Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Come saranno spesi i soldi del piano di ripresa e resilienza

Lunedì, 26 Aprile 2021

Nel luglio 2020, con il varo del piano Next generation Eu, l’Europa ha voltato pagina rispetto alle politiche d’austerità seguite alla crisi del 2008, e ha messo sul piatto 750 miliardi di euro, che vanno aggiunti ai fondi nazionali “liberati” dalle clausole del patto di stabilità e crescita. L’Italia, sia per entità delle perdite sia per debolezza strutturale, è tra le principali beneficiare di questi soldi, con 191,5 miliardi di euro di qui al 2026 (122,6 in prestiti e 68,9 in trasferimenti a fondo perduto). Come saranno spesi, e in che modo riusciranno a sanare quelle debolezze strutturali che ci hanno esposto più di altri alla crisi pandemica, sono le vere domande.

L’impalcatura l’ha messa la stessa Commissione europea, dando i titoli e le condizioni: in particolare, che si tratti di investimenti e non di spese correnti; che gli investimenti vadano per la maggior parte all’ambiente e al digitale; e che siano accompagnati da riforme di sistema. Ma il contenuto – al quale non a caso guardano con apprensione da Bruxelles e da tutte le capitali europee – è tutto nostro.

Il rischio era, ed è, quello di riempire le nuove botti di vino vecchio e scadente, un po’ per le pressioni e le richieste di tutto l’arco politico chiamato a sostenere il governo, un po’ per le parallele pressioni dei loro grandi e piccoli elettori, un po’ per forza di inerzia. Rischio sventato? È ancora presto per dirlo, ma una lettura delle 337 pagine consegnate dal governo al parlamento (prima dell’invio alla Commissione europea) può aiutare a rispondere; e a cercare di capire cosa potrà materialmente restare, nell’Italia del 2026, dell’inondazione di parole e numeri raggruppate nelle sei missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

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