Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Articoli

Il "workers act" di Sbilanciamoci

Venerdì, 05 Giugno 2015

Lo hanno chiamato Workers act, in esplicita contrapposizione al Jobs act renziano: perché “esprime il punto di vista dei lavoratori”, spiega Rossana Rossanda nella presentazione con cui lancia il piano di Sbilanciamoci! per l’occupazione.

E Maurizio Landini, alla vigilia della due giorni della sua Coalizione sociale a Roma, ha raccolto la palla, anzi il decalogo, di Sbilanciamoci!: sarà base di discussione per la nostra piattaforma, ha detto il leader della Fiom. Perché sarà pur vero che sul mercato del lavoro qualcosa comincia a muoversi, e un po’ di occupazione arriva: ma troppo poco e troppo piano, per i nuovi contorni che ha assunto la disoccupazione.

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La Banca d’Italia non prevede miracoli per la ripresa italiana

Martedì, 26 Maggio 2015

Qualcuno in Banca d’Italia la chiama “la guerra dei sette anni”. Nel testo della Relazione annuale sul 2014 si parla di doppia recessione. Comunque lo si voglia chiamare, certo è che il periodo tra il 2007 e il 2014 ci ha lasciato una pesante eredità: gli investimenti sono “sotto” del 30 per cento, i consumi del 7 per cento. Adesso siamo di fronte a una piccola ripresa, inferiore alle aspettative al livello internazionale e più timida in Italia che altrove: motivo per cui il governatore Ignazio Visco, nella relazione annuale presentata all’assemblea dei partecipanti della Banca d’Italia, non ha stappato lo champagne né accennato a miracoli in vista.

Ecco i lavori più richiesti in Italia secondo l’Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Studiate linguaggio dei software o fisioterapia, se volete avere qualche chance in più. Ma imparate anche a gestire un hotel, i segreti della saldatura elettrica, la gestione del tempo, ad accogliere i turisti e a guidare un trattore. Conferme e sorprese, nella classifica delle 70 professioni “vincenti” fatta dall’Istat. Che, dati alla mano, ha studiato l’andamento delle professioni, raggruppate in 508 categorie, dal 2011 al 2014: anni nei quali nel complesso l’occupazione è scesa di 319mila unità, ma il lavoro nel gruppo delle “vincenti” è aumentato di 1,4 milioni di occupati. Si tratta di lavori ad alta come a bassa specializzazione, di nuovissimo conio o ottocenteschi. Eccoli, nella classificazione dell’Istat che li divide in quattro gruppi:

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L'eredità di genere della crisi nel nuovo rapporto Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Siamo fuori dal tunnel? Il primo Rapporto annuale dell’Istat dalla fine della crisi economica (o meglio sarebbe dire: da quando il Pil è passato dal segno 'meno' al segno 'più') è assai cauto, non si sbilancia in ottimismo. Ma, per usare una metafora proposta nella sua presentazione dal presidente Giorgio Alleva, evidenzia i germogli spuntati sull’albero assai malconcio dell’economia italiana. Se cresceranno – e il 'se' è collegato a tante variabili, esterne e interne -, una cosa è certa: non saranno su tutti i rami, poiché solo una parte dei territori italiani ha già 'agganciato' la ripresa. (...). In questo quadro, che ne è del gap di genere nell’economia e nel mercato del lavoro italiani? 

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Secondo l'Istat la ripresa c'è ma è per pochi

Mercoledì, 20 Maggio 2015

In Europa l’occupazione è tornata ai livelli che c’erano prima della crisi. In Italia siamo sotto di tre punti rispetto al 2008 e di quasi dieci punti rispetto alla media europea. Detto in altre parole: per allinearci al tasso di occupazione medio dell’Unione europea, dovremmo conquistare tre milioni e mezzo di posti di lavoro. L’anno scorso, quando la crisi era ancora in pieno corso e ciò nonostante un piccolo aumento dell’occupazione c’è stato, ne abbiamo avuti 88mila in più. Come dire: il gap che ci separa dall’Europa, in termini di lavoro, di questo passo sarà colmato in 39 anni.

È solo una delle cifre, ma la più netta, che emerge dal Rapporto annuale 2015 dell’Istat. Il primo presentato dal nuovo presidente Giorgio Alleva, il primo a recessione ufficialmente conclusa.

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Pensioni, è questa l'equità che vogliamo?

Martedì, 19 Maggio 2015

Articolo scritto per inGenere.it con Francesca Bettio.

