Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Manovra economica 2019. La perfetta ma insostenibile spartizione del bottino

Domenica, 30 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

I ventisette miliardi di deficit programmati dal governo possono sembrare tanti o pochi. Di sicuro troppi se si guardano le regole costituzionali, ricordate ieri da Mattarella che ha invocato l’equilibrio di bilancio: quelle originarie, che impongono una copertura di tutte le nuove spese; e quelle nuove, aggiunte dopo la firma dei trattati europei, che impongono il pareggio di bilancio. Ma più che ricordare la forma – in realtà mai rispettata, se abbiamo il debito pubblico al 132% del Pil – il presidente ha inteso lanciare un messaggio di sostanza, parlando di “sostenibilità” del debito. In pratica, mettersi in condizioni di poterlo ripagare e convincere di questo i risparmiatori. Il presidente del consiglio ha detto che i dettagli del Def e della manovra rassicureranno tutti. Nell’attesa – che rischia di essere lunga, stando ai precedenti come il decreto per Genova – ci si deve accontentare di quel che si sa.

E quel che si sa vede una strana ripartizione del bottino della manovra per l’anno prossimo: per un terzo obbligata, per un terzo al M5S, per un terzo alla Lega. 12,5 miliardi a scongiurare l’aumento dell’Iva, una decina al “reddito di cittadinanza”, 8,5 per pensioni e inizio di “flat tax”.  I due terzi “politici” sono trasferimenti che hanno come target le basi sociali dei rispettivi elettorati. Il M5S è un partito nazionale, che però ha avuto un particolare successo nel Sud. Proprio dal Mezzogiorno è arrivata la gran parte delle domande per il Rei  - il reddito di inclusione sociale, già esistente: due su tre (il 45% solo da Campania e Sicilia). È molto probabile che il “reddito di cittadinanza” a 5 Stelle sarà un allargamento del Rei (non è ancora chiaro di quanto, soprattutto se 2 miliardi andranno destinati a far funzionare i Centri per l’impiego), ma è chiara la direzione del trasferimento. Dal lato “Lega”, invece, abbiamo 7 miliardi per “quota 100”,  ossia per anticipare la pensione. Saranno interessate circa 400mila persone, soprattutto lavoratori dipendenti del Nord, uomini. Nord e Sud sono equamente spartiti nella manovra del popolo, in entrambi i casi con trasferimenti cash.

Sul fisco, c’è l’allargamento della platea delle partite Iva che possono beneficiare del regime forfettario con aliquota al 15%, fino a un fatturato di 65mila euro l’anno: manovra molto voluta dalla Lega, sia per venderla come anticipo di “flat tax” che per coprire l’area di interesse di lavoratori autonomi, imprenditori individuali ma anche aziende più grandi alla ricerca di lavoro flessibile dopo il “decreto dignità”. Altro cavallo di battaglia elettorale, stavolta trasversale ai due alleati, è il risarcimento dei risparmiatori-investri danneggiati dai crac bancari: un fondo di 1,5 miliardi.

A guardare i suoi capitoli fondamentali, e in attesa di dettagli che saranno cruciali per capire se insieme a questi premi gli italiani avranno anche sorprese meno gradite, sulle detrazioni o su tagli ai servizi, la razionalità politica della manovra è perfetta. Ma questo non vuol dire che sia, per citare l’aggettivo usato da Mattarella, “sostenibile”.

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