Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Non tutti i debiti sono uguali

Sabato, 05 Novembre 2016

Articolo pubblicato sul numero 22 (15 novembre 2016) di Rocca

Quanti sono duemila miliardi? Pochi, tanti, tantissimi? Il livello del nostro debito pubblico ha superato quota 2.000 (miliardi) nel 2013 e da allora non ne è più sceso, anzi è salito. A fine 2015 eravamo a 2.172 miliardi di euro, e a metà di quest’anno a 2.248. Ma per quanto impressionante possa essere questa cifra – che viene spesso declinata in teste, quanto debito abbiamo per ciascuno di noi, oppure in ore, a quale velocità cresce il nostro debito – non ci dice molto, se non la confrontiamo con altre. In primo luogo, con quello che il Paese produce: il famoso parametro del rapporto debito/Pil, che secondo gli obiettivi europei dovrebbe essere al massimo al 60% e invece è, per l’Italia, attorno al 132%.

Il che vuol dire che per ogni euro che produciamo ce ne sono 1,3 di debito. Ma anche questa misura non ci basta per capire se e quanto siamo dei guai. È vero che, a stare alle tavole della legge europea, siamo messi male, sia nel livello che nella marcia di avvicinamento (abbandonata da qualche anno). Ma è anche vero che, se guardiamo un po’ fuori di noi, troviamo Paesi come gli Stati Uniti con un debito pubblico al 105% del Pil, per non parlare del Giappone il cui debito pubblico sta al 246% del prodotto. Da questi pochi accenni e numeri si può già intuire che quando parliamo di debito pubblico parliamo di politica, storia, geopolitica, economia. Non possiamo limitarci alle “pagelle” un giorno decise dai costituenti europei per segnare nettamente il confine tra il bene e il male, l’utile e il dannoso; anche se non possiamo ignorarle perché a loro volta i parametri lì fissati influenza la gestione e la creazione di nuovo debito.

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