Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

La new economy di Sant’Antonio

Venerdì, 27 Novembre 2009

Da qualche tempo circola una particolare catena di Sant’Antonio elettronica: una lettera che alcuni di noi hanno ricevuto e smistato, e che recita così:
"Cari Amici, scusate se vi chiedo un piccolo aiuto; io e altri 1191 colleghi della ditta Agile ex Eutelia (tutti derivanti da aziende come Olivetti e Bull): a fine anno saremo tutti licenziati probabilmente senza poter usufruire degli ammortizzatori sociali. Ben presto a noi si uniranno altri 6600 colleghi di Phonomedia uno dei più grandi call-center in Italia.
Tutto ciò grazie a degli imprenditori che qualcuno, con un eufemismo, ha definito "diversamente onesti". Questo sta accadendo nel silenzio più totale, nonostante varie manifestazione anche eclatanti (incatenamenti davanti a ministeri competenti, salite sui tetti delle sedi, occupazioni delle sedi), sembra che nessuno si accorga di noi.
Il governo ci ignora, sembra che il destino di quasi 9000 famiglie non lo interessi nemmeno! Non stiamo percependo alcun stipendio nè rimborsi spese ormai da 3 (tre) mesi (conosco colleghi cinquantenni, con mutui e/o affitti, che per mantenere la famiglia chiedono soldi a genitori e suoceri!)
Vista la situazione qualcuno ha pensato di usare il tam-tam delle mail come la vecchia "catena di S. Antonio", per fare conoscere la nostra situazione al più alto numero di persone possibile, sperando che arrivi alle orecchie di qualcuno...  "in alto".
Tutto quello che vi chiedo è: inviare al più presto una mail con l'allegato al maggior numero di amici possibile, con la preghiera che loro lo inviino al maggior numero di amici possibile.
In questo modo in pochi giorni migliaia, forse,milioni di persone saranno al corrente di quanto ci sta succedendo e chissà che la voce non arrivi a chi è in grado di farsi sentire.
Per cortesia, fate capire ai vostri amici che NON è la solita catena di Sant’Antonio, NON è uno scherzo, si tratta di 9000 famiglie che non sapranno come arrivare a fine mese!".

