Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Spazio ai veri numeri dell'Italia

Martedì, 07 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il bilancio demografico del 2016, diffuso ieri dall’Istat, dovrebbe stare al primo posto nella pila dei documenti all’esame della politica economica del governo. Più dei dati sulla bassa ripresa del Pil e di quelli su deficit e debito, suona un campanello d’allarme ormai fragoroso sulle emergenze del Paese. La lunga crisi economica negli anni passati ha inciso un po’ ovunque anche sulle nascite, ma in nessun posto come in Italia, facendo emergere in modo lampante l’esistenza di quella che gli esperti chiamano la “baby recession”, la recessione dei bambini; e le caratteristiche generazionali delle cicatrici che la crisi lascia, segnando la fascia d’età più giovane che è anche quella della (perduta) fertilità.

Perché le donne continuano a guadagnare meno degli uomini

Martedì, 07 Marzo 2017

Non c’è paese al mondo nel quale sia stata raggiunta la parità salariale tra uomini e donne. Anzi, non ci si è neanche avvicinati. Il gender pay gap, il differenziale retributivo di genere, è una realtà che resiste al tempo, riducendosi molto più lentamente di tutti gli altri divari tra uomini e donne (in lavoro, istruzione, presenza nelle istituzioni e nei posti di potere). E in molti posti si è riaperto in conseguenza della crisi economica. Ma perché ancora oggi le donne guadagnano meno degli uomini?

La povertà e le risorse disperse

Mercoledì, 01 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Se i robot lavorano per noi, non è necessariamente un male: possiamo redistribuirci la ricchezza che producono assegnandoci un minimo vitale uguale per tutti. È questa la filosofia alla base del reddito di cittadinanza versione californiana: i visionari della Silicon Valley, abituati a pensare in grande, non hanno timore a misurarsi con un’utopia antica, che comincia nel Settecento, agli albori della prima Rivoluzione industriale. La proposta nel Novecento ha attraversato destra e sinistra, con accesi fautori e grandi avversari in tutti e due i campi, contrapponendo i sostenitori del diritto al lavoro a quelli del diritto al reddito. Adesso che non abbiamo né l’uno né l’altro, piomba sul nostro welfare incerto, anche in virtù della breve gita di Renzi nella Silicon Valley.

Bye bye, vecchie university

Sabato, 25 Febbraio 2017

Articolo pubblicato su Il Venerdì della Repubblica, il 24 febbraio 2017

Qualche dubbio, dopo il voto su Brexit, Alice lo ha avuto. «Mi sono chiesta se restare in un posto che non è più lo stesso». Anche se il posto è Oxford, che oltre a tutte le altre medaglie ha il sesto posto nella classifica mondiale delle università più internazionali. «Ma poi ho deciso: la mia vita è qui finché non mi cacciano». Alice Lazzati è una ricercatrice di ventinove anni e di frontiere non vuole sentire parlare, neanche nel suo campo di studio: a cavallo tra economia e sociologia, da Milano (Bocconi) a Oxford, dove sta finendo il dottorato.

Pd, se il partito è al maschile non è questione di quote

Martedì, 21 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Per la grammatica, il partito è un sostantivo maschile singolare.  La scissione, invece, è un nome femminile. Così anche l’assemblea. Ma nell’ultima vicenda che ha occupato le cronache politiche nel centrosinistra, i nomi propri sono tutti maschili: Matteo (due volte: Renzi e Orfini), Michele (Emiliano), Pierluigi (Bersani), Roberto (Speranza), Enrico (Rossi). Dietro le quinte, Massimo (D’Alema). A sorpresa, tra gli oratori di peso, Walter (Veltroni). In low profile, il capo del governo, Paolo (Gentiloni). Mentre, molti chilometri più su, in quel di Rimini nasceva Sinistra Italiana, affidandosi a un Nicola (Fratoianni), con la separazione annunciata di un Antonio (Scotto). Nel mezzo, il campo progressista di Giuliano (Pisapia). La sinistra e i suoi eredi hanno tanti problemi, evidenti. Più uno, mastodontico ma ignorato: sono scomparse le donne.

