Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Crack supermercati Midal, i dipendenti parte civile

Giovedì, 15 Gennaio 2015
Le prime avvisaglie le ha avute Marilisa, sommelier al reparto vini del Gusto Sidisdi Latina, quando i fornitori hanno cominciato a farle vedere le date degli assegni con cui venivano pagati: che si dilatavano, da 30, a 60 e poi a 90 giorni; finché i pagamenti non sono arrivati più. Monica, dal bancone della panetteria dello stesso supermercato, ha fiutato il peggio quando ha visto fornai arrivare con le lacrime agli occhi, costretti a chiudere perché non venivano pagati da mesi. Segnali esplosi poi nel giorno del “fuori tutto”, col quale la rete dei 18 supermercati posseduti dalgruppo Midal nel Lazio (tra le province di Roma, Latina e Frosinone) ha preannunciato la chiusura.


Ma non è una “ordinaria” storia tra le tante, nella nostra lunga crisi economica e nel crollo dei consumi che ne è seguito: il crac della rete Midal del basso Lazio, deflagrato nel 2011, si è trasformato subito in una storia penale, con un processo per bancarotta fraudolenta a carico di proprietari e amministratori.

Nel quale Marilisa, Monica e un’altra trentina di dipendenti si sono costituiti come parte civile: la loro presenza nel processo è una novità storica (è successo solo un’altra volta nei tribunali italiani, per il crac Agile-Eutelia, un’altra vicenda passata dalla cronaca economica a quella criminale), confermata il 15 gennaio dal tribunale di Latina, che ha respinto le eccezioni degli imputati della bancarotta. Così gli ex dipendenti Midal parteciperanno, come parti civili, al processo a carico dei loro datori di lavoro: messi sul lastrico da quella che sembrava una florida catena distributiva, chiedono il risarcimento dei danni morali, da sommare agli arretrati su stipendi e liquidazioni che gli spettano. 100mila euro a testa, da prendere dal tesoretto nascosto dai presunti bancarottieri.

Continua qui

Aggiungi un commento