Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Che affare le onlus

Venerdì, 05 Dicembre 2014

Confindustria già lo chiama “il Quarto settore”. Colossi della finanza internazionale accorrono, alla ricerca di nuovi campi da dissodare. Ci puntano i governi, per affidare a qualcun altro i servizi tagliati dalla crisi delle casse pubbliche. Arrivano le banche, attratte da soggetti che - nonostante le apparenze - sembrano più affidabili di tutti gli altri, nel ripagare i debiti. Persino i palazzinari, finiti i tempi di rendimenti a doppia cifra, si accontenterebbero del 3-4% che può venire dall’housing sociale. E’ cominciata la corsa all’oro del Terzo settore. Sanità e cultura, volontariato e filantropia, polisportive e assistenza sociale, servizio civile e alta finanza: un gran miscuglio, per un universo che entro pochi mesi cambierà faccia. Perché nel non profit arriva il profit.

Che carino quel business

Lo sparo di partenza l’ha dato Renzi, presentando la legge di riforma del Terzo Settore nella sua prima manovra, quella degli 80 euro per intendersi. «Non dobbiamo dire ‘uh che carini quelli del Terzo settore’, ma ‘il Terzo settore crea lavoro’». E lo mantiene, più degli altri: con un aumento degli occupati del 40% dal 2001 al 2011, è stato l’unico al riparo dalla grande crisi. Il recente censimento dell’Istat chiarisce dove e perché crescono “i carini” del Terzo settore – che da solo fa il 4,7% del Pil. (...)

La versione completa dell'inchiesta su L'Espresso n. 49 dell'11 dicembre 2014

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