Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Conte

A Bruxelles la sfilata delle irresponsabilità

Lunedì, 25 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

La cacofonia della sfilata dei leader al termine del vertice a sedici di Bruxelles strideva fortemente, ieri sera, con la nota unica, drammatica, proveniente dal mar Mediterraneo, dove migliaia di persone sono recluse in navi ferme in attesa di soccorso. Cosa hanno deciso ieri i Paesi leader dell’Unione europea? Impossibile dirlo, né fermandosi alle frasette diplomatiche (“passi in avanti”: espressione che non ha senso se non si indica la direzione del passo) né inoltrandosi nei meandri delle allusioni, delle sfumature, delle espressioni. Non hanno rotto, certo: ma era difficile una rottura come una decisione formale, essendo l’una o l’altra affidate al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma non hanno sgomberato il cammino comunitario da alcuno degli ostacoli nazionali che, da tutte le parti, i leader o i loro concorrenti interni – è il caso della Germania, con il ministro degli interni che insidia la posizione di Angela Merkel – hanno dispensato a piene mani. Una specie di fiera delle irresponsabilità, che bolla l’attuale classe politica europea a uno dei livelli più bassi della storia dell’Unione.

La missione in Quebec diventa viaggio di nozze

Venerdì, 08 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se il governo Conte, come spesso succede nei primi giorni, sta godendo una dolce luna di miele con il suo elettorato, la sua prima missione internazionale al vertice G7 in Quebec si può definire un vero e proprio viaggio di nozze. Il matrimonio però è con Trump, con il quale ha immediatamente trovato sintonia, associandosi alla richiesta del presidente americano di riammettere la Russia al consesso dei Grandi.

L'esecutivo nato debole ora ha una forte identità

Venerdì, 01 Giugno 2018

 Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Un ministro bocciato e poi spostato, come un mobile ingombrante, in un’altra stanza. Un governo che nasce nel nome del popolo e del cambiamento e si affida, per attuarlo, a figure provenienti dalle retroguardie dell’establishment che vuole combattere. Due partiti che hanno fatto la campagna elettorale da rivali, e si sono poi alleati su un contratto del quale è noto il costo - sui 128 miliardi - ma non la copertura. Un premier professore di diritto, presentato, eclissato e poi rispuntato, che non ha insegnato ai suoi sponsor l’abc della correttezza istituzionale. Una squadra fatta da un mix di neofiti della politica, colonnelli dei partiti e diplomatici grand commis, poche donne e non in primo piano (qui il cambiamento non arriva mai). Gli stop and go che hanno estenuato istituzioni e cittadini, al punto da far tirare un sospiro di sollievo ieri sera, con la fumata bianca.

Il difensore incaricato scelga il popolo giusto

Giovedì, 24 Maggio 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti ai tempi andati di Palombella rossa. Nella Palombella gialloverde che ha portato il professor Giuseppe Conte a prendere l’incarico di formare il primo governo “populista” d’Europa, le parole chiave sono in quella dichiarazione che ha seguito l’impegno a far restare nella sua collocazione europea: «Sarò l’avvocato del popolo». La prima interpretazione della metafora è fin troppo semplice: dall’Europa ci dobbiamo difendere, abbiamo bisogno di un buon avvocato. La seconda è più sottile, e richiede di addentrarsi nei punti-chiave del contratto privato firmato da Salvini e Di Maio: quale popolo ha dato il mandato all’avvocato, e quale beneficio può aspettarsi dal nuovo governo, ammesso che nascerà sciogliendo i nodi ministeriali che ancora sono aggrovigliati? 

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