Incognite e rischi eccezionali

Mercoledì, 15 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Un clima più disteso nelle trattative con la Commissione Ue, un numeretto dell’Istat che va all’insù, le baruffe politiche che per quanto accese sembrano consentire al governo Gentiloni la sopravvivenza per fare la manovra-bis, adesso, e forse anche la prossima finanziaria: può bastare questo ad allontanare le nuvole dall’economia italiana? Purtroppo la risposta è negativa, se la stessa Commissione nelle sue previsioni d’inverno parla di «rischi eccezionali» che l’Europa si trova a fronteggiare, e se guardiamo gli ultimi numeri dell’Italia in una prospettiva più lunga di qualche mese.

Protezionisti di tutto il mondo...

Sabato, 11 Febbraio 2017

Quest’Europa sta spaventando il mondo, disse qualche anno fa l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama registrando con stupore e paura lo spettacolo della prima, o seconda (dipende dai criteri di calcolo) economia mondiale, quella dell’Unione europea, che si stava incartando sulla crisi greca. Era l’anno 2011, gli Stati Uniti erano usciti dalla loro crisi del debito privato e di qua dall’Atlantico si sceneggiava la crisi dei debiti pubblici. Adesso sono gli Stati Uniti che stanno spaventando l’Europa: il secondo o terzo (anche qui, dipende dai criteri di calcolo) attore del commercio mondiale che sposa e propaganda una politica protezionista, o mercantilista.

Nell'Europa in crisi la doppia velocità non è una via d'uscita

Domenica, 05 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Chissà se si avvererà la profezia di Ted Mulloch, il nuovo ambasciatore americano venuto a portare pena a Bruxelles, che ha paragonato l'Unione europea a quella sovietica prima del crollo. Sta di fatto che l'uscita di Angela Merkel al termine del vertice che era dedicato proprio alle contromisure da prendere verso i nuovi Stati Uniti, ostili e protezionisti, appare andare nella stessa direzione auspicata dal poco diplomatico ambasciatore. Dal vertice che si terrà in Italia il 25 marzo per celebrare i sessant'anni del Trattato di Roma, ha detto Merkel, potrebbe uscire per la prima volta scritta nero su bianco la formula che sin dall'inizio del progetto di unione monetaria è stata il sogno di alcuni e l'incubo, di altri: l'Europa a due velocità. Nella quale, come nella fattoria degli animali di Orwell, tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

Cosa vuole la lobby delle università telematiche dal senato

Venerdì, 03 Febbraio 2017

Hanno macinato studenti e profitti, in una crescita mirabolante, negli anni in cui l’università statale perdeva colpi. Riempiono cartelloni pubblicitari e spot dalle radio al cinema, con i loro studenti sorridenti davanti al laptop nei parchi. E adesso riescono nell’impresa di riunire quasi tutto l’arco parlamentare, altrimenti litigiosissimo, in una guerra sotterranea di emendamenti in quella fiera delle lobby che è l’esame del “milleproroghe”.

Manovra e voto, il grande puzzle dopo la sentenza della Corte

Domenica, 29 Gennaio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Dal pomeriggio del 25 gennaio, subito dopo la decisione della Corte costituzionale sull’Italicum, lo spread tra i titoli italiani e tedeschi ha ripreso a salire e alla fine della settimana era di 177 punti. Non è un dato tecnico-finanziario, ma politico: vuol dire che diventa sempre più probabile che lo Stato italiano debba pagare di più chi gli presta soldi. E dunque che la spesa per interessi salirà, andando a sua volta a formare nuovo debito. Ma questo è solo il primo “effetto collaterale” dello scenario politico che si è aperto con la sentenza della Corte. Gli altri si giocano tra Roma e Bruxelles, e dipendono dall’esito del braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione sull’eventualità ed entità della manovra correttiva per il bilancio del 2017. Un puzzle creato dalle stesse regole che l’Unione europea si è data alla sua nascita, che vanno a precipitare nel pericolosissimo crocevia politico dell’anno, con la Brexit in corso e i principali Paesi alle urne.

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