Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

La trappola della povertà da cui l'Italia non riesce a uscire

Lunedì, 10 Luglio 2017

A Roma sono spuntati i poveri con la scopa e la paletta. Arrivano a un angolo di marciapiede, sistemano il loro zainetto vicino a un portone o a un albero e mettono in vista un piccolo bicchiere di carta per l’elemosina e un grande cartello scritto in stampatello che spiega: mi voglio integrare, mi rendo utile, pulisco la vostra strada. E infatti puliscono, fanno mucchietti di foglie secche, cicche e spazzatura, e poi, molto lentamente, li tolgono di mezzo. Sono comparsi tutti insieme e i loro cartelli sono tutti uguali, con un messaggio che non vuole impietosire ma convincere: io mi dò da fare.

Senza saperlo, stanno seguendo il mantra europeo sulle politiche contro la povertà, la linea scelta da alcuni paesi negli anni ottanta e poi diventata ufficiale a livello comunitario, che si chiama “attivazione”: chiede a chi riceve risorse pubbliche di lavorare o fare formazione, oppure mostrare di volerlo fare, prove alla mano. Un principio che ha ispirato anche le social card e le altre forme sperimentali di aiuto ai più poveri che abbiamo avuto negli ultimi anni in Italia, e che connota già dal nome il reddito di inclusione attiva (Rei), finalmente introdotto dopo anni di attesa, al varo nel 2017.

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Commenti

Articolo molto intelligente; un'analisi molto attenta e concreta. Colpisce l'evidenza dei tanti luoghi comuni che caratterizzano la problematica, con i quali la nostra categoria professionale, Assistenti Sociali, quotidianamente si confronta. Consiglio la lettura. :-)

Inviato da Maria Immacolat... il

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