Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Correzioni a una rotta incerta con destinazione ignota

Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Imbarazzo. È questa la parola-chiave della surreale audizione con la quale ieri sera il ministro Tria ha reso alla Camera la sua informativa sulla manovra. Un’audizione molto attesa, nella quale il ministro non ha detto nulla. Nulla che già non si sapesse: la manovra su cui il parlamento sta discutendo è scritta con l’inchiostro simpatico, il governo sta valutando se “definendo meglio” reddito di cittadinanza e quota 100 si potranno tagliare un po’ i relativi fondi, ma è ancora tutto da vedere se su questo si troverà l’accordo politico, se i soldi saranno messi a riduzione del deficit o in altro, e se l’Europa ci starà. Un gigantesco “se” domina l’economia e la politica italiana, da quando la “manovra del cambiamento” si è scontrata con i fatti: l’Europa e i mercati, l’economia in crisi, gli interessi organizzati delle imprese raccolti nelle dodici sigle riunite l’altroieri a Torino sotto il titolo di “nazionale del Pil”.

Forse è stato proprio quest’ultimo evento, dopo i ripetuti allarmi dell’aumento dei tassi dei titoli pubblici, della fuga dei capitali, del calo della produzione, e naturalmente della procedura di infrazione Ue, a rafforzare l’ala trattativista del governo. Dove la trattativa apparentemente si fa con l’Europa, ma di fatto si fa con la realtà: la manovra in deficit, presentata come espansiva, si stava già rivelando, di fatto, recessiva, per la stretta che all’economia è arrivata con il costo del denaro e soprattutto con l’incertezza e la confusione sul futuro. Ma è reale, il cambio di rotta, o si sta solo prendendo tempo? La risposta la daranno solo i prossimi giorni: Salvini e Di Maio non possono concedere troppo per non mostrare di rimangiarsi del tutto le promesse elettorali, mentre la Commissione non può mostrarsi troppo morbida dopo aver minacciato l’arma finale. In campo italiano, la partita più difficile la giocano i Cinque Stelle, che finora non hanno portato a casa quasi niente laddove la Lega sbandiera il decreto sicurezza e Salvini, da ministro dell’Interno, può appropriarsi anche di vittorie non sue in materia di ordine pubblico (pur con gravi incidenti istituzionali come quello di ieri con la procura di Torino). Ma sul terreno dei numeri della manovra, le parti si ribaltano poiché, a quanto pare, è proprio la bandiera della Lega – le pensioni con “quota 100”– quella che più preoccupa l’Europa. In ogni caso conviene a entrambi tentare la strada della trattativa, se non altro per lasciare in cerino in mano altrui e sull’eventuale incendio fare poi tutta la campagna elettorale per le Europee.

Un eventuale accordo, nelle forme ipotizzate nelle ultime ore – un rinvio dell’entrata in vigore di alcune misure, oppure un loro depotenziamento – non cambierebbe comunque la manovra su un punto cruciale: la capacità di incidere su un’economia in declino. Rinvii e piccole correzioni, magari con qualche cantiere promesso, più che invertire la rotta sposteranno il problema alla prossima manovra. E al prossimo governo?

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