Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Falsi obiettivi, nel mirino l'illusione della politica

Mercoledì, 25 Ottobre 2017

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Espresso

Cos’hanno in comune l’impasse su Brexit di Theresa May, il referendum lombardo-veneto dei governatori Maroni e Zaia, e l’affondo di Renzi contro la Banca d’Italia? Per quanto diversissimi e lontani, i tre fatti emergono dalle cronache come tre punte di uno schieramento unico: formato da persone che guidano o governano o amministrano (insomma, da élite), che individuano un nemico e chiamano l’elettorato a proprio sostegno per combatterlo; ma che trovano poi, nella traduzione concreta del proprio programma, non poche difficoltà, e rischiano di non muovere neanche un passo avanti verso la propria meta. Ma poco importa, poiché questo schieramento è caratterizzato, più che dalla meta che si vuole raggiungere, da una tattica: quella del falso obiettivo.

Partiamo da Theresa May, la premier arrivata a Downing Street sull’onda del referendum per la Brexit. Sono passati sedici mesi da quel voto, e non solo la Gran Bretagna è ancora qui, ma non c’è la minima idea su come sbloccare il negoziato con Bruxelles senza perdere onore e quattrini. Al punto che le cronache raccontano di una May implorante una via d’uscita onorevole dal vicolo cieco in cui si è cacciata. C’erano motivazioni reali alla base del disagio delle zone più svantaggiate della Gran Bretagna, anche se è molto discutibile attribuirne tutte le colpe all’Europa. E si può rimproverare agli elettori inglesi di non aver valutato bene i costi e i vantaggi di un’uscita dall’Ue. Ma è soprattutto responsabilità dei leader politici conservatori non aver detto tutta la verità sulle difficoltà del percorso e sulle sue concrete conseguenze. Cavalcando il malumore contro Bruxelles, hanno costruito un falso obiettivo utile per le proprie carriere politiche, ma inutile per la soluzione dei problemi reali di coloro che ci hanno creduto.

Anche l’autonomia di Veneto e Lombardia è un falso obiettivo? I governatori Maroni e Zaia, ma soprattutto i tanti elettori che sono andati a votare domenica, si arrabbierebbero molto per questa definizione. Eppure, quel che le regioni possono avere, in termini di autonomia e poteri, e come arrivarci, è scritto nella Costituzione, all’articolo 116; non era necessario il referendum, i due governatori avevano già il potere di attivare la procedura; ma, soprattutto, l’esito finale della trattativa non potrà prevedere quello che molti dei votanti vogliono, ossia che le tasse pagate dai lombardi e dai veneti restino nei loro territori. Il voto di domenica ha sicuramente espresso un’istanza reale, ma rischia di non avere lo sbocco desiderato; i cittadini potevano anche non saperlo, i governatori avevano il dovere di saperlo. A meno che il loro vero obiettivo non fosse quello di rafforzarsi politicamente.

Infine, è un falso obiettivo anche quello che il segretario del Pd Matteo Renzi ha piazzato al centro del suo metaforico mirino, ossia il governatore Ignazio Visco. Ci sono buone ragioni per criticare la Banca d’Italia, e non è affatto detto che ogni critica ne mini l’indipendenza. Ma la mozione parlamentare del Pd ispirata dal suo segretario extraparlamentare non critica l’operato della banca nella più lunga crisi economica del dopoguerra, la politica monetaria (che è fatta a Francoforte), la gestione delle trattative sul bail in a Bruxelles (firmato dai governi con le esplicite perplessità di Visco): quella mozione e Renzi criticano l’attività di vigilanza della Banca d’Italia sui crac bancari. Si tratta di banche locali e una grande banca nazionale (il Montepaschi), quasi tutte controllate dalla politica, in alcuni casi dallo stesso partito dei firmatari della mozione. Un paradosso che Renzi spera che gli elettori non notino, esaltando invece la rabbia popolare contro le banche. Cambierà qualcosa, se cambia il governatore? Difficile, visto che le leggi rimangono uguali, e il nodo dei conflitti di interesse dei funzionari di banca che piazzano i loro stessi prodotti al pubblico non è stato sciolto, insieme a tanti altri. Alla fine molto probabilmente Renzi non otterrà la sostituzione di Visco, o forse avrà raggiunto comunque il suo scopo, cioè quello di rafforzare la sua immagine in vista del voto: ma sarà servito a qualcosa, tutto ciò, per coloro che hanno motivi di scontento nei confronti delle banche e dei loro vigilanti?

 

 

 

 

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