Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

"Non serve abbassare le tasse, servono investimenti pubblici"

Lunedì, 26 Ottobre 2015

Intervista a Mariana Mazzucato fatta per i quotidiani locali del gruppo Espresso, pubblicata il 25 ottobre 2015

Abbassare le tasse non servirà a garantire la crescita. Perché l’Italia e l’Europa ripartano, sono necessari investimenti pubblici diretti. Mariana Mazzucato , economista brillante e autorevole, autrice di quello che il Financial Times ha proclamato il miglior libro dell’anno – The Entrepreneurial State , in italiano “Lo Stato innovatore” (Laterza) -, sostiene e dimostra tesi che dalle nostre parti sono controcorrente. Ma che altrove sono a pieno titolo nel dibattito politico: chiamata nel consiglio economico del governo scozzese, e nella squadra degli economisti del nuovo leader del Labour Jeremy Corbyn(con il Nobel Stiglitz e lo studioso delle diseguaglianze Thomas Piketty),Mazzucato si divide tra l’università del Sussex e numerosi impegni internazionali.

Meno spending review, più deficit spending

Venerdì, 16 Ottobre 2015

Articolo pubblicato il 16 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Meno spending review, più deficit spending. La manovra economica illustrata ieri dal premier Renzi nei soliti modi scoppiettanti, dagli schermi e dal web, è caratterizzata da due dati. 5 miliardi dalla spending review: l’obiettivo dei risparmi dalla spesa pubblica è stato dimezzato, rispetto a quanto previsto a suo tempo dallo stesso governo che aveva investito del compiti due campioni dei tagli per reperire ben 10 miliardi. E 13 miliardi dalla “flessibilità europea”: vale a dire, la possibilità di aumentare il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo, senza incorrere nelle sanzioni di Bruxelles. La cosa non è scandalosa di per sé, anzi: è da anni che molti economisti (poco ascoltati in Europa) ripetono che affrontare la crisi a colpi di austerità non avrebbe fatto che peggiorare le cose. Dunque, ben venga un allentamento dell’austerità. Ma sarebbe bene dire le cose come stanno, per esempio ammettere che sulla spending review si continuano a fare più chiacchiere che fatti (e infatti ancora non è chiaro cosa c’è dentro); e soprattutto valutare se si è scelto il modo migliore per impiegare questo nuovo deficit.

Poste, la gallina dalle uova d'oro

Martedì, 13 Ottobre 2015

Articolo pubblicato il 13 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Dai libretti postali aperti da nonni e zii premurosi ai neonati più fortunati, alle file nel giorno della pensione. Dalla culla alla tomba, le Poste sono sempre state una cosa importante. Presidiano il territorio, con 13mila uffici che arrivano fino in paesini così piccoli da essere rimasti senza scuole e senza parroco: come i carabinieri, le Poste ci sono. Danno lavoro a ben 142.000 dipendenti: non c’è bisogno di tornare ai tempi in cui erano un feudo democristiano e si assumevano postini geolocalizzati nel luogo di nascita del ministro di turno, per capire che ancora oggi sono un bel serbatoio di lavoro. Sono familiari a tutti, italiani e immigrati: i conti correnti postali sono ben 6 milioni e duecentomila. Tutti motivi per dire che l’operazione che è partita da ieri e finirà il 26 ottobre con la quotazione in borsa delle Poste italiane riguarda tutti, non solo i futuri azionisti o gli attuali dipendenti o il soddisfatto proprietario, ossia il governo. Perché è vero che, per citare la pubblicità delle Poste, “cambiare è il modo migliore che abbiamo per crescere”: ma questo cambiamento andrà bene a tutti?