Il governo intende disinnescare la 'mina' della sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni con un rimborso parziale e forfettario, limitato alle pensioni inferiori ai 3.200 euro mensili lordi. Il rimborso sarà di gran lunga minore dell’indicizzazione effettivamente perduta, ossia del mancato recupero dell'adeguamento al costo della vita, e decrescente al crescere dell’importo della pensione (con una forchetta che va dai 278 ai 750 euro). Si tratta di una soluzione che, escludendo dal rimborso le pensioni più alte e dando e tutte le altre una cifra assai minore di quella che sarebbe stata dovuta, riduce l’impatto finanziario sulle casse pubbliche che una restituzione totale avrebbe avuto. Con una decisione che con tutta probabilità produrrà un nuovo contenzioso giuridico, il governo interpreta a suo modo le istanze di equità che tutto il dibattito seguìto alla sentenza della Consulta ha sollevato.

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L'azzardo di Matteo Renzi sulle pensioni

Lunedì, 18 Maggio 2015

Con la conferenza stampa in cui ha annunciato la soluzione del governo per il caso aperto dalla sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni, Matteo Renzi ha cercato ancora una volta l’azzardo, provando a trasformare la tegola che gli è caduta addosso in uno spot elettorale.

Lo ha fatto come al solito preannunciando la novità in televisione nella domenica pomeriggio – com’era già stato per il bonus 80 euro e il bonus bebè –, stavolta con una contorsione linguistica ai limiti della truffa: chiamando “bonus” quella che sarà una restituzione solo parziale, e per alcuni nulla, delle somme che, secondo la sentenza della Corte, sono state illegittimamente sottratte alle pensioni negli anni 2012 e 2013.

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In Italia è ancora presto per parlare di ripresa

Mercoledì, 13 Maggio 2015

Squilli di tromba e rulli di tamburo per il tanto atteso annuncio del giorno: la stima periodica del pil pubblicata dall’Istat. Come ci si aspettava, questa stima ha sancito l’uscita dell’Italia dalla recessione. Nel primo trimestre del 2015 la produzione interna lorda italiana è salita dello 0,3 per cento: dopo tre trimestri negativi e uno piatto (crescita zero), si è tornati al “più”. Grande soddisfazione del ministro dell’economia, che si aspettava una crescita un po’ inferiore e nel Def (Documento di economia e finanza) ha stimato per tutto il 2015 un più 0,7 per cento.

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Alla scuola conviene fare la guerra alle prove Invalsi?

Martedì, 12 Maggio 2015

“Chi si nasconde dietro l’Invalsi?”. Il coordinamento “contro la buona scuola” di Torino ha scelto la sempreverde dietrologia per saldare, quest’anno, la protesta contro la riforma della scuola in discussione in parlamento con quella più antica, presente da anni nella scuola italiana, contro i test unificati di valutazione delle competenze in matematica e italiano, che coinvolgono gli alunni delle seconde e quinte elementari, della terza media e del secondo anno delle superiori.

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Un incontro con Colin Crouch

Venerdì, 08 Maggio 2015

"Mercato politica società: un equilibrio (im)possibile?". Questo il tema della lectio magistralis che Colin Crouch terrà a Udine, nell'ambito del festival vicino/lontano. Io avrò il compito di introdurlo e far domande. Pubblico qui un articolo, realizzato nell'ottobre scorso per il settimanale Pagina99, che ha al centro le ultime proposte di Crouch e il dibattito (quel che c'è, e quel che non c'è) nella sinistra europea.

L’ultimo, solo in ordine di tempo, è stato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: «La diseguaglianza è cresciuta a livelli senza precedenti», diventando «una forza distruttrice». Campanello dopo campanello, l’allarme per l’incendio suona dovunque, e spesso proprio nelle case degli incendiari: Fondo monetario, Banca mondiale, Ocse, finanche il summit di Davos. Non si è mai parlato tanto di diseguaglianza, e non si è mai fatto così poco per combatterla.

In Italia la ripresa economica soffre di anemia

Giovedì, 07 Maggio 2015

Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea per l’economia italiana sono state accolte da sospiri di sollievo e speranza: è tornato il segno più, siamo usciti dalla crisi. Certo, c’è qualche preoccupazione per i conti pubblici (aggravata dalla sentenza della corte costituzionale sulle pensioni) e c’è molta cautela sulla tenuta di questo trend; nel complesso però prevale l’idea che il peggio sia passato. Ma com’è fatto, il “meglio” che deve venire?

Telecontrollo, una mina sul jobs act

Domenica, 03 Maggio 2015

(Articolo scritto con Alessandro Longo)

L'ultimo caso è scoppiato poche settimane fa in Telecom Italia. Dove i lavoratori dei call center, a larga maggioranza, hanno bocciato un accordo firmato da azienda e sindacati sul trattamento dei dati personali, al grido di “No al Grande Fratello”. In realtà il nome in codice era più benevolo: “cloud delle competenze”. Se lo avessero accettato, nella nuvoletta sarebbero finiti, perfettamente visibili in tempo reale da una sala di regia, i dati di tutte le loro prestazioni, minuto per minuto.

