Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Donne al lavoro, l'Istat suona l'allarme

Martedì, 22 Maggio 2012

Vent'anni dopo. Il Rapporto annuale dell'Istat quest'anno è anche occasione di un bilancio più lungo – essendo il ventesimo anno della pubblicazione con la quale a fine maggio l'Istituto di dà numeri e interpretazioni della società ed economia italiane. Un doppio bilancio, dunque. Che si fa particolarmente interessante per i numeri delle donne nel lavoro, nell'istruzione, nelle forme familiari, nella demografia. Tra questi numeri ci sono i pochi, hanno sottolineato i ricercatori dell'Istat nel presentarli, che forniscono qualche elemento di dinamismo in una società abbastanza inchiodata (nelle retribuzioni reali, nella struttura produttiva, così come nella scarsa mobilità sociale). Ma lo sguardo lungo, sui vent'anni, viene poi inevitabilmente a concentrarsi sul 2011, il terzo di recessione: nel quale è messa a dura prova la debole avanzata dell'occupazione femminile, ed emerge ancor di più il contrasto tra le grandi risorse accumulate dalle donne italiane (in termini di istruzione, soprattutto) e la realtà povera del mercato del lavoro.

Dal 1993 al 2011 l'occupazione femminile è aumentata di 1 milione e 700mila unità. Vent'anni fa lavoravano 7,6 milioni di donne, adesso sono 9,3. Negli stessi anni l'occupazione maschile si è ridotta di 40.000 unità. Di conseguenza, si è ridotto il divario occupazionale tra donne e uomini: il rapporto tra tasso di occupazione femminile e quello maschile è passato da 0,56 del 1993 a 0,69 del 2011. Ciononostante, il tasso di occupazione femminile resta uno dei più bassi dell'Ue (il 40,7% nel 2011, contro il 58,5% della media Ue) e lo stesso vale per il rapporto tra occupazione femminile e maschile (quello italiano è più alto solo di quelli di Grecia e Malta). Ma se nell'insieme il ritmo di aumento dell'occupazione femminile non ci ha permesso di ridurre il divario con il resto d'Europa, è poi quando si va a guardare alla sua distribuzione geografica che emerge la nota più dolente... Continua qui

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