Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Sostegno alla famiglia precaria: no alla trappola del facile consenso

Mercoledì, 24 Agosto 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso, il 24 agosto 2016

Cultura, pensioni, libri, ecobonus, esodati, investimenti, bebè… Il mese prima della manovra è fitto di idee. Anche se le spiagge si vanno svuotando, sono tanti a cercare un posto al sole. Ognuno punta la sua posta, assai prima che si apra il banco. Per far vedere che ci crede, per mostrare le sue priorità, per ricordarle agli elettori, per aprire la trattativa. Ma spesso i ballon d’essai di fine estate non durano fino all’inizio autunno. Speriamo che non sia questo il destino del grande piano per la famiglia: tema lanciato dal ministro per gli affari regionali Enrico Costa, non perché la famiglia sia una questione “regionale” ma perché quando è stato nominato gli è stata data la delega appunto alla famiglia, con l’indicazione esplicita del sostegno alla natalità. Un tassello particolarmente importante per il microcosmo della politica (rafforzamento della delegazione dell’Ncd al governo, con il tema per loro classico delle politiche familiari), ma infinitamente più importante per il futuro del Paese. Perché la famiglia ha retto il peso maggiore della crisi, sostituendo il sistema di protezione sociale laddove questo non è arrivato, ma ha tenuto fino a un certo punto. E la maggiore sofferenza la si vede proprio nei numeri sulle nascite.

Lo scorso anno i nuovi nati sono scesi sotto la soglia del mezzo milione, a 485.596. Quasi 91mila in meno, rispetto al primo anno della crisi (il 2008). Nello stesso periodo, il numero medio di figli per donna è sceso da 1,45 a 1,37 (per le sole italiane, da 1,34 a 1,29). Per tutte è aumentata l’età media al primo figlio. Come testimoniano le indagini sociali dell’Istat, le donne e gli uomini italiani vorrebbero più figli, ma rinviano. La crisi ha colpito di più la generazione più giovane e i suoi anni più fertili, e c’è pochissimo tempo per rimediare. Dunque, pensare a un piano organico e non a misure stop-and-go è doveroso, e non in nome di valori astratti, religiosi o laici che siano, ma di un bisogno molto concreto: quello di permettere a tutti la effettiva libertà di scegliere e progettare il proprio futuro.

Di fronte all’enormità della questione, va ricordato però finora i passi falsi, o i passetti furbi, sono stati tanti, troppi. Ben due governi, uno di centro-destra (Berlusconi) e uno di centro-sinistra (Renzi), hanno fatto ricorso a un premio in soldi a chi fa figli. Non ha funzionato, e addirittura il bonus bebè di Renzi è rimasto per un quarto nei cassetti dell’Inps: lo hanno chiesto in 200mila, sui 330.000 previsti. Forse per scarsa conoscenza, forse perché è una misura per le famiglie con redditi più bassi, che adesso evitano di fare figli. Adesso si parla della possibilità di aumentare la durata del bonus bebè, e incentivare le mamme più giovani. Ma va ricordato che – come dice uno studio di Italiani.coop – la differenza di spesa media mensile tra una famiglia senza figli e una con due figli è di 746 euro al mese: gli 80 euro del bonus bebè di Renzi possono aiutare, ma non sono certo decisivi. Soprattutto se manca tutto il resto, a partire dai nidi: il piano “mille asili in mille giorni”, annunciato il 14 settembre di due anni fa, è sparito dai radar e anche dai siti governativi, mentre in tutto il Mezzogiorno solo il 5% dei bambini in età da nido ha la possibilità di frequentarlo. Sprofondata nei cassetti del ministero dell’Istruzione è anche l’altra grande novità per l’infanzia, l’unificazione del ciclo tra asili nido e scuola materna.

Come si vede da questi esempi, di annunci e false partenze la famiglia ne ha avuti già troppi. E la portata degli interventi non è di competenza di un ministro o terreno di caccia di un partito. Chiama in ballo la scuola, il lavoro femminile – fanno più figli le donne che hanno un’occupazione retribuita -, i servizi, la salute, le pensioni, la casa. E anche la politica dell’immigrazione: non è popolare dirlo, ma il calo delle nascite è dovuto anche e soprattutto al fatto che arrivano meno donne straniere, e quelle che ci sono fanno meno figli. Sarebbe bene riflettere anche su questo, per evitare provvedimenti spezzettati, contraddittori, e alla fine utili solo a raccogliere un temporaneo consenso e non a invertire strutturalmente la rotta.

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