Segue il nome e anche il numero di telefono dell’autore. Il quale con tutta evidenza ha lanciato la sua disperata catena di e-mail prima che il caso della sua azienda - l’Eutelia, anzi “l’ex Eutelia” - diventasse di dominio pubblico in seguito a un episodio di cronaca che, all’alba del 10 novembre 2009, ci ha portato dritti dritti dal mondo della new economy e delle aziende hi-tech ai padroni delle ferriere ottocenteschi: il blitz di un gruppo di vigilantes, travestiti da poliziotti, nella sede romana di una delle filiali del gruppo, occupate dai lavoratori in mobilitazione a difesa del proprio posto di lavoro. Il blitz era guidato dall’ex amministratore delegato di Eutelia, società che però al momento del blitz stesso non era più formalmente “padrona” dello stabilimento, avendo già provveduto a mettere tutto il dipartimento dell’information technology (IT) in una scatola chiamata “Agile” che è stata venduta a un’altra società, di nome Omega. Un intreccio di nomi e di fatti che fa già capire quanto la storia sia complicata: ma vale la pena raccontarla, per capire non solo lo stato del lavoro - costretto alle catene di mail per sfondare il muro della comunicazione - ma anche quello dell’industria italiana. Nello spezzatino dell’ex Eutelia infatti c’è una buona parte dell’ex gloriosa industria elettronica ed informatica italiana, compresa quella che portava il nome di Adriano Olivetti.
La nostra new economy
La crisi mondiale, si dice. Senonché, vicende come quelle di Eutelia danno l’impressione di avere poco a che vedere con la crisi nata sul crack subprime, e poi diffusasi in tutto il mondo con effetti dirompenti sui redditi e il lavoro. Ovviamente il calo della domanda, le difficoltà del credito, il cattivo andamento delle borse mondiali possono aver contribuito a far precipitare la crisi: alla cui base però, a ben guardare, c’è ben altro, e cioè la fragilità di base di interi settori “industriali” e l’avventurismo di alcuni imprenditori - ma forse sarebbe meglio chiamarli impresari, come quelli di Silone in Fontamara che truffavano i contadini sui calcoli dell’acqua. I quali prima hanno comprato senza un vero progetto industriale (e spesso senza soldi) e adesso possono essere tentati di usare la crisi mondiale come potente alibi per liberarsi di carichi da tempo pendenti.
Eutelia è uno dei fenomeni tipici da new economy: nasce come provider di internet nel ’98, e in dieci anni si gonfia sempre più, passando da 40 a 2.700 dipendenti. Se inizialmente infatti fornisce servizi internet, man mano allarga il campo del suo business facendo shopping: acquisendo cioè pezzetti informatici qua e là, da grandi società più blasonate, che si liberano del settore IT perché non vogliono investirci, o vogliono concentrarsi su altro, o perché sono multinazionali che hanno perso interesse per l’Italia. Così, negli anni, Eutelia Spa - che fa capo alla famiglia Landi, la quale la controlla attraverso diverse società - compra a più non posso: il ramo telematico della Edison, i resti del sogno della internet-tv di Freedomland (frutto della fantasia di un imprenditore famoso ai tempi della bolla da new economy, finito poi in guai giudiziari), Noicom dalle municipalizzate del Nordovest, C3 e Alpha Telecom dal gruppo Tele 2. E Getronics, ovvero quel che resta dell’eredità informatica del gruppo Olivetti: già dimagrita, in seguito alla cura della multinazionale olandese, con riduzione di un terzo del personale e l’abbattimento del capitale sociale, infine ceduta a Eutelia nel 2006 per il corrispettivo simbolico di 1 euro.
Insomma: mentre ci riempivamo la bocca - e le pagine di giornali, e libri di economia - sull’importanza delle tecnologie, sui settori economici del futuro, sulle autostrade informatiche e sulla rivoluzione internettiana, la grande industria usciva dal settore, si dedicava ad altro. Mentre una pattuglia di avventurieri ramazzava qua e là tutti i pezzi rimasti in giro, dell’industria privata e pubblica.
La bolla della new economy, che ha fatto molte vittime in tutto l’occidente ricco e che, con il suo scoppio, ha anticipato di qualche anno la crisi più grave, quella che stiamo vivendo adesso, c’entra fino a un certo punto: perché è vero che è stata l’euforia finanziaria e borsistica a permettere avventure di questo tipo, ma solo da noi ha preso la forma di “raccolta differenziata” di rifiuti (o gioielli, in molti casi) dell’industria del passato. Questo può spiegare, almeno in parte, il perché della drammatizzazione improvvisa degli ultimi mesi che - spiegano i lavoratori e i sindacati - non trova ragioni in cambiamenti reali del portafoglio ordini: vale a dire, in molti casi il lavoro c’è, ma non c’è più il padrone. Si è dileguato, ha messo in vendita i pezzi del suo piccolo impero.
Nuova economia, vecchi metodi
Se si cerca negli archivi dei giornali specializzati, fino al 2007 si trovano annunci roboanti dalle fonti ufficiali Eutelia: performance di borsa, nuove acquisizioni, e anche la promessa del prossimo sbarco in business allettanti, come quello della gara wi-max. Poi, improvvisamente, nella primavera 2008, la doccia fredda: si annunciano perdite per quasi 200 milioni, va rifatto il piano industriale, le società di certificazione minacciano di non firmare il bilancio. La mitica IT, l’information technology, diventa un fardello di cui liberarsi. E allora, si costruisce una scatola ad hoc, la si chiama Agile, e ci si mette dentro tutto ciò che si vuole dismettere: operai, tecnici e debiti. Da un giorno all’altro, per quasi 2.000 persone, quello che era già un brutto sogno - l’apertura di procedure per la cassa integrazione, il prospettarsi di periodi di ristrutturazione - diventa un incubo: il padrone si è dileguato, ha venduto a una società che, a quanto si sa dal suo passato, è specializzata nei fallimenti. Il resto è cronaca recente: quella raccontata nella mail della catena di Sant’Antonio riportata all’inizio (dove si parla di quasi 10.000 posti di lavoro perché tanti sono, se si considera anche tutto l’indotto); quella delle occupazioni; quella del blitz improvviso e squadrista nella sede occupata, che ha sortito l’effetto opposto a quello desiderato, accendendo i riflettori sulla protesta. Che ora è salita a Palazzo Chigi e vede la mediazione del governo - che è peraltro uno dei clienti dei servizi telematici dell’ex Eutelia. Si cercherà un compromesso, per una volta ancora si socializzeranno le perdite, si proverà a dare qualche ammortizzatore in più alle ultime vittime dello spezzatino informatico. Ma pochi sembrano interessati a indagare e intervenire sulle ragioni che in pochi anni hanno ridotto così un settore che poteva essere tra i più promettenti dell’industria italiana.

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