Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Euro, l'uscita è a destra

Venerdì, 01 Novembre 2013

Dicono i sondaggi che in Francia il Front National di Marine Le Pen è il primo partito. Qualche settimana fa a Brignoles nelle elezioni cantonali il candidato lepenista ha trionfato col 53% dei voti: certo un dato piccolo, locale, ma che suona come inquietante conferma del trend indicato dai sondaggisti. Trend che dilaga, in Europa: l'ultradestra austriaca è oltre il 20%, quella olandese vicina al 17, i nazionalisti inglesi al 16. I neonazisti ungheresi al 14,8, quelli greci di Alba Dorata – adesso fuorilegge – al 7%. Mentre gli ultrà tedeschi nostalgici del marco hanno mancato per un soffio l'ingresso nel Bundestag (con il 4,7%), e il Movimento Cinque Stelle deve gran parte delle sue fortune elettorali alla sua linea populista anti-euro. Questo è il quadro dell'Europa che andrà al voto nel giugno dell'anno prossimo, per un parlamento che potrebbe venir fuori pieno zeppo di deputati eletti non per, ma contro l'Europa. Visto da una parte come il moloch burocratico e lontano che mette al rischio il benessere acquisito da paesi virtuosi, esponendoli al contagio di spendaccioni irresponsabili; dall'altra – nei pressi degli stessi spendaccioni irresponsabili, cioè i nostri pressi – come il centro propulsore delle politiche dell'austerità che hanno amplificato e cronicizzato la crisi dei subprime; e dall'una parte e dall'altra come una sistematica violazione di confini, quelli interni della sovranità come quelli esterni continuamente violati da migrazioni che la fortezza Europa non arresta.

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