona scuola? Con un occhio alla tv e un altro ai social network, i senatori incaricati di votare la riforma del sistema scolastico sono piombati in una situazione di stallo totale. Mentre la commissione bilancio, al rallentatore, prosegue nelle analisi delle compatibilità economiche, la commissione cultura – dove giacciono gli oltre tremila emendamenti accusati da Renzi di essere la vera barriera all’assunzione di oltre centomila precari – prende tempo.

L’ufficio di presidenza, convocato dopo l’annuncio di Matteo Renzi a Porta a porta, si è spaccato. Il presidente Andrea Marcucci (Pd, renziano) ha proposto un rinvio, che ha suscitato subito l’opposizione degli alleati dell’Ncd. La relatrice Francesca Puglisi (Pd, renzianissima, nonché responsabile scuola del Nazareno) ha ribadito la linea: o si riducono drasticamente gli emendamenti e si vota rapidamente la riforma, o i centomila non salgono in cattedra prima del settembre 2016. Le opposizioni, dal canto loro, continuano a chiedere in varie forme lo stralcio delle centomila assunzioni dal corpus della riforma.

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La riforma della scuola ha perso i suoi superpoteri

Martedì, 16 Giugno 2015

Sono ore decisive non solo per i 490mila studenti alla vigilia della maturità, ma anche per la riforma della scuola che hanno frequentato. La commissione cultura del senato, che nonostante l’apparente fretta è rimasta in stand-by per diverso tempo (occupato dalle consultazioni e riunioni in casa del Partito democratico) è convocata per la notte prima degli esami, cioè alle 20.30 del 16 giugno. I rapporti di forza sono di 15 a 12: dodici alle opposizioni e quindici alla maggioranza, ma tra questi ultimi ci sono tre senatori non allineati al segretario del Pd e presidente del consiglio (Walter Tocci, Corradino Mineo e Carlo Rubbia).

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Che fine fanno i soldi dei nostri fondi pensione?

Martedì, 09 Giugno 2015

Ormai è nell’aria, anche prima dell’arrivo delle famose buste promesse da Tito Boeri ai lavoratori più giovani: la pensione pubblica del futuro arriverà tardi e sarà bassina. Non per tutti, ma per molti. Quel che si sa di meno è che qualcuno sta già, per conto suo, cercando ripari: nel 2014, anno in cui l’Italia era ancora con tutti e due i piedi nella recessione, c’è stato un comparto che ha fatto segnare un più 8,5 per cento, ed è quello della previdenza integrativa. Al suo interno, le polizze delle assicurazioni private sono cresciute ancora di più: del 21,2 per cento.

La guerra delle cifre sul lavoro

Sabato, 06 Giugno 2015

Sarà stato un ritardo amministrativo. Un funzionario in ferie, un guasto tecnico. Oppure un rinvio, per non farsi coprire dal clamore di altre notizie più importanti. Sta di fatto che venerdì 5 giugno il ministero del lavoro doveva dare i dati “consolidati” dei contratti di lavoro nei primi tre mesi dell’anno. E che questi dati non sono arrivati. Un problema statistico, o degli statistici?

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