Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Italiano a ostacoli

Sabato, 23 Maggio 2009

“Io preferirei che ci fosse una legge che obbliga tutti a studiare l'italiano, ma allo stesso tempo dobbiamo dare loro un'offerta migliore”. Chi parla è il preside Ernesto Passante, coordinatore a Verona di una rete di dieci Centri territoriali permanenti: i Ctp, meno noti dei famigerati Cpt e molto più utili. Nei Ctp studiano la lingua italiana oltre 200.000 stranieri adulti: sparsi in 524 centri in tutt'Italia, unico segmento in forte crescita nell'ambito di un settore della nostra scuola, quello dell'educazione degli adulti, nel quale siamo agli ultimi posti in Europa. Ma anche i Ctp, come il resto della scuola pubblica, sono sotto la scure del governo: 1.200 insegnanti in meno, secondo quella “bibbia” dei tagli che è la legge Tremonti, la 133 del 2008. Un paradosso, visto che intanto la domanda di chi vuole imparare l'italiano cresce: e tutti, dalle aziende alle istituzioni locali, premono perché l'integrazione cominci proprio dall'abc, dalla lingua. Non che l'italiano si possa studiare solo nei Ctp. Ci sono i corsi delle associazioni, delle onlus, dalla Caritas all'Upter: ma certo stare dentro il sistema della scuola pubblica, che magari è la stessa che frequentano i propri bambini, ha i suoi vantaggi. Ci si può limitare a studiare l'italiano, oppure prendere la licenza media o altro. Per ora, i corsi più frequentati sono quelli dalle 40 alle 90 ore, organizzati con un orario flessibile per tener conto delle esigenze di chi lavora. Le cose cambieranno dal 2010, con l'entrata a regime dei tagli e l'arrivo di una riforma complessiva, che in realtà doveva partire già quest'anno ma è stata rinviata. Questa riforma trasformerà i Cpt in Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (Cpia): non cambia solo il nome, ma anche la sostanza, poiché i corsi di lingua per gli stranieri verranno a trovarsi nello stesso calderone delle scuole serali e dei corsi professionalizzanti. C'è chi teme che, così, gli stranieri che vogliono imparare l'italiano ma hanno già un lavoro che li impegna tutto il giorno siano scoraggiati dall'iscriversi a corsi dalla durata troppo lunga, fino a 400 ore. Non solo. Il preside Passante teme che l'organizzazione si irrigidisca, perché “i corsi serali sono legati alle sedi delle scuole superiori”. Mentre la flessibilità, in questo campo, conta molto. “Dobbiamo organizzare corsi per persone provenienti da paesi diversi, con caratteristiche differenti: un conto è insegnare l'italiano a una persona diplomata o laureata nel proprio paese, un conto insegnarlo a chi non sa scrivere neanche nella propria lingua”, dice Passante. Che racconta dell'esperienza del Triveneto, nella quale anche le amministrazioni locali hanno messo parecchi fondi per potenziare l'istruzione degli adulti stranieri. Adesso, si aspetta di capire che piega prenderà la riforma. Della quale per ora una sola cosa è chiara: bisogna risparmiare soldi, cioè insegnanti.  E per farlo, il governo ricorre a un trucchetto: l'organico si calcolerà non sulla base degli alunni iscritti, ma di quelli “scrutinati” negli anni scorsi. Ma lo scrutinio, l'esame finale, non sempre c'è, e non tutti ci arrivano. Così, con le nuove regole, molti aspiranti studenti della lingua italiana rischiano di restare fuori.

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