Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Il club privé dell'emergenza

Domenica, 07 Marzo 2010

Introduzione al saggio pubblicato sul numero "Destre e/o libertà", n. 3/10.

Prima c'era lo Stato minimo, il mito liberale. Poi lo Stato interventista, la bestia che gli anni '80 e '90 si sono incaricati di affamare. Adesso lo Stato salvagente, in mezzo mondo occidentale tranne che nelle nostre terre. Dove invece trionfa lo Stato privato, un nuovo modello (chiamiamolo così) di intervento pubblico nell'economia. Esploso nelle cronache con il caso Bertolaso, ma che va ben oltre i confini del regno della Protezione civile. Punto di partenza è sempre un’emergenza: il terremoto, il fango, l'acqua; ma anche l'interesse nazionale, la crisi economica, i Nimby che rallentano i lavori, la suina, le carceri che scoppiano, la difesa della patria, l’esposizione universale, il ritorno del nucleare. Un'urgenza vera o presunta, ma sempre usata – a tutti i livelli istituzionali - come un clic, un interruttore che spegne ogni luce nella zona grigia che sta tra politica e imprese, facendone il regno degli accordi riservati. Crony capitalism, lo chiamano gli anglosassoni: capitalismo degli amichetti, dei compari, dei furboni dei quartieri alti. A rompere le comunelle, ci sarebbero regole, gare pubbliche, procedure, controlli di soggetti terzi: tutte quelle pastoie che il governo ha buttato via, costruendo pezzo a pezzo un nuovo regime di governo della zona grigia. Un regime a trattativa privata, che ci ha traghettati dal mercatismo all’affarismo; dall’esaltazione ideologica delle virtù magiche del mercato, rinfacciata da Tremonti al centrosinistra, alla gestione diretta degli affari di una ristretta cerchia di amici e clienti del sovrano e dei suoi feudatari. Tanti i capitoli del nuovo corso; quasi tutti si aprono con due parole: “disposizioni urgenti”. (...)

su Micromega, in edicola e in libreria, numero 3/2010

Aggiungi un commento