Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Quanto ha pesato la disoccupazione sul voto

Martedì, 06 Dicembre 2016

Due isolette del sì nella marea del no. La mappa di Roma, con le circoscrizioni del centro e dei Parioli baluardo altoborghese del Partito democratico (Pd), assediate dalla valanga dei quartieri dell’ex ceto medio, delle periferie sconfinate, delle zone declinanti come di quelle emergenti, insomma del resto del mondo, potrebbe essere una premessa fin troppo scontata al capitolo più dolente che il risultato del referendum apre per il Pd: la questione sociale, prima ancora che la ragione sociale, della sinistra. “Torna il problema delle periferie per il Pd”, dice l’Istituto Cattaneoguardando ai dati di Bologna.

Non è una cosa nuova, basti pensare al voto recente delle amministrative di aprile, ma anche agli episodi più antichi dell’abbandono del voto operaio per Pci ed eredi, quando esplose la Lega a nord e i metalmeccanici che avevano in tasca la tessera della Fiom votavano per il Carroccio. Ma è nuovo il contesto, al termine di una lunga crisi economica che ha lasciato cicatrici profonde. E nuovo il fatto che si esprima in modo così netto su una questione “alta”, non collegata a schieramenti diretti né a scelte concrete di politica sociale, come le riforme costituzionali: una delle poche su cui, in teoria, i voti di appartenenza si potevano scardinare.

Per questo è importante guardare da vicino i dati sulla distribuzione del voto e la loro correlazione con quelli economici e sociali...

(continua qui)

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