Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

G-8 miliardi: la terremotonomics

Domenica, 26 Aprile 2009
Dal set dei ricchi a quello dei terremotati, il Grande Evento si sposta. Ma cosa sarà della ricostruzione d'Abruzzo, partita con la bufala del 5 per mille e finita (per ora) con lo spostamento dell'inutile vertice dei Grandi malati di recessione? E da dove vengono quegli otto miliardi promessi? Un passo indietro. “Quando ho fatto l'ipotesi del 5 per mille non era per togliere al volontariato ma per aggiungere qualcosa per l'Abruzzo. La scelta successiva è stata di rinunciare a questa misura perché la polemica radicalizza tutto. Se alla fine ci potevano essere più soldi e ce ne saranno meno si ringrazino i polemici della politica”, ha detto Giulio Tremonti (L'Aquila, 23 aprile 2009). Siamo gli ultimi in matematica tra i popoli del mondo ricco e anche di una parte di quello povero, si sa. Lo dicono le statistiche Ocse-Pisa, da anni ci si interroga sul perché. Ma non è che per questo ci facciamo gabbare sul resto dal salumiere – dal consulente finanziario forse sì, ma questo è un altro discorso. Invece il ministro Tremonti ci riprova, e anche mentre batte in ritirata continua a contare sul fatto che non sappiamo fare 5 per mille: che non è una moltiplicazione, come tutti sanno, ma una frazione: cinque millesimi, 5 euro ogni 1.000, oppure 5 milioni per ogni miliardo. Insomma, una parte del gettito delle imposte, della quale da qualche anno i contribuenti italiani possono decidere la destinazione. Il governo prima ha detto: potrà essere destinata anche ai terremotati, stiamo già preparando i moduli alla bisogna. Poi, di fronte alla rivolta del mondo del volontariato che sarebbe stato colpito dallo spostamento dei fondi, ha corretto: sarà un 5 per mille “aggiuntivo”. Che non avrebbe aggiunto imposte sui contribuenti, ma – si deve presumere – la possibilità di scelta di destinazione su un “ulteriore” 5 per mille: soldi dell'erario (cioè dello Stato, insomma nostri) destinati con una specie di referendum tra i contribuenti al terremoto. Idea balzana: e che, c'è bisogno di consultare i contribuenti per spostare fondi verso l'Abruzzo? Lo Stato – persino quello liberal-liberista – non serve a questo, per governare gli stati d'emergenza? La sicurezza non è un bene pubblico, anche per i fan dello stato minimo? Facciamola breve: era una gigantesca idiozia, e infatti è stata sepolta in pochi giorni, cercando di nascondere la figuraccia sotto la polvere dei “polemici della politica”. Insieme ad essa, sono state via via sepolte altre boutade, fatte circolare più che altro per vedere l'aria che tirava e consultare i sondaggi: come la sovraimposta sui redditi più alti, una cosa seria su cui si interroga mezzo mondo (Gordon Brown., Obama, la Spd tedesca) e dai noi si scontra con la ridicola realtà dello stato del fisco – grazie al quale colpirebbe una piccolissima parte dei contribuenti, i benestanti onesti. Ma adesso, colpo di scena: arriva il G-8 miliardi, gli aerei degli otto grandi dirottati sull'Aquila (dove atterrerà l'Air Force One, per il quale è stata appena allungata una pista a Olbia?) più gli 8 miliardi che spuntano dal bilancio pubblico, “senza mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Invece di cancellare le spese inutili – il baraccone del G8 – queste si spostano dal set della Costa Smeralda al set del terremoto: speriamo solo che la presenza di tutti quei riflettori serva a illuminare anche gare d'appalto e conti pubblici. E a svelare le bufale maggiorate: come quella per cui si spostano miliardi dai fondi Fas al terremoto senza penalizzare nessuno (se non i ministri come Scajola che prima gestivano quei fondi e adesso non ce li hanno più); o che ci sono 3-400 milioni che erano desinati alle famiglie povere ma "non sono stati chiesti" (come certifica l'Istat, i poveri in Italia non ci sono). La foto, scattata in una tendopoli in Abruzzo, è del bravissimo Rocco Rorandelli - terraproject.net

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