Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

crescita

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

Parte la caccia al voto in una Italia divisa tra chi corre e chi no

Domenica, 31 Dicembre 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

I conti, a guardare solo quel povero indicatore che è il Pil, sono presto fatti: quando brinderemo a Capodanno avremo prodotto, come collettività, l’1,5% in più dell’anno scorso. Dopo mesi di balletti tra ottimisti e pessimisti – alternati: molti diventarono iper-pessimisti sulle previsioni economiche a fine 2016, dopo il fallimento del referendum Renzi, ma poi dovettero ricredersi – adesso il risultato è acquisito. Non siamo al miracolo economico, ma siamo definitivamente fuori dalla fase della crescita asfittica dello “zero virgola qualcosa”. Ma cosa vuol dire, per la nostra vita quotidiana? Perché, se i numeri volgono al segno “più”, non ci affacciamo appagati e speranzosi al prossimo anno e alle prossime urne?

La crescita c'è, ma non dà spazi di manovra

Mercoledì, 20 Settembre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La festa è già finita, ancor prima della fine dell’estate. Dopo aver passato mesi a brindare per i successi del Pil, in anticipo arriva il contrordine d’autunno: la crescita c’è, ma non ci dà grandi spazi di manovra. O meglio, per dirla con le parole del ministro dell’economia, il miglioramento del Pil non allenta “in modo significativo” i vincoli di bilancio. Come ai vecchi tempi, dobbiamo fare i conti con “pochissime risorse”. E sanno di già visto – tristemente - anche alcune proposte che circolano e che potrebbero finire nella manovra economica per il 2018: come la sanatoria per i contanti detenuti in casa o in cassette di sicurezza, un condono per rimettere in circolo denaro dalla dubbia provenienza.

Economia. La visione in controluce di un paese che cerca aiuti

Giovedì, 14 Settembre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

"In un attimo c’è il tempo / per decisioni e revisioni / che un attimo invertirà”. Finisce con una citazione di Thomas Eliot il rapporto congiunturale d’autunno presentato ieri dalla Confindustria. Leggere versi dopo una scarica di slide non è proprio frequente, e ancor più raro è il connubio tra la poesia e la “scienza triste”, come si dice dell’economia. Ma i rappresentanti degli imprenditori italiani devono aver deciso di finire in lirica per rafforzare il messaggio: sbrigatevi. Quella frase contiene i due poli del rapporto presentato ieri: positivo nelle stime sulla crescita, negativo in quelle sul lavoro dei giovani. E dà il senso di un’urgenza, la necessità di cogliere l’attimo; con il che si salta subito nella prosa della prossima manovra economica, alla quale l’associazione padronale chiede molti più soldi in forma di sgravi alle imprese che assumono.

I conti del governo: questione di decimali ma anche di qualità

Giovedì, 31 Agosto 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Ultima venne Moody’s. Ieri anche l’agenzia di rating internazionale ha corretto al rialzo le sue previsioni sul tasso di crescita del 2017, sia per l’Italia che per i principali Paesi dell’eurozona. Un bastian contrario – o un gufo, per usare il linguaggio della politica – potrebbe mettere in guardia contro le previsioni degli strateghi di Moodys, che insieme a Standard and Poors e a Fitch brillò per incompetenza alla vigilia della crisi finanziaria del 2008, dando il massimo dei voti a istituti che di lì a poco sarebbero falliti. Ma quella crisi finanziaria è lontana, tra poco si “festeggia” il suo decennale, e già siamo entrati in un’altra fase della storia, quella del tentativo