Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

Ma dentro quei numeri bisogna entrare, senza temere di perdersi. Tutto ruota attorno alla crescita economica. I giudizi di Ue e governo italiano divergono non solo su quello che succederà, ossia sull’impatto potenziale della manovra, ma anche, e prima, su quel che già sta succedendo. E su questo, anche l’Istat ha detto cose non opinabili: che nel terzo trimestre dell’anno, per la prima volta del 2014, siamo a crescita zero. Che a settembre sono scese le vendite al dettaglio, si è ridotta l’occupazione ed è salita la disoccupazione. E che l’indice di fiducia delle imprese è in discesa.

Ma le cose cambieranno, assicura il governo, poiché l’anno prossimo agirà la “manovra del popolo”. Secondo la Commissione, il reddito di cittadinanza e la quota 100 sulle pensioni non avranno un impatto molto forte sul Pil: di qui la stima di crescita all’1,2%, che fa saltare la previsione del governo sul rapporto deficit/Pil e porta il Paese dritto nella procedura d’infrazione. Ma prima ancora che tale minaccia diventi realtà, tutto ciò ha già spinto in alto i tassi – ieri quelli sui Btp sono saliti al 3,7% - facendo lievitare la spesa per interessi, che piano piano si sta mangiando buoni pezzi della manovra. Le tensioni si sono già trasmesse al mercato del credito, soprattutto per la volontà delle banche di mantenersi in equilibrio patrimoniale, e dunque imprese e famiglie sono già alle prese con un denaro più caro. Al di là e contro le intenzioni del governo, la manovra rischia di avere un effetto recessivo, invece che espansivo: anzi – è questa la novità degli ultimi giorni – lo ha già avuto, prima ancora di nascere. Ne sono prova anche i malumori crescenti che dal mondo delle imprese salgono verso il governo, man mano che scende il gelo sull’economia e si solleva il velo sulla manovra: mostrando per esempio un nuovo regime fiscale che, se incentiva vere e finte partite Iva, peggiora i conti per le società e le imprese medie e grandi. Elettoralmente, può essere un calcolo lucido; ma quanto lungimirante?

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