Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Il frantumatore dell'Ue adesso abita all'Eliseo

Venerdì, 28 Luglio 2017

Articolo pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Espresso

Nell’Acea, la società che rifornisce di acqua la capitale d’Italia, c’è un azionista francese, Suez, che con il 23,3 per cento è il primo socio privato del gruppo, il cui controllo è nelle mani del Comune di Roma. Quello in Acea è solo un avamposto (più visibile, dato il momento, tra emergenza siccità, scontri politici e inchieste giudiziarie) di un esercito di aziende francesi in Italia, in tutti i settori, più spesso in posizione di controllo che di minoranza. Sono stati più di 100 i miliardi di euro investiti da società francesi in acquisizioni italiane negli ultimi venti anni, contro i 52 miliardi del flusso opposto, dall’Italia alla Francia. Conteggio che non comprende l’ultima, il colpo grosso messo a punto da Fincantieri con l’acquisizione del 66,6 per cento di Stx, i cantieri navali di Saint Nazaire. Per bloccarlo, il governo francese ha deciso il ricorso all’arma estrema, la nazionalizzazione. Trasformando quello che pareva solo un braccio di ferro affaristico-politico in una fiera dei paradossi; dando la prima reale prova della politica economica di quell’oggetto misterioso che è apparso improvvisamente nel firmamento politico, Emmanuel Macron; nonché sferrando l’ennesimo colpo a un’Unione europea sempre più agonizzante.

Il primo paradosso è proprio in quella bandiera europea sotto la quale, accompagnato dalle note dell’Inno di Beethoven, il presidente francese ha fatto la sua prima passeggiata all’Eliseo: dedicandosi attivamente, subito dopo, a frantumare ogni parvenza di solidarietà europea, prima di tutto sulla questione dei migranti e rifugiati, poi nelle sue iniziative unilaterali in Libia, e adesso in economia.  Da quella passeggiata a oggi, il cammino di Macron si è manifestato molto più simile all’antico nazionalismo francese che all’europeismo moderno che ha illuso qualcuno; risvegliando la memoria degli storici che ben sanno che, nel processo di costruzione di un’ormai lontana Europa federalista, i francesi hanno frenato sempre e molto più dei rigorosi tedeschi.

Passando all’economia, i paradossi si moltiplicano. Il moderno Macron, banchiere e liberale, che straccia come un foglietto di nessun valore un’acquisizione fatta sul mercato, nonché la parola presa dal suo predecessore Hollande. Peggio: il suo ministro dell’economia, che viene dalle fila della destra liberista, che firma la prima nazionalizzazione della “Macronomics”. Un ribaltone che fa saltare tutti gli schieramenti tradizionali: se è vero che, in casa Stx, i sindacati sono tutt’altro che contenti della nazionalizzazione, anzi la Cgt non fa mistero di preferire una soluzione industriale straniera a una pubblica interna. E l’Europa, pronta ad alzare il ditino a ogni sospetto di aiuto di Stato, che si appresta a fare buon viso al nuovo gioco, e digerire l’esercizio della golden share francese a tutela dell’industria strategica delle navi da crociera e delle fregate militari.

Annunciando la sua clamorosa decisione, ieri il ministro francese dell’economia l’ha definita una “nazionalizzazione temporanea”; facendo capire che è solo una mossa, molto dura ma non definitiva, sulla strada del negoziato con l’azienda pubblica italiana. Il tempo ci dirà se tutto ciò prelude a un nuovo accordo, nel quale il governo francese possa salvare la faccia dell’orgoglio nazionale mantenendo la sostanza dell’accordo; oppure se finirà in rottura definitiva, e se dietro c’è una nuova strategia di alleanze del complesso politico-economico-militare d’Oltralpe. In ogni caso è evidente che parliamo di complessi e di politiche nazionali, con buona pace della retorica sulla più grande area economica integrata del mondo – l’Europa – e sul suo glorioso futuro politico. Con l’Italia in evidente difficoltà, se non altro perché ha meno alleati nel resto dell’Europa (il caso delle banche lo ha appena dimostrato) e perché in perenne campagna elettorale. Di positivo però, c’è la caduta di alcuni miti e ipocrisie, come quella del libero mercato, perennemente sbandierata ma solo dalle parti dei più deboli; e l’annientamento delle tradizionali linee di divisione destra/sinistra, tutte in attesa di essere ridisegnate. Cos’è l’interesse nazionale? E quello europeo? E quello pubblico? Il Macron della marsigliese ha dato la sua risposta, evocando più Trump che Mitterrand. 

Aggiungi un commento