Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Mamme e lavoro, non si fa festa

Domenica, 14 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Mamme-lavoro-casa. Il neosegretario del Pd ha messo le mamme nella triade dei suoi slogan, attirandosi consensi, ironie, sfottò. E mai come quest’anno in vista della festa della mamma si parla tanto di condizioni materiali: di soldi e di lavoro, non solo di regali e cuoricini. Segno dei tempi, che sarà bene prendere sul serio e, andando al di là della superficie delle cose dette e promesse, valutare nel merito cosa si può fare per far risalire l’Italia dal penultimo posto della classifica europea dell’occupazione femminile. È quanto fa l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che nel suo Rapporto sulla programmazione del governo per il 2017 mette sotto la lente la proposta di ridurre il cuneo fiscale per le donne.

E la boccia senza appello: dati alla mano, rischia di essere inefficace. Poiché è uno dei capisaldi della prossima manovra economica e del piano di riforma con il quale l’Italia si presenta alla Commissione europea – che da sempre pone tra i suoi obiettivi l’aumento dell’occupazione femminile – è il caso di guardare più da vicino i numeri e le critiche dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Che è organo tecnico e non politico, indipendente e non influenzato dall’appartenenza a questo o quel partito.

Una donna su due, tra i 20 e i 64 anni, non ha una occupazione retribuita: non è giusto dire “non lavora”, dato che spesso svolge lavoro domestico e di cura non pagato, però di certo non guadagna. Questo dato contribuisce a tenere molto basso il tasso di occupazione complessivo italiano, che secondo la strategia europea al 2020 dovrebbe salire al 75%. Nella programmazione di bilancio per il 2017, il governo Gentiloni ha inserito misure per il sostegno all’occupazione femminile, basate essenzialmente sulla riduzione del cuneo fiscale delle donne: decontribuzione del costo del lavoro, e “interventi mirati interventi mirati sui redditi familiari più bassi, per rendere vantaggioso il lavoro del secondo percettore di reddito”.  L’Upb non critica né mette in discussione la scelta di promuovere l’occupazione femminile: non solo perché è una strategia comune a tutta l’Europa, ma anche perché tutti gli studi dimostrano che ne beneficerebbe tutta l’economia e tutta la società, non solo le donne. Quel che si discute dunque non è l’obiettivo, ma lo strumento della detassazione. Confronti internazionali dimostrano che non è il cuneo fiscale a spiegare perché il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese sia così basso. Se si prende un lavoratore o lavoratrice sigle, con una retribuzione bassa (per es., pari a 10.220 euro l’anno, ossia un terzo di quella media), l’Italia presenta un cuneo fiscale che la colloca al decimo posto su 22 Paesi europei, dunque abbastanza in basso in una classifica ascendente. Il cuneo sale un po’ – e ci colloca al quindicesimo posto – se si prende una retribuzione sui 20.000 euro l’anno. Ma non è sufficiente a costituire un disincentivo al lavoro femminile: se fosse il fatto di dover pagare troppe tasse e contributi a scoraggiare il lavoro delle donne, perché Paesi con un cuneo fiscale maggiore del nostro – come la Francia, la Germania e la Spagna – presentano tassi di occupazione femminile maggiore?

In realtà, scrivono i tecnici dell’Upb, per i redditi più bassi il cuneo fiscale italiano non fa da disincentivo al lavoro delle donne. Anzi: se prendiamo una coppia con due figli, nella quale per esempio il marito ha un reddito medio, se la donna trova un lavoro con basso reddito (per es., un terzo della retribuzione media) il cuneo fiscale della famiglia addirittura scende, sia pur di poco. Molto più forte è il rapporto tra il tasso di occupazione femminile e altre variabili, diverse da tasse e contributi: per esempio, la presenza di servizi sociali sul territorio che aiutino il lavoro di cura dei figli. Se si guardano le regioni italiane, quelle con più lavoro femminile sono anche quelle con maggiore copertura degli asili nido. Nessuno nega che avere uno sconto sui contributi e sulle tasse può far piacere, e magari anche rendere elettoralmente; ma, trattandosi di risorse pubbliche che come si sa sono scarse, sarebbe bene dirigerle dove sono più efficaci per raggiungere l’obiettivo. E la nota dell’Ufficio parlamentare di bilancio mostra che la politica del “meno tasse per le donne” non è la più efficace possibile per consentire alle mamme di uscire di casa e andare al lavoro.

 

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