Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Per i tagli alle tasse caccia a 30 miliardi

Mercoledì, 22 Luglio 2015

Quest'articolo è stato pubblicato il 21 luglio sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il primo giro di boa si chiama Spending Review e vale 10 miliardi. Il secondo si chiama Commissione europea, e vale almeno 16 miliardi, che potrebbero salire a 20. Questa la doppia scommessa contabile sulla cui riuscita Matteo Renzi conta per trovare i soldi necessari a finanziare il suo piano di riduzione fiscale di qui al 2018. E poiché, in tema di tasse, un’esperienza ormai antica ha mostrato la distanza tra il dire e il fare, gli occhi di tutti sono puntati lì: sulla copertura finanziaria della “rivoluzione copernicana”. Affidata a Yoram Gutgeld, commissario renziano alla spending review, e alla diplomazia del ministro Padoan presso Bruxelles.

Il primo passo, quello dell’abolizione della Tasi sulla prima casa, è tutto sommato il più facile. Vale “solo” 3,5 miliardi l’anno (sui 23 che vengono dalla complessiva tassazione sulla casa), che salgono a 4,5 o poco più se si aggiungono le altre due promesse di Renzi, che graziano i terreni agricoli e gli “imbullonati”. La platea interessata è però ampia, essendo il 76,6% le famiglie proprietarie di prima casa: queste avranno un vantaggio economico medio di 200 euro l’anno, ha calcolato ieri la Uil. Diciassette euro al mese, ha precisato il centro studi Nomisma, secondo il quale la misura avrà un impatto “piuttosto modesto” sul settore delle costruzioni. Sarebbe stato più equo, dice Nomisma, fare la riforma del catasto e far pagare dunque le tasse in base a valori più vicini a quelli di mercato. Ma questa riforma solo pochi giorni fa è stata stoppata in consiglio dei ministri, per le preoccupazioni legate al fatto che in alcune zone, dove più forte è la distanza tra valori di mercato e valori fiscali, ci sarebbe stato un aggravio fiscale politicamente poco gestibile: è il caso di parecchi centri della Toscana, dove le rendite triplicherebbero, e di città come Genova. Bloccata la rivalutazione del catasto, Renzi ha poi sorpreso tutti con l’annuncio dell’abolizione della tassa sulla prima casa: nella nuova “local tax”, le prime case dovranno dunque restare del tutto fuori. Cosa che forse renderà più semplice, quando si riprenderà in mano la scottante questione del catasto, rivedere i valori immobiliari e le relative aliquote (in sostanza, far pagare alle seconde case nelle zone con maggiori valori di mercato il ‘conto’ delle prime): ma per quel processo servono comunque cinque anni, mentre l’abolizione della tassa sulla prima casa va finanziata già dal 2016. E subito dopo, nel 2017, bisognerà trovare ben 15 miliardi per coprire le riduzioni di Ires e Irap alle imprese. Per finire, nel 2018, con la rimodulazione dell’Irpef per un sollievo fiscale di altri 15 miliardi. I tagli alla spesa pubblica ai quali sta lavorando Gutgeld ammontano a 10 miliardi, e il loro incasso è già più che ipotecato dalla necessità di non far scattare la clausola di salvaguardia per i conti 2016, cioè di evitare l’aumento dell’Iva e il taglio delle detrazioni: un’ipoteca pesantissima, che vale 17 miliardi per l’anno prossimo, sale a 25 per il 2017 e a 30 nel 2018.

E allora, come si fa? Nei piani del governo, la spending review dovrebbe servire come biglietto da visita, per convincere Bruxelles della bontà delle riforme italiane e strappare due concessioni: non solo la possibilità di portare il nostro deficit pubblico più vicino al 3% del Pil (dall’1,8), ma anche l’ulteriore rinvio del fiscal compact, che ci imporrebbe di tagliare il deficit l’anno prossimo di mezzo punto di Pil. Tradotto in cifre: poiché un punto di Pil vale più o meno 16 miliardi, una concessione del genere finanzierebbe buona parte della rivoluzione renziana. Il resto potrebbe venire, secondo le teorie “dell’offerta” care all’economista Gutgeld, cresciuto alla scuola della società di consulenza privata McKinsey, dallo stimolo all’economia che questa generale riduzione delle tasse dovrebbe portare. Se passerà i primi due giri di boa.

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