Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Il tecnico popolare deve fare anche scelte impopolari

Lunedì, 08 Febbraio 2021

Mario Draghi non è il primo tecnico a essere chiamato a guidare un governo italiano e con tutta probabilità non sarà l’ultimo. Troppo profonda e strutturale è la crisi dei partiti politici per pensare che sia solo un traghettatore a una nuova fase nella quale il meccanismo della democrazia parlamentare tornerà a funzionare fluido, e troppo frammentato è il quadro della rappresentanza per prevedere che – quando prima o poi si tornerà a votare – ne uscirà come per magia un qualche quadro razionale. Ma l’esperimento Draghi si preannuncia profondamente diverso da quelli del passato: Dini, Ciampi, Monti.

In tutte e tre queste esperienze – lontane tra loro, al punto che forse non si può neanche annoverare Dini tra i governi tecnici, ministro del tesoro del primo governo con gli ex fascisti e i leghisti in maggioranza – l’ascesa di una persona scelta nel gotha dell’economia per le sue competenze e relazioni era legata all’emergenza economica e alla necessità di prendere decisioni impopolari, rispetto alle quali i partiti volevano restare un passo indietro, non metterci in prima battuta la faccia e le mani (non riuscendoci peraltro, ma questo è un altro discorso).

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