Cosa dicono le ultime statistiche sul lavoro

Venerdì, 01 Maggio 2015

E se sostituissimo alla guerra dei numeri la guerra delle idee? Le ultime statistiche sul lavoro, pubblicate dall’Istat proprio alla vigilia del primo maggio, fanno un regalo per la festa dei lavoratori; portando notizie non confortanti, ma utili a capire cosa è successo, e cosa si potrebbe far succedere.

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Divorziare non sarà più un lusso

Mercoledì, 22 Aprile 2015

Un'ascesa inarrestabile, dagli anni settanta del secolo scorso ai primi anni del duemila. Poi, per la prima volta, uno stop, negli anni più duri della crisi economica che, tra le altre cose, ha messo un freno anche a separazioni e divorzi. Ma gli ultimi dati dei tribunali italiani parlano, per il 2013, di una nuova ondata di crisi familiari, che ha riportato le separazioni sopra quota centomila e i divorzi quasi a quota sessantamila.

Buona scuola, emendamenti e diktat

Martedì, 21 Aprile 2015

Si tratta di 1940 emendamenti e quasi 900mila lettere. Mentre alla Camera arriva la carica delle modifiche proposte alla Buona scuola, il premier annuncia di voler scrivere una lettera a tutti i docenti italiani, per spiegar loro i motivi della riforma. E abbassare così la partecipazione a quello sciopero del 5 maggio che, ha detto ieri in una intervista radiofonica, “mi fa ridere”. Ma è molto probabile che, per quella data, il ddl alla camera avrà fatto ben pochi passi in avanti.

Cos'è il Def e quanto pesa il fattore D

Venerdì, 10 Aprile 2015

Comuni più tranquilli, regioni preoccupate, province in allarme… Mentre gli attori italiani si agitano attorno al rito del def – il documento di economia e finanza che traccia gli obiettivi della finanza pubblica per i prossimi tre anni –, dalla lettura del documento, tabella dopo tabella, emerge il volto del protagonista.

Ma con la Buona scuola i precari restano

Domenica, 05 Aprile 2015

All'inizio dovevano essere 150.000. Poi, nel disegno di legge sulla “Buona scuola”, sono diventati 100.701: quasi il 10 per cento dell’organico attuale delle scuole. Ma alla fine i precari assunti dal primo settembre potrebbero essere solo 50-60.000. Perché l’operazione parta, infatti, serve che la legge sia approvata in tempi rapidi entro fine maggio.

Nuovi contratti, e se fosse una corsa all'ultimo 18?

Domenica, 29 Marzo 2015

Una volta all'indomani delle manifestazioni c'era la guerra sui numeri delle persone in piazza. Stavolta invece la sfida è sui numeri delle "Comunicazioni obbligatorie al ministero del lavoro": i nuovi contratti sui quali Poletti-Renzi ci aggiornano in tempo reale, come segnale dell'efficacia dell'azione del governo e dunque vera risposta alla piazza di Landini. Anche se si sa che per un bilancio credibile degli effetti del combinato disposto della decontribuzione e del jobs act bisognerà aspettare almeno l'autunno, le cifre diffuse dal governo non sono da sottovalutare. (Sarebbe anche bello, en passant, se i dati delle Comunicazioni obbligatorie delle imprese continuassero a essere diffusi mensilmente con altrettanta pubblicità). Ma più che usare i numeri per darseli in faccia, sarebbe più utile guardarci un po' dentro. Potremmo trovare indizi sorprendenti. Qui ne evidenziamo uno: e se il piccolo boom di gennaio-febbraio fosse in realtà un effetto della corsa agli ultimi contratti buoni, ex articolo 18? 

Buona scuola fuori tempo

Lunedì, 23 Marzo 2015

"Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha approvato il disegno di legge di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione che prende il nome di 'La Buona Scuola'". 

Così ha annunciato il governo, trionfante, il giorno 12 marzo 2015.

Tutti sanno cosa c'era stato prima: i mesi di consultazione su "La buona scuola", varie serie di annunci a raffica, la promessa di assumere in ruolo i precari della scuola, o almeno quella loro consistente parte parcheggiata nelle graduatorie ad esaurimeno. 

Non tutti sanno cosa c'è stato dopo: normalmente, un ddl dopo l'approvazione arriva alle camere in poco tempo. Serve una messa a punto tecnica, il passaggio alla Ragioneria, e poi si va.

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