Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Poteri forti in autostrada

Mercoledì, 01 Ottobre 2014

Ammesso che sia mai esistito nell’Italia del capitalismo debole, corrotto e compromesso con la politica, certo è che adesso non c’è più un “potere forte”; ma ce ne sono tanti, con molte forze e molte debolezze. Uno di questi è quello delle strade e delle autostrade: e non è tanto lontano dal governo in questo momento, anzi ne è un gran beneficiario. Qui la distanza tra il nuovo Renzi e il vecchio establishment si annulla completamente. Vediamo perché.

Lo sblocca Italia

Alla fine di agosto, il governo ha annunciato un pacchetto di provvedimenti denominato “sblocca Italia”, contenente una serie di misure “per riaprire i cantieri” e rilanciare l’attività di costruzione anche riducendo la burocrazia e gli adempimenti normativi.  Poi sono passati una quindicina di giorni, tra la cosiddetta approvazione del decreto in consiglio dei ministri e la sua effettiva pubblicazione. Una lunghissima (e poco seria) pausa, durante la quale molte norme sono state modificate, alcune sono saltate, altre sono entrate. Un punto però non è mai stato messo in discussione, e riguarda proprio le autostrade: per le quali torna una formula classica, già altre volte sperimentata in passato, che si chiama “proroga delle concessioni”. In sostanza, i “signori delle autostrade” (così l’economista Giorgio Ragazzi ha definito, nel titolo di un suo libro, i potenti gruppi privati che hanno in mano il business autostradale) non dovranno riconsegnarle allo Stato al momento della scadenza della concessione che dà loro il titolo per gestirle e a riscuotere i pedaggi: ma, attraverso un meccanismo complicato che permette di collegare due o tre tratte autostradali gestite dallo stesso gruppo, si ha una proroga automatica. Questo vuol dire che alla scadenza la concessione non sarà messa a gara, ma resterà in capo al soggetto che ce l’aveva prima. Che in cambio s’impegna a fare degli investimenti: in totale, si promettono investimenti futuri, da parte dei concessionari privati, per 12 miliardi. 

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(La versione completa dell'articolo è sul numero 19 de La Rocca di Assisi)

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