Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Cercansi "tecnici cattivi" per far digerire i conti all'Italia

Domenica, 23 Settembre 2018

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Si apre domani la settimana decisiva per la definizione della prima manovra economica del governo Salvini-Di Maio. E si apre sotto i peggiori auspici. Non tanto perché è platealmente confermata la presenza, nella maggioranza, delle due opposte visioni di Lega e M5S. Quanto perché a questa contrapposizione se ne è aggiunta un’altra: quella tra politici e tecnici, con questi ultimi designati a ricoprire il ruolo del “cattivo” della storia, da sacrificare per raggiungere il lieto fine.

La scelta sulla manovra economica è infatti sommamente politica, e lo è stata anche quando la politica di bilancio è stata affidata a “tecnici”: da Ciampi, che pilotò l’ingresso dell’Italia nell’euro, a Monti, che gestì la fase dell’austerità post-crisi, a Padoan, equilibrista sul “sentiero stretto” tra risanamento e crescita. Erano scelte, non tecniche ma politiche. Stavolta la scelta l’ha compiuta l’elettorato italiano, bocciando tutte le gestioni precedenti e affidandosi al completamente nuovo, anche se dai confini imprecisati. I nuovi governanti devono ora mettere in atto il loro programma, o meglio la somma dei loro due programmi che è molto costosa. Devono trovare le risorse. Arrivati finalmente al dunque, Lega e M5S hanno ritrovato l’unità sulla richiesta ai “tecnici” di trovare le risorse in un modo molto semplice: facendo più debiti. Ma questa scelta non è tecnica, è politica. Ai tecnici – i dirigenti dell’Economia, la Ragioneria e la Corte dei Conti – sta il dovere di indicare le conseguenze di ogni scelta e far rispettare le regole di bilancio: ad esempio, non si può indicare come strutturale un’entrata una tantum, dunque non si può mettere il condono a copertura di un taglio fiscale o una spesa permanenti. Non solo: hanno il dovere di correggere le previsioni se il Pil cresce meno del previsto o le spese per interessi salgono. E sulla base dei conti veri, il ministro dell’Economia e l’intero governo devono scegliere e prendersi la responsabilità delle loro scelte. Più che con i tecnici, Salvini&Di Maio dovrebbero prendersela con la matematica, che non fa tornare i conti delle loro proposte.

Eccoli, i conti: il deficit, in assenza di interventi ma con aumento dell’Iva incorporato, sarebbe attorno allo 0,8% del Pil. Raddoppiarlo, arrivando all’1,6%, basterebbe a malapena a scongiurare gli aumenti Iva e l’effetto dell’aumento dei tassi e della minore crescita. Per questo adesso vogliono arrivare al 2,6%, sfiorare il 3% dei tetti europei. Impossibile? No. Possibilissimo, ma pericoloso. Come ha detto ieri il governatore della Banca d’Italia, non tutti i deficit vengono per nuocere: possono avere effetti positivi se vanno in spesa per investimenti e maggiore crescita futura. Ma fare debiti per ridurre le tasse ai più ricchi o per pagare spese di assistenza non è certo un investimento: a meno che con questa parola non si intenda l’investimento politico di Lega e M5S per le prossime elezioni regionali ed europee. Ma non è ancora chiaro in che condizioni ci arriveranno, e ci arriveremo.

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