Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Lo schema Ponzi

Venerdì, 18 Gennaio 2019
Lo schema Ponzi raccontato da Roberta Carlini
 

Il 18 gennaio del 1949, un dispaccio di agenzia da Rio de Janeiro annuncia la morte di Charles Ponzi. Il giorno dopo, la notizia è sui principali giornali americani: “Il piccolo uomo che ha truffato l’America per enormi somme è morto in povertà”, annuncia il New York Times. La morte era avvenuta tre giorni prima, il 15 gennaio, in un ospedale per i poveri. Aveva messo da parte solo 75 dollari per pagare il funerale. Così se ne è andato “il grande truffatore”, l’uomo che ha legato il suo nome a uno schema finanziario: lo “schema Ponzi”, il padre di tutti i raggiri, continuamente evocato ogni volta che un nuovo miracoloso piano finanziario inghiotte in un buco nero i soldi di risparmiatori truffati e ingenue vittime rovinate.

Può non piacerci che un’impresa del genere porti un nome italiano. Ma così è. E con quella strana attrazione e perversa ammirazione che viene spesso riservata ai grandissimi imbroglioni – lontani e vicini – e per la quale fioccano le opere sulle truffe da film, la sua biografia ha attratto molti  studiosi, ricercatori, giornalisti e storici. Ci sono documentari, libri (Donald H. Dunn, Il Grande truffatore, 1976, editore italiano Sperling e Kupfer), persino un sito dedicato. L’uomo sorridente ed elegante, l’immigrato italiano bassetto – alto un metro e 60 - dal sorriso affascinante e la paglietta sempre in testa, che in pochi mesi scatenò la corsa all’oro a Boston e salì in vetta al sogno americano; per crollare e scappare subito dopo, inseguito da polizia, governo e creditori. L’italiano che – come gli disse una donna con in mano un pacco di banconote da affidargli –  era più importante di Colombo, poiché Colombo aveva scoperto l’America, ma lui “aveva inventato il denaro”.

Il podcast qui

Aggiungi un commento