Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Gli italiani malati che non riescono a curarsi

Martedì, 07 Luglio 2015

All’inizio era un normale mal di denti, poi è diventato un ascesso e piano piano è salito al cervello. Quando il ragazzo è arrivato in ambulatorio, non c’era quasi più niente da fare. Ascesso cerebrale, il corpo bloccato da una semiparesi. Persa la funzione della parola. È successo a Roma, che un giovane di ventisei anni sia rimasto semiparalizzato per non aver curato un mal di denti. Fosse stato italiano, il caso sarebbe esploso come emblema di malasanità. Ma Jovan Firlovic, 26 anni, è un rom. Uno dei pochissimi del suo campo – quello di via di Salone, a Roma, un grande insediamento steso tra la via Prenestina e il raccordo anulare – che ce l’aveva fatta, a finire le scuole medie e a frequentare anche due anni di istituto tecnico. Inutile, perché adesso è afasico, e immobilizzato. 

Lo racconta con rabbia Lucia Ercoli, che l’ha visto arrivare, troppo tardi, nell’ambulatorio di medicina solidale di Tor Bella Monaca. Un piccolo fabbricato che sta tra la strada e il cavalcavia della ferrovia, e che da undici anni arriva dove il servizio sanitario pubblico e universale non arriva: ai margini estremi, dentro i quali la povertà non è solo il contesto ma diventa essa stessa una malattia. Classificata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, con un codice: Z59.5, povertà estrema. “Il maggior killer al mondo”, scrive l’Oms.

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Nella foto, Pazienti in attesa della visita odontoiatrica in piazza San Francesco a Ripa, a Roma, il 30 giugno 2015. (Raffaele Petralla per Internazionale)

(questo réportage riporta storie e interviste raccolte per  un libro di Roberta Carlini che uscirà prossimamente per Laterz)

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