Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Santa Cecilia fa un miracolo

Venerdì, 27 Febbraio 2009

Lo chiamano 'organo Ikea', un po' perché è stato comprato al risparmio e un po' perché forse c'è stato qualche dilettantismo nel montaggio. Fatto sta che l'organo da studio piazzato da qualche anno nella sala Medaglioni del conservatorio Santa Cecilia di Roma non funziona. Non ha mai funzionato. Il fornitore è stato caldamente invitato a riprenderselo. Mentre gli studenti si arrangiano andando a suonare nelle chiese, nell'attesa che sia riparato un altro organo da studio, storico, che giaceva smontato in uno sgabuzzino con le canne schiacciate; e mentre il solenne organo Tamburini nella Sala Accademica attende una cura ristrutturante da 130 mila euro. Ne servono invece oltre 300 mila per mettere a norma la stessa Sala, nella quale un anno fa saltò il quadro elettrico per un corto circuito: ora è agibile solo grazie all'intervento gratuito di una impresa di riparazioni, convinta dalla direttrice del conservatorio a fare una donazione d'urgenza, in natura. Agibile, ma non aperta al pubblico pagante per mancanza dei certificati di sicurezza: per cui adesso la più antica scuola di musica romana, una delle più famose nel mondo, nelle tabelle ministeriali non risulta avere una sala concerti.

Con i suoi 1.400 studenti (quasi 250 gli stranieri, tra cui 133 dalla Corea del Sud, 41 dal Giappone e 11 della Romania), un deficit di 1 milione e un brutto scandalo alle spalle (due anni fa l'allora direttore finì in carcere per truffa e falso), il conservatorio di Santa Cecilia è in testa alle cenerentole del ministero dell'Università, al quale le scuole di musica italiane sono state affidate da circa un decennio con la riforma che prima le ha inglobate nell'istruzione universitaria, e poi le ha dimenticate. O almeno, così dicono i musicisti: dai docenti, che chiedono di essere equiparati ai prof universitari; ai dirigenti, che devono far quadrare i bilanci con i tagli pubblici: l'ultimo toglie il 40 per cento dei fondi. Ma se la situazione generale non è rosea, il conservatorio romano ci aggiunge del suo: i lasciti rancorosi del vecchio scandalo, una sede "connotata da evidenti segni di degrado" e che dal punto di vista della sicurezza è in "una fase oggettivamente emergenziale" (così si legge nella relazione al bilancio), poche aule e pianoforti scordati.

"Beh, un po' di delusione c'è". So Yan, studentessa sudcoreana, usa toni gentili. È venuta a studiare violino nel cuore antico di Roma a 13 anni. Adesso ne ha 23 ed è iscritta al biennio, l'equivalente della laurea specialistica. "Dalla Corea del Sud vengono in tanti, soprattutto per il canto. Per noi è un mito lo studio del canto qui. Per gli strumentisti, venire in Italia è più raro". Il violino ha un vantaggio: ciascuno ha il suo, così non ci sono 'violini Ikea' in giro. "Però ho qualche difficoltà se devo provare col pianoforte, quelli buoni sono pochi". So Yan ha molti amici che studiano in giro per il mondo: "Quando vado da loro, vedo che hanno molte più aule, spazi più grandi". Spazi dove si può stare anche per studiare, dopo il corso. Mentre al Santa Cecilia è difficile anche trovar posto per la lezione. Ci sono 50 aule in tutto: il conservatorio di Frosinone, per dire, ne ha 60.

Per non parlare del Benedetto Marcello di Venezia, che ne ha 99 per un terzo degli studenti. "Capita spesso di incontrare nei corridoi allievi che girano con il docente per cercare un'aula libera", racconta Stefano Gioffrè, studente di composizione, uno dei più attivi del collettivo del Santa Cecilia ai tempi dell'occupazione, un anno e mezzo fa. La scintilla fu la chiusura del biennio di didattica, che si sommò a una sfilza di altri motivi: i fondi tagliati, la gestione corrotta, il commissariamento, e quello che Gioffrè chiama "il delirio del 3 più 2", la riforma che ha portato anche nel mondo dei conservatori le nuove lauree, aggiungendo un biennio al curriculum di studi prima previsto per diplomarsi musicista. "Il mondo della musica non ci ha mai creduto molto, e il vecchio e il nuovo ordinamento coesistono in una grande confusione; non ci sono ancora standard nazionali, se passi da un conservatorio all'altro non sai quali esami riconoscono", spiega Luca Montebugnoli, membro della Consulta degli studenti. Su 39 mila allievi dei conservatori, si sono iscritti al nuovo ordinamento in meno di 9 mila. Ciò non toglie che la riforma abbia rivoluzionato l'organizzazione, in particolare moltiplicando gli insegnamenti. Al Conservatorio di Roma i corsi erano una cinquantina prima della riforma, ora sono quasi 200, nelle stesse aule e con gli stessi docenti (circa 150).

"La situazione è difficile dappertutto, ma da noi è drammatica", racconta Montebugnoli, "fino all'anno scorso abbiamo avuto corsi che partivano a primavera inoltrata, persino a maggio. Anche adesso, avere un elenco completo dei corsi attivati e iniziati è impossibile. Sul sito non ce n'è traccia, sulle bacheche si affollano fogliettini volanti".
La direttrice del conservatorio, Edda Silvestri, smentisce che quest'anno ci siano ritardi nei corsi: "Sono qui da un anno e due mesi, e ho ereditato una situazione disastrosa sia dal punto di vista amministrativo che didattico. Ho lavorato per tutto agosto per far partire i corsi con regolarità. Ogni docente ha i suoi studenti, le sue ore, il suo piano di studi". Del resto, "abbiamo gli organici bloccati, il direttore non ha possibilità di chiamare chi vuole da fuori". Sebbene inglobati all'università, i conservatori hanno le regole del personale della scuola. "Per carità, abbiamo maestri bravissimi. Ma nelle grandi città soffriamo del fatto che molto spesso si arriva per motivi di famiglia o anzianità. Per chiamare direttamente musicisti di chiara fama abbiamo introdotto i master di alta formazione". Concorda Montebugnoli: "Spesso nelle piccole città i docenti sono più giovani e innovativi". Fonti sindacali dicono che in otto casi su dieci al Santa Cecilia si arriva per 'motivi di famiglia'.

Ma altri docenti, ancora in attesa di assunzione, temono criteri più discrezionali: "Il mondo della musica è fatto di amicizie, attenti a favoritismi". Come nel resto della scuola e dell'università, anche qui si dibatte di merito e valutazione. Non chiude la porta a nuovi criteri la Cgil scuola: "Ma prima", dice il segretario Pantaleo, "va attuata in pieno la riforma, con l'equiparazione dei docenti di conservatorio agli universitari". Sarebbe un bel salto in avanti di stipendio. E di costi, laddove le risorse invece vengono tagliate: "Siamo anche senza contratto da quattro anni. Il ministro Gelmini si disinteressa della formazione musicale. In questo quadro generale va visto il caso del Santa Cecilia, che avrebbe bisogno di un piano di rilancio più coraggioso".

Parla di rilancio anche la relazione che accompagna il bilancio dell'istituto, dicendo in sostanza: i fondi pubblici scendono, dobbiamo trovarci le risorse da soli. Già adesso le tasse degli studenti coprono la metà degli incassi. Per riparare i pianoforti scordati, la direttrice ha chiesto fondi in più al ministero. Per le aule, si è fatta avanti quando è stato dismesso l'ex ospedale San Giacomo di Roma, chiedendone un pezzo. E per il futuro chiede aiuto a imprese e privati: sponsor cercasi per rimpinguare le casse del Santa Cecilia.

(18 febbraio 2009)

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