Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Mamme e lavoro, non si fa festa

Domenica, 14 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Mamme-lavoro-casa. Il neosegretario del Pd ha messo le mamme nella triade dei suoi slogan, attirandosi consensi, ironie, sfottò. E mai come quest’anno in vista della festa della mamma si parla tanto di condizioni materiali: di soldi e di lavoro, non solo di regali e cuoricini. Segno dei tempi, che sarà bene prendere sul serio e, andando al di là della superficie delle cose dette e promesse, valutare nel merito cosa si può fare per far risalire l’Italia dal penultimo posto della classifica europea dell’occupazione femminile. È quanto fa l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che nel suo Rapporto sulla programmazione del governo per il 2017 mette sotto la lente la proposta di ridurre il cuneo fiscale per le donne.

Divorzio, addio "soggetto debole": un regalo alle donne

Venerdì, 12 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Dimenticate Vittorio Grilli e Lisa Lowensteil, dalla cui vicenda è scaturita la sentenza della Cassazione che ha rivoluzionato il post-divorzio in Italia, stabilendo che il “soggetto debole” non ha più diritto ad avere garantito il livello di vita che conduceva con il matrimonio, ma solo a mantenere uno stile di vita dignitoso nel caso in cui autonomamente non possa raggiungerlo. E dimenticate anche Rusich vs Cecchi Gori, Lario vs Berlusconi, e altri vip.

Addio a Valentino Parlato

Mercoledì, 03 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

I grandi vecchi bisognerebbe ricordarli da giovani. Immaginando per esempio un gruppetto di persone tra i trenta e i quarant’anni, nel cuore di una carriera in un’organizzazione nella quale hanno creduto pienamente e fortemente, mollare tutto per motivi ideali, e ricominciare da capo, senza soldi né appoggio alcuno. Questo fecero nel 1969 gli “eretici” del Pci che fondarono il manifesto e intitolarono il suo primo numero “Praga è sola”, criticando l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, motivo per cui furono radiati dal partito comunista italiano.

Tra loro, Valentino Parlato, scomparso ieri all’età di 86 anni: il più giovane del gruppo, che con Rossanda, Pintor, Natoli, Castellina, Magri comincia allora un’avventura che caratterizzerà tutta la sua vita.

Alitalia, così la nazionalizzazione si è trasformata in tabù

Giovedì, 27 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Separare il mercato dalla politica, nella vicenda Alitalia, è impossibile oggi come sempre nella sua storia. Dunque è irresistibile la tentazione di leggere il No al referendum sull’accordo come una manifestazione dell’onda politica globale, ossia la coda lunga dei tanti No che vincono, dalla rivolta trumpiana negli Usa all’affermazione di Le Pen in Francia, mettendoci dentro magari anche il No al referendum di Renzi. Irresistibile, in parte fondata, ma anche pericolosa: meglio distinguere e analizzare bene il merito delle questioni, cioè fare esattamente il contrario di coloro che sguazzano in quest’onda.

In effetti, nel No che ha aperto le porte all’ultimo atto della compagnia di bandiera c’è molto di quello che genericamente si chiama populismo e che sarebbe meglio definire protesta: un voto che è prima di tutto un gigantesco benservito all’élite che lo propone, che siano primi ministri, manager o sindacalisti. Non ci fidiamo di voi, e ve lo diciamo a costo di farci del male (non lo sapevano, i poveri elettori di Trump, che per prima cosa il loro beniamino avrebbe ridotto le tasse ai ricchi?). E i dipendenti di Alitalia rischiano di farsi veramente male. E c’è l’insipienza delle élite stesse, nel rinviare i problemi o gestirli male finché questi non presentano il conto (storico il tweet di Renzi del 4 giugno 2015: «Vola Alitalia, viva l’Italia»).

Aumento dell'Iva, i conti del bilancio e la politica

Giovedì, 20 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Non tutti hanno una casa, non tutti lavorano, ma tutti consumano. Per questo l’aumento dell’Iva - l’imposta che pagano i consumatori, attualmente in Italia a tre aliquote, il 4, il 10 e il 22% - è la misura più impopolare e più efficace che un ministro dell’economia possa pensare: impopolare, perché alleggerisce il portafoglio di tutti; efficace, perché ha un gettito sicuro e immediato.

Dal punto di vista redistributivo, poi, è una manovra che colpisce di più chi ha meno: poiché i più ricchi spendono di più in assoluto, ma la quota del loro reddito destinata ai consumi è minore di quella dei poveri, che finiscono per spendere quasi tutto quel che guadagnano e difficilmente mettono da parte qualcosa. È bene ricordarlo, nello stesso giorno in cui l’Istat ci ricorda che l’11,9% degli italiani vive in povertà assoluta: sono 7,2 milioni di persone, e non possono vivere solo con pane, latte e olio (i beni di “prima necessità” con l’Iva agevolata, al 4%). Ma allora perché Padoan ha ventilato la proposta di aumentare l’Iva, causando le ire del suo “ex giovane capo” (così lui stesso lo ha chiamato), Matteo Renzi, e poi ha fatto marcia indietro dopo pochi giorni?

Manovra, le correzioni "creative" tra rigoristi e sviluppisti

Giovedì, 13 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Manovra correttiva per il 2017, Documento di programmazione economica, Programma nazionale di riforma: il sostanzioso pacchetto approvato dal consiglio dei ministri ha avuto il primo sostanziale via libera, a scatola chiusa, dal presidente della Commissione Juncker: il governo italiano è sulla strada giusta, ha detto, pur ammettendo di non conoscere i dettagli. E la stessa decisione di parlare nell’ignoranza dei dati concreti è una indicazione politica, di sostegno a un governo la cui maggioranza dovrà vedersela, nelle prossime elezioni, con forze che evidentemente preoccupano Bruxelles più dello stato dei conti pubblici italiani.

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

I 60 anni dei Trattati: sarà Unione Europea a due velocità. Passo indietro per il futuro

Sabato, 25 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

A volte nel momento del pericolo maturano le grandi svolte. Ma non sembra questo, purtroppo, il caso dei governanti dell’Unione europea che si riuniscono a Roma, per celebrare i 60 anni dalla firma dei Trattati che istituirono la prima comunità economica.

Il paradiso dell'1 per cento

Martedì, 21 Marzo 2017

Ci sono almeno 34.022 persone in Italia che potrebbero sentirsi personalmente lese dal regalo fiscale fatto ai super-ricchi con la “tassa piatta” di 100mila euro: sono i benestanti che hanno dichiarato al fisco italiano un reddito complessivo di più di 300mila euro nel 2015, e hanno pagato un’imposta media di 232.780 euro.

Tra le quinte del jobs act si gioca una partita a tre

Mercoledì, 15 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La decisione del consiglio dei ministri che ha fissato al 28 maggio il voto sui referendum sul lavoro ha ufficialmente aperto la campagna elettorale. La Cgil, organizzazione promotrice del referendum e animatrice unica ed esclusiva della campagna, fa rombare i motori e si gioca molto, in una partita che è cominciata con la raccolta di 3 milioni e 300mila firme “contro il jobs act”. Da allora, molto è cambiato nel panorama politico: è finita l’era del renzismo trionfante; il partito democratico ha subìto una scissione; la Corte costituzionale ha ridotto la carica simbolica del pacchetto referendario, bocciando il quesito sull’articolo 18; mentre il parlamento ha avviato la revisione delle norme sui voucher, altro obiettivo della demolizione referendaria – insieme all’ultimo quesito, la cui approvazione allargherebbe le tutele per i lavoratori in subappalto.

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