Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Ici abolita, quel che resta ai Comuni

Venerdì, 16 Ottobre 2009

E' passato quasi in sordina, nei giorni scorsi, l'annuncio del governo che si è detto pronto a trasferire entro la fine dell'anno altri 1,2 miliardi ai Comuni per compensarli della perdita del gettito Ici. Una sanzione definitiva – se ancora ce ne fosse bisogno – di quel che è avvenuto nel sistema fiscale e delle autonomie italiane quando il governo Berlusconi ha abolito l'Ici sulla prima casa. Adesso sappiamo, più o meno, quanto quella manovra è costata, e come ha ridisegnato il sistema fiscale italiano spostando un pezzo delle sue risorse dalle periferie al centro, cioè in direzione opposta a quella che i partiti al governo affermano di voler seguire.

A suo tempo, quando appena vinte le elezioni del 2008 il governo Berlusconi-Tremonti ha abrogato del tutto l'Ici sulla prima casa – che già era stata di fatto abolita, per i proprietari a più basso reddito, dal precedente governo Prodi -, i Comuni ebbero ampie rassicurazioni: sarete risarciti del mancato incasso. Già. Ma quanto è il mancato incasso? Partirono sfide a colpi di stime e controstime (molto utile e riassuntivo l'articolo di Bruno Caprettini e Corrado Pollastri, L'Ici si è rotta, ma chi (e quanto) paga?). I Comuni alzarono la voce, con l'avvicinarsi della chiusura dei bilanci 2008 e dei preventivi per il 2009 senza alcun lume su quanto sarebbe arrivato dallo Stato. Qualcuno – il Comune di Genova, per esempio – arrivò addirittura a fare due bilanci di previsione, un Piano A e un Piano B, modulati diversamente a seconda di quanti soldi sarebbero arrivati dallo Stato a copertura dei mancati incassi Ici. La vicenda delle compensazioni Ici si è trascinata, andandosi a incastrare con quella del Patto di Stabilità e comprimendo ancora di più i bilanci dei Comuni.

Adesso, il sottosegretario Davico – che sull'home page del suo sito riproduce le parole del grande padre del federalismo, Umberto Bossi, “La Lega è come un bambino, è il frutto dell'amore” - dà qualche numero utile per fare un bilancio, annunciando entro la fine dell'anno l'arrivo di 1 miliardo e 200 milioni per coprire l'ammanco Ici. 1,2 miliardi, che andrebbero ad aggiungersi al 2,6 erogati nella prima parte del 2009. E che però dovrebbero anche coprire un buco di 436 milioni rimasto dall'anno scorso. A conti fatti, il beneficio portato nelle tasche dei proprietari di case – che non sono dei ricconi, ma neanche, per definizione, dei senzatetto – costa tra i 3,5 e i 3,8 miliardi l'anno allo Stato. Questa somma, prima gestita autonomamente dai Comuni, deve essere adesso annualmente pietita presso lo Stato centrale: o i Comuni si rassegnano a tagliare parte di servizi e prestazioni ai cittadini, o aspettando l'elemosina dal Davico di turno, restando fino alla fine dell'anno nell'incertezza sull'effettiva erogazione della somma. E' questo il federalismo che si invoca e celebra ogni anno armeggiando con le ampolle dalle parti del dio Po?

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