Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Cercasi sindacato nell'era populista

Giovedì, 24 Gennaio 2019

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Qualcosa si muove a sinistra. La scelta della Cgil di ieri è il primo sasso nello stagno di un’opposizione che, dal 4 marzo, non dava più segni di esistenza. La pratica unitaria, celebrata con un rito che può sembrare antico, va letta con gli occhiali nuovi di un Paese che si avvia a una nuova recessione; che non è mai uscito dalla doppia crisi del decennio appena chiuso; che è guidato da una nuova élite che fa al tempo stesso governo e opposizione.

Il ruolo del sindacato ai tempi dei populisti è scomodo, quasi impossibile. Da questo punto di vista, la scelta di Landini ha una logica: difficile assimilarlo alle élite della sinistra che hanno accompagnato il superamento di tanti baluardi del Novecento, a partire dallo Statuto dei lavoratori.

Ma non per questo il neosegretario avrà vita semplice, nelle battaglie sulla politica economica nazionale (le prime, sull’attuazione del reddito per i poveri e della quota 100, misure con cui il governo “parla” alla stessa base sociale della Cgil) come nelle centinaia di crisi aperte al ministero dello Sviluppo e nel recupero di tutto quel mondo del lavoro giovanile non sfiorato dai contratti e dal sindacato. Il neosegretario (e il suo vice) muoveranno i primi passi nel deserto della sinistra, con il secondo partito in parlamento ancora incapace di uscire dalla palude in cui si è cacciato.

Forse è un caso che la Cgil sia riuscita a trovare una direzione e un’unità prima e a prescindere da quello che in passato era il suo partito di riferimento;

 

o forse deriva dal fatto che il sindacato è più vicino alla realtà, e sa cercare in sé gli anticorpi. Come ai tempi del terrorismo, rievocati per l’anniversario dell’assassinio di Guido Rossa, sindacalista e operaio. 

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