"Ho fatto pace con la star e ritrovato mia madre"

Venerdì, 09 Ottobre 2015

Intervista pubblicata sui quotidiani locali del gruppo Espresso

«Non ho mai conosciuto Audrey Hepburn. A un gruppo di giornalisti che mi chiedeva con insistenza di lei, da piccolo risposi un po’ scocciato: vi sbagliate, sono il figlio della signora Dotti». L’incipit del libro di Luca Dotti, “Audrey mia madre” (appena uscito in Italia per Mondadori Electa), è spiazzante. E dà il ritmo a tutto il racconto, nel quale l’icona di Hollywood è riflessa nei ricordi e nelle parole del “figlio della signora Dotti”. E di Andrea Dotti, il medico romano che la sposò nel 1969. Cosí la biografia di Audrey Hepburn – scritta da Luca con il giornalista Luigi Spinola – è in gran parte dedicata ai giorni e ai luoghi italiani della grande attrice. Le case, i giardini, le strade. Ma soprattutto la cucina, dalla quale esce anche un buon numero di ricette, dagli gnocchi alla romana al carpaccio.

La vera evasione fiscale è un'altra cosa

Martedì, 06 Ottobre 2015

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 6 ottobre 2015

Pagare meno, pagare tutti. Quante volte questo slogan è risuonato, nella vita pubblica italiana, a proposito delle tasse? Domenica se ne è avuto l’ultimo aggiornamento, legato a un aspetto molto piccolo, ma concreto e che tocca la vita di tutti: la televisione. O meglio: il servizio pubblico radiotelevisivo, dai cui schermi il presidente del consiglio ha annunciato che potremmo avere dal prossimo anno il canone direttamente conteggiato nella bolletta elettrica. Obiettivo: lotta all’evasione, visto che il canone Rai è tra le tasse meno pagate d’Italia e forse del mondo, col 27% di contribuenti che sfuggono. Mettendo il canone in bolletta – questo l’argomento - si riusciranno a raggiungere gli evasori e così a ridurre il peso su chi già adesso paga. Mettiamo che si possa fare – anche se le obiezioni giuridiche sono tante, e già denunciate dai colossi dell’elettricità, che non ci stanno a fare gli esattori per il governo. Però, anche mettendo tra parentesi questi aspetti pratici non indifferenti, ci sono due cose che non tornano. La prima è nell’ammontare della riduzione del canone: da 113 a 100 euro l’anno, meno di una pizza al piatto. Possibile che tutta l’evasione recuperata valga così poco? No: nei conti del governo, il grosso della somma dovrebbe andare a ripianare il deficit del servizio pubblico. Quindi il ragionamento non è: facciamo pagare tutti, così tutti pagheremo di meno; ma: facciamo pagare tutti, per dare più soldi alla Rai. Legittimo, ma sarebbe bene dire le cose come stanno.

Nella Chiesa divisa sull'accoglienza ai migranti

Martedì, 22 Settembre 2015

Réportage di Roberta Carlini e Sara Farolfi

“Eh sì, il papa piace, il papa parla dritto al cuore, tutti sono per il papa. Ma poi, quando parla di immigrati…”. Don Beppe Gobbo lascia la frase a metà. Nella sua spola tra quattro parrocchie della val di Pollina, e nel piccolo centro di accoglienza di Calvene, provincia di Vicenza, ha qualche titolo in più per parlare dei “preti di campagna in prima fila”, rispetto al governatore del Veneto Luca Zaia, che a quella categoria si è appellato contro il segretario generale della Cei, monsignor Galantino, e la sua invettiva contro i “piazzisti da quattro soldi”.

È in prima fila, don Beppe, con molti altri. Quelli che, la domenica in cui sono caduti alcuni muri europei e papa Francesco ha invitato ogni parrocchia a prendersi una famiglia di profughi, hanno gioito, per il formidabile assist alle loro difficili omelie della domenica.

Tsipras à la carte

Martedì, 22 Settembre 2015

Articolo pubblicato il 22 settembre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Al liceo classico, in numero sempre più piccolo, una minoranza di adolescenti italiani ancora si esercita sui modelli greci: prototipi di lingua, di democrazia, di poesia, di arte. Nella nostra politica corrente, per qualche tempo è andato di moda un altro tipo di “modello greco”: quello da non seguire – il tipo che trucca i numeri, che spende più di quanto guadagna, che si fa fischiare falli da espulsione, che non sta ai patti. Poi, da quando è entrato sulla scena Tsipras, il modello negativo è diventato positivo per una parte della sinistra: la rivincita dei poveri, il popolo contro le banche, la democrazia contro i mercati, l’orgoglio nazionale. Diventato un’icona della sinistra anti-austerity, nel giro di poche ore poi il modello-Tsipras si è trasformato nel suo opposto, in una notte di luglio: quello che firma gli accordi, governativo, realista, attento alle compatibilità.

Il voto greco non fa più paura

Domenica, 20 Settembre 2015

Articolo pubblicato il 20 settembre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La Grecia va a votare per la terza volta in un anno, ma i riflettori si sono spenti. Le elezioni di oggi, indette all’improvviso da Tsipras per rafforzare la sua traballante leadership e chiedere una nuova investitura dal basso, non sono accompagnate dall’attenzione, dalla partecipazione e dalla fibrillazione dei precedenti voti del 2015, le elezioni politiche di gennaio e il referendum di luglio sul memorandum europeo. Questo sentimento, che sta tra il disinteresse e la disillusione, si respira sia nei confini greci, nell’elettorato di Syriza che all’inizio di quest’anno entusiasticamente pensò di far cambiare rotta alla Grecia e all’Europa tutta; sia nelle cancellerie e nelle piazze finanziarie europee, per niente preoccupate dal nuovo voto. I mercati stanno tranquilli, perché sanno che la politica economica della Grecia è già scritta, qualunque sarà l’esito delle urne, in quel patto a base di austerità, tagli, tasse e privatizzazioni, che Tsipras fu costretto a firmare il 13 luglio.

Per i giovani e i poveri c'è il nulla

Mercoledì, 09 Settembre 2015

Commento pubblicato il 9 settembre 2015 sui quotidiani locali del gruppo Espresso


Case e pensioni. Pensioni e case. Da quanto tempo il dibattito, alla vigilia di ogni manovra economica, ruota attorno a queste due parole? Da Dini a Fornero, da Berlusconi (che calò in tv sulla campagna elettorale 2006 l’asso dell’abolizione dell’Ici) a Renzi (che sempre in tv ha annunciato la fine dell’attuale Tasi, erede dell’Imu, erede dell’Ici), niente sembra essere cambiato nelle priorità della politica nazionale. Nel frattempo c’è stata la più grave crisi economica dal ’29, sono passati vari governi, tre o quattro generazioni nuove si sono affacciate alla vita adulta, ma la lingua batte sempre lì: pensioni e case. Anche se la proprietà dell’abitazione riguarda pochissimi giovani (il 70 per cento dei trentenni vive ancora nella famiglia di origine, e meno della metà delle famiglie con titolare sotto i 34 anni è proprietaria nella casa in cui vive), e la questione della “flessibilità in uscita” riguarda, per definizione, solo chi è attorno ai 60 anni. Questa ossessione non è una cosa di cui il rottamatore Renzi, che si è fatto vanto della sua attenzione ai giovani, possa andare fiero.

La ripresa senza i giovani

Giovedì, 03 Settembre 2015

Commento pubblicato il 2 settembre sul quotidiani locali del gruppo L'Espresso

A guardare i numeri del lavoro, la ripresa pare avere i capelli grigi. Un bel paradosso per il giovane Renzi, che comunque non ha esitato ad aggiudicarsi il merito dei dati diffusi ieri dall’Istat, che ha rivisto leggermente al rialzo le stime del prodotto interno lordo per la prima metà dell’anno, avvicinando ormai a portata di mano l’obiettivo del governo (più 0,7 per quest’anno: siamo già a più 0,6, basta un piccolo sforzo) e al contempo ha dato i numeri del lavoro di luglio e del secondo trimestre 2015, certificando un aumento dell’occupazione tutto concentrato sulla fascia d’età che va dai 50 anni in su.  Ma al di là della polemica politica, cosa ci dicono i numeri dell’economia? La ripresa, c’è o non c’è? E, se c’è, chi ne sta godendo?

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