Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

"Non serve abbassare le tasse, servono investimenti pubblici"

Lunedì, 26 Ottobre 2015

Intervista a Mariana Mazzucato fatta per i quotidiani locali del gruppo Espresso, pubblicata il 25 ottobre 2015

Abbassare le tasse non servirà a garantire la crescita. Perché l’Italia e l’Europa ripartano, sono necessari investimenti pubblici diretti. Mariana Mazzucato , economista brillante e autorevole, autrice di quello che il Financial Times ha proclamato il miglior libro dell’anno – The Entrepreneurial State , in italiano “Lo Stato innovatore” (Laterza) -, sostiene e dimostra tesi che dalle nostre parti sono controcorrente. Ma che altrove sono a pieno titolo nel dibattito politico: chiamata nel consiglio economico del governo scozzese, e nella squadra degli economisti del nuovo leader del Labour Jeremy Corbyn(con il Nobel Stiglitz e lo studioso delle diseguaglianze Thomas Piketty),Mazzucato si divide tra l’università del Sussex e numerosi impegni internazionali.

Questa settimana è negli Stati Uniti, sia per lanciare l’edizione americana del suo libro che per incontrare Bill Gates, il quale l’ha chiamata per discutere le sue tesi – non proprio pro-Microsoft: a partire da quella per cui la fortuna dei colossi privati dell’alta tecnologia è partita proprio dagli investimenti del governo americano. Ma partiamo dai problemi a noi più vicini, quelli dell’Italia e dell’Europa.

Dopo gli anni della recessione e dei sacrifici, vede un clima diverso adesso? 
"I problemi di un paese come l’Italia non sono recenti. Da venti anni non si investe in fattori che fanno crescere la produttività: così, anche se riesce ad abbassare il deficit pubblico, il rapporto tra debito e Pil continua a salire, perché non cresce il prodotto. Su questi problemi vecchi, è piombata la crisi del 2007-2008. Anche se era stato il debito privato a farla esplodere si è detto che il problema era il debito pubblico. Così mentre gli Stati Uniti subito hanno varato subito un pacchetto di stimoli fiscali per aiutare l’economia, l’Europa ha scelto l’austerità. Questo ha comportato non solo tagli agli investimenti pubblici, ma anche a quelli privati: le imprese, prevedendo il calo della domanda, hanno smesso di investire. Dopo anni, adesso improvvisamente in molti si sono svegliati, e anche il Fondo monetario dice che bisogna fare investimenti pubblici. Ma si parla genericamente di investimenti in infrastrutture. Non basta, serve una strategia, senza la quale spendere non serve a niente".

Qualcuno ce l’ha, questa strategia?
"Il punto principale è che non si tratta di tagliare il deficit, ma di pensare strategicamente su quali investimenti pubblici e privati sono necessari. E sottolineo: investimenti, non sussidi. Ci sono dei buoni esempi. Penso a quello che ha fatto la Germania sul programma energetico. Non si tratta di dare incentivi qua e là alle fonti rinnovabili, ma di dirigere tutta la politica industriale in quella direzione. Questo sta trasformando e modernizzando l’economia tedesca, ed è per questo che industrie come Siemens si aggiudicano contratti per costruire i moderni “treni verdi” in Europa. Nel suo complesso però l’Europa è contraddittoria. Da un lato stanzia fondi per l’innovazione, anche considerevoli, dall’altro i ministri finanziari stringono e tagliano. Questo fa sì che poi, quando questi soldi arrivano, cadono nel vuoto, e oltretutto non ci sono apparati che li sanno gestire, perché il settore pubblico è stato indebolito, svalutato, svuotato: anche a livello dirigenziale, è difficile adesso che qualcuno voglia andare a lavorare nel pubblico. Invece bisogna portarci persone di altissimo livello, perché da un buon settore pubblico dipende anche lo sviluppo del privato".

Si è sostenuto che, riducendo il peso del settore pubblico, si spingessero gli investimenti privati. 
"Invece bisogna ammettere che il problema è il privato. Un esempio chiaro ce lo dà la Fiat: investe nel settore ibrido negli Stati Uniti, perché lì Obama li ha costretti, in Italia no".

La legge di stabilità punta sulla riduzione delle tasse per rilanciare l’economia. Servirà?
"L’evidenza di quel che è successo finora ci dice di no. Un’impresa investe se vede che c’è un’opportunità, non è che Bill Gates o Steve Jobs hanno investito perché gli hanno fatto uno sconto sulle tasse. Ciò che ha guidato i loro investimenti è stata la percezione di dove sarebbero state le opportunità future di tecnologia e di mercato. Il mio lavoro dimostra che queste sono strettamente correlate con investimenti pubblici orientati su una precisa missione. Gli stravi fiscali sono la ciliegina sulla torta, possono spostare le decisioni marginali ma non quella iniziale, se investire o no. Certo, la riduzione delle tasse fa crescere i profitti nel breve periodo, ma non è questo il compito del governo, che deve dare invece una strategia dentro la quale si aprono opportunità per le imprese. Per fare profitti sì, ma nel medio periodo, non guardando solo al giorno dopo. Attenzione, non parlo di strategie astratte, ma di scelte, di sfide sociali che si trasformano in missioni concrete per l’industria privata: andare sulla luna, a suo tempo, ha catalizzato investimenti privati in quattordici settori diversi, ciascuno ha fatto la sua parte. Non è che tutti i paesi devono seguire la stessa onda, ognuno ha la sua direzione strategica: per l’Italia, potrebbe includere l’arte, ossia gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore culturale, creando un hub internazionale di disseminazione della conoscenza".

(fotografia di Gisele Chiste)

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