Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Scuola modello small

Venerdì, 01 Maggio 2009

42.000 insegnanti in meno da un anno all'altro, 8 miliardi di tagli in quattro anni, in crescendo: 456 milioni nel 2009, 1650 l'anno prossimo, 2538 nel 2011, 3188 nel 2012. Fino a poche settimane fa, erano solo numeri scritti su documenti ufficiali. Adesso, si stanno abbattendo concretamente sulla vita delle scuole italiane, man mano che ciascuna di esse viene a sapere quanti insegnanti in meno avrà l'anno prossimo. E ne trae le conseguenze: domande di tempo pieno non accolte, aumento numero degli alunni per classe, riduzione dei rientri pomeridiani e dei tempi prolungati. Ne sanno già qualcosa gli utenti delle scuole di ogni ordine e grado, con relativi genitori nel panico. Alle elementari i risparmi sono affidati all'abolizione del modulo e al tetto al tempo pieno (garantito, in teoria, solo dove già c'era). Le scuole medie sono quelle che subiscono i tagli più forti: meno 15.500 prof, mentre gli studenti saranno oltre 7mila in più.  Alle superiori, come antipasto della riforma che arriverà l'anno prossimo, per adesso si tagliano 11.350 posti. Parole magiche per ottenere i tagli sono: abolizione delle compresenze, riordino delle cattedre. Che vuol dire, meno ore di lezione con più studenti e con un solo docente per volta. E per le medie, cenerentola della scuola italiana, meno lingue e meno lettere. Ma per capire come sarà la scuola che riapre a settembre conviene partire dal basso: dalle classi e dagli orari, che in questi giorni in tutt'Italia stanno prendendo forma.
Napoli 34
Quelli dell'ufficio provinciale gliel'avevano detto: “Non lo chiedete il tempo pieno, perché al Sud non lo danno”. Eppure i modelli mandati dal ministero, freschi di stampa, prevedevano sulla carta la libertà di scelta: “Scusate, ma se sul modulo c'è scritto, perché io devo dire alle famiglie di non scegliere il tempo pieno?”. E così alla scuola Adelaide Ristori , circolo Napoli 34,  800 “utenti”dalle materne alle medie, hanno spedito i moduli e incrociato le dita. Qualche giorno fa, la doccia fredda: niente tempo pieno a Forcella, e cinque maestre in meno. “Una bomba. Un disastro. Tutto da rifare”. Luisa Perasole, vicepreside della scuola, ha strappato tutte le simulazioni d'orario fatte, e ha ricominciato daccapo a riempire fogli e schemini, per far tornare i conti e riaprire a settembre la stessa scuola meno insegnanti.
Il problema non è solo dei 37 bambini le cui famiglie avevano  barrato sull'ottimistico modulo la casella “40 ore”: non le avranno, è certo, ma di cosa dovranno accontentarsi? 24, 27 o 30 ore a settimana, per stare sempre al ventaglio di offerte ministeriali? “Sarà difficile garantire anche il tempo prolungato al pomeriggio - dice Perasole - E la mensa, nostro orgoglio da anni”. Scuola di frontiera, tra la centrale via Duomo e le zone più popolari di Forcella e Mercato, la Ristori, circolo “Napoli 34”, ha lottato molto per conquistare quello che fino all'era Gelmini si chiamava “tempo prolungato”. E che rischia anch'esso l'estinzione, per il combinato disposto di due novità: l'abolizione delle ore di compresenza degli insegnanti nella stessa classe, e, per medie e superiori, il riordino delle cattedre (tutte a 18 ore, tutte d'insegnamento frontale). “Prima, anche senza avere il tempo pieno i bambini potevano restare a mensa, e poi fare attività nel pomeriggio. Con 5 maestre in meno, salta tutto il modello che abbiamo costruito in anni di lavoro”. Lavoro didattico, e sul territorio: “il pomeriggio lo usavamo per fare attività di recupero personalizzate, ad esempio mettendo insieme bambini dello stesso livello per rafforzare la matematica, o l'italiano. Poi c'erano i laboratori, per elementari e medie: informatica, latino, multimediale, facevamo anche un tg. C'erano corsi di computer o teatro anche per le famiglie: lavoriamo in zone molto problematiche, e avere la scuola aperta al pomeriggio, per tutti, è importante”. Utopie, di fronte alla formuletta che il ministero ha usato per calcolare l'organico: “numero di classi per 27 diviso 22”. Dove 22 sono le ore di insegnamento previste da contratto per ogni maestra e 27 è – per ora – l'orario settimanale di riferimento delle elementari. Piccolo dettaglio: nelle domande d'iscrizione, a Forcella come in tutt'Italia, le 27 ore non le ha chieste quasi nessuno (il 7% del totale), ancora meno hanno chiesto le 24 ore (il 3%), mentre tutti gli altri hanno chiesto le 30 e le 40 ore. In pratica, il 90% delle famiglie ha chiesto un orario superiore a quello compatibile con i tagli Tremonti-Gelmini.
Oberdan, Palermo. Nello stesso dilemma si dibatte Giovanni Litrico, direzione didattica Oberdan, quartiere Oreto-Guadagna di Palermo: da settembre ha due insegnanti in meno per lo stesso numero di bambini. In prima elementare, “tutte le famiglie hanno chiesto le 30 ore articolate su sei giorni, sabato compreso. Qui la settimana corta non esiste, e il tempo pieno non si è sviluppato perché i Comuni non hanno dato le strutture”. Ma adesso tocca lavorare di fantasia e forbici per “salvare” il sabato. “Forse per quest'anno ci lasciano le compresenze di inglese e religione: cercherò di usare quelle ore per coprire quelle che mancano”. In sostanza, succederà che quando entra l'insegnante di religione o il maestro specialista di inglese, la maestra titolare esce, e va a tappare i buchi in qualche altra classe. Un escamotage disperato ma comune a tante scuole d'Italia. Per i bambini che non seguono la religione cattolica, il risultato è nella pratica violazione di Costituzione e Concordato: non avranno l'insegnamento alternativo, ma saranno piazzati momentaneamente in altre classi. Certo è che l'insegnante specialista di cattolicesimo resterà. Mentre quello di inglese va ad estinguersi, sostituito dall'insegnante “specializzato”: cioè uno con 100-150 ore di formazione ad hoc, da quest'anno obbligatorie per tutti. Così l'inglese lo fa la maestra prevalente, e si risparmia. “Forse pensano che insegnare inglese in prima elementare sia più facile, invece è proprio quella l'età decisiva per cominciare bene la seconda lingua”.
Di Liegro, Roma. Maltrattato alle elementari, l'inglese si presenta apparentemente “potenziato” alle medie: dove si può chiedere, invece della seconda lingua straniera, di fare 5 ore di inglese a settimana.  Il perché in una tabella del decreto sugli organici: riduzione posti della “seconda lingua comunitaria”, meno 5.616. Ma alla scuola media Di Liegro, nel quartiere Tiburtino a Roma, la domanda per “l'inglese potenziato” non l'ha fatta nessuno. “Tutta l'Europa studia due lingue, non si vede perché noi dobbiamo restare fuori”, dice la preside, Simonetta Caravita. Ma è meglio farne solo una ma bene, che due male, è il ragionamento di buon senso. “Certo, però per migliorare la lingua bisogna migliorare il metodo, fare gruppi di livello omogeneo, attività integrative, non basta allungare le ore di insegnamento frontale”, dice Caravita. Nella sua scuola l'anno scorso c'era il tempo prolungato con potenziamento delle lingue straniere, anche con il conseguimento delle certificazioni tipo “ket” e “delf”: una cattedra (6 ore) ogni 3 classi. Quest'anno invece l'insegnamento delle lingue straniere finirà per essere dimezzato: un insegnante ogni 6 classi.
Nell'insieme, la scuola media paga il tributo più pesante ai tagli alla scuola, praticamente esce un docente ogni dieci.  Come ci si riesce? Oltre che tagliando le compresenze, con un numero magico: 18. Tutte le cattedre sono ricondotte a 18 ore settimanali di insegnamento frontale. Non che prima lavorassero di meno. Ma se, per esempio, un prof aveva una cattedra di 15 ore, le 3 residue potevano essere usate per i laboratori, i curricula personalizzati, i recuperi etc. Vittima illustre del nuovo meccanismo è l'insegnamento di Lettere. “Prima c'erano due docenti su tre classi, un'organizzazione flessibile che permetteva a ogni classe di avere 11 ore di lettere e in più restavano 3 ore dei docenti da usare in attività di approfondimento e recupero”. Dall'anno prossimo funzionerà così: 18 ore frontali, vuol dire che ogni professore di lettere ha due classi, 9 ore ciascuna. Di fatto, si riduce di due ore l'insegnamento di Lettere e si ha un orario più rigido, e più corto. Per questo in molte scuole medie è già stato annunciato che dall'anno prossimo il tempo prolungato chiuderà: a Roma sarà così, con tutta probabilità, anche nella centralissima “Mazzini”, da sempre avamposto della sperimentazione tra le medie romane.
Veronetta-Porto San Pancrazio, Verona. “Proprio ieri il papà di un bambino che deve venire a scuola da noi mi ha chiesto: l'anno prossimo quanti pomeriggi avremo a scuola? Due, o tre? Non ho potuto rispondere, e questo è devastante”. Ernesto Passante, dirigente dell'istituto comprensivo di Veronetta-Porto San Pancrazio, a Verona, aspetta i tabulati dell'organico senza grandi speranze. Ha tre scuole materne, tre elementari e due medie: 750 alunni. La sua scuola va spesso nelle cronache per l'alta percentuale di stranieri: “altro che mozione Coda, qui le classi di soli stranieri, che poi sono quasi tutti nati in Italia, ce le abbiamo già”. Ma hanno anche tante altre cose: supporto per l'inserimento, corsi per potenziare le eccellenze, far prendere ai ragazzi (italiani) i diplomi di lingua straniera che negli istituti privati si pagano fior di quattrini. E adesso? “E adesso salta tutto. Per tutte queste attività noi usavamo quella parte di organico che era superiore allo stretto necessario”. Con le nuove regole, resta a malapena lo stretto necessario. “Gli insegnanti bravi saranno quelli che riescono a tenersi tutta la classe in silenzio”. Ma anche così, il cerchio non si quadra: “Le 24 ore, quelle del modello del maestro unico, le hanno chieste in 4. Gli altri vogliono o il tempo pieno o i rientri al pomeriggio. Penso che saremo costretti a ridurre i rientri, da tre pomeriggi a settimana a due. Il tempo pieno forse riusciamo a mantenerlo, ma non è detto”.
Walt Disney, Roma. I ragazzini si avviano verso la mensa sotto un ritratto di Walt schizzato a carboncino sul muro, mentre la direttrice fa la lista degli esclusi, che ancora non sanno di essere tali. “In una sede ci hanno dato solo una classe a tempo pieno su due: 19 domande bocciate. Qui, nella sede principale, ne restano fuori 8”, spiega Eva Pasqualini, riepilogando i numeri della sua scuola, la Walt Disney del Nuovo Salario: una classe in più, due insegnanti in meno. Risultato: aumento dei bambini per classe. 27 per le elementari e 28 per le medie. In più, “di fatto è saltato il tetto al numero dei alunni in presenza di disabili, anche se ancora si aspetta il regolamento ufficiale”. Le cose non cambieranno solo per le prime: “Le compresenze si eliminano anche per le classi già avviate con i vecchi moduli. Dunque credo che dovremo ridurre l'orario, anticipando l'uscita del venerdì”.  Quanto all'arrivo della maestra prevalente e la sepoltura del modulo, la Pasqualini invita ad andarci cauti:  “Certo avremo più vincoli di prima, ma non credo che rinunceremo ad avere un lavoro collegiale degli insegnanti”. Per tradurre: ci sarà una qualche nuova versione del “modulo”, con maestre specializzate per gruppi di materie. “In fondo l'autonomia scolastica ce l'abbiamo ancora”, dice Pasqualini, che con tutta evidenza non accetta un orario patchwork, fatto da una maestra prevalente, per 22 ore,  più tanti pezzetti di altre maestre: il modello Gelmini, in altre parole, che molte scuole stanno di fatto by-passando.
Corigliano d'Otranto, Lecce. “Anche noi cercheremo di mantenere il più possibile la specializzazione delle maestre per ambiti di competenza, non possiamo tornare all'insegnante tuttologo”, dice dal Salento Luigi Martano, dirigente di una scuola materna ed elementare. Che come tutti gli altri ha le sue decimazioni da contare: 15 insegnanti invece di 19. Ma ha anche un grattacapo in più: il pignoramento. Equitalia gli ha appena intimato di pagare la tassa sulla spazzatura  per gli anni scorsi: 9.000 euro, che nelle casse della scuola non ci sono. Perché i finanziamenti sono stati tagliati di anno in anno, e dall'anno prossimo “internet e fotocopie li dovremo far pagare dalle famiglie”. Equitalia minaccia le vie legali. “Non so, qui ci sono lavagne e scrivanie, vogliono prendere queste?”

Pubblicato su L'espresso n. 18 - 7 maggio 2009

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