Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Il miniboom estivo non è sufficiente per festeggiare

Venerdì, 11 Agosto 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Caldo, automobili e incentivi del governo guidano la ripresa d’estate dell’economia italiana. Anche se ieri il dato sul commercio estero può essere sembrato una piccola doccia gelata, l’insieme dei dati sfornati dall’Istat negli ultimi giorni ha un segnale positivo che fa ben sperare il governo. Soprattutto uno dei suoi membri: il ministro dell’economia Padoan, che attende da una possibile nuova revisione al rialzo del Pil un piccolo sollievo alla gravosa manovra che dovrà comunque fare in autunno. Ma per capire se tutti possono cantare vittoria, e se mentre “commemoriamo” il decennale della grande crisi possiamo brindare davvero a un nuovo corso, è bene guardare a tutta la storia che i dati sulla produzione industriale e sull’export ci raccontano.

Cominciamo dall’ultimo, quello pubblicato ieri sulla bilancia commerciale del nostro Paese. Le variazioni di giugno sono negative, sia per le esportazioni (meno 1%) che per le importazioni (meno 2,9%). Il saldo finale resta in attivo, ma con una leggera riduzione, dai 4,7 miliardi del giugno 2016 ai 4,5 del giugno di quest’anno, che salgono a 7,1 se non si conteggia il settore dell’energia, della quale l’Italia è importatore netto. Ma il mese di giugno, chiudendo il semestre, permette anche di fare un bilancio di metà anno delle relazioni commerciali con l’estero dell’Italia, dal quale viene fuori un segno nettamente positivo: 19,1 miliardi di avanzo commerciale, 36 al netto del settore energetico. Se il dato di giugno è, nella direzione, di segno opposto a quello della produzione industriale, la sua composizione – come la composizione dell’export di tutto il primo semestre – ricalca quella del mini-boom italiano: con il settore delle automobili, quello chimico e farmaceutico e quello alimentare a trainare, e una forte spinta dal settore dell’energia, sia all’importazione come prodotti grezzi che all’esportazione come prodotti raffinati.

Il gran caldo, infatti, ha dato una forte spinta ai dati positivi di giugno. E questo, a causa dell’impatto sul consumo di energia per condizionare e refrigerare. L’energia guida l’aumento mensile della produzione industriale (+ 5,7% da maggio a giugno, mentre è + 1,1 l’indice medio) e anche quello tendenziale, da un anno all’altro (+ 10,8%). Tra qualche settimana se ne potranno vedere anche gli effetti economici negativi – in termini di produzione agricola e sue esportazioni, che già le associazioni di coltivatori paventano – ma per ora il contributo dell’eccezionale ondata di caldo ai numeri dell’economia è stato paradossalmente positivo: in qualche modo, confermando il celebre discorso del ’68 di Bob Kennedy sul Pil che “misura anche le ambulanze che servono per soccorrere i feriti sulle strade e le opere necessarie dopo le inondazioni”, quindi anche eventi che di fatto non aumentano il nostro benessere.

Aumenta invece il benessere dei tecnici del ministero delle finanze, chiamati a una missione impossibile per la manovra d’autunno: disinnescare la clausola automatica che farebbe scattare l’aumento dell’Iva, ma allo stesso tempo sostenere la ripresa economica e (obiettivo non esplicito) la campagna elettorale dei partiti di governo. Poiché gli obiettivi di deficit si calcolano in percentuale del Pil, ogni revisione al rialzo delle previsioni sul prodotto alleggerisce la quantità di tagli e tasse da prevedere. E il Pil 2017, che del Def del governo era inizialmente previsto all’1,1% e che quasi tutti i centri studi stanno correggendo al rialzo (i più ottimisti sono in Banca d’Italia, che prevede + 1,4%), potrebbe riservare sorprese. Il 16 agosto, quando ci sarà il verdetto ufficiale dell’Istat sul secondo trimestre, si avrà qualche elemento in più; ma il dato della produzione industriale di giugno, non previsto dagli analisti, fa ben sperare chi sta al timone dei conti pubblici e deve fare slalom tra i paletti europei.

Ma l’effetto sorpresa è limitato all’entità dell’aumento della produzione industriale, mentre nulla di nuovo – se si esclude appunto l’effetto-caldo – c’è nella sua composizione: automobili (più 19,9% la produzione tendenziale a giugno), altri mezzi di trasporto (più 13,6%), farmaceutici (più 18,5%). I settori che guidano la ripresa della produzione sono anche quelli primi nella classifica delle esportazioni. Particolarmente forte il contributo dell’interscambio di automobili (e loro componenti) tra Italia e Stati Uniti: effetto Fiat-Chrysler, non solo sulla produzione Fca ma anche sul suo indotto. Da parte governativa si sottolinea anche il contributo possibile ai conti di giugno dell’entrata a regime degli incentivi fiscali di Industria 4.0. Che però sono stati utilizzati quasi tutti al Centro-Nord e in piccolissima parte al Sud. Possibile che sulla produzione farmaceutica abbia pesato, in parte, anche la necessità di rifornimento di vaccini in seguito al decreto Lorenzin: ma va detto che il boom del farmaceutico dura ormai da mesi (mentre il decreto è di giugno) e che è trainato dalla domanda estera. Se dunque ci sono motivi per festeggiare il piccolo boom d’estate italiano, c’è anche di che preoccuparsi per il fatto che è limitato a singoli settori e zone d’Italia; e che non pare ancora aver prodotto ingenti quantità di nuovi posti di lavoro, se è vero che i dati positivi sull’occupazione sono prevalentemente dovuti a quelli “vecchi” che permangono perché i loro titolari vanno in pensione più tardi.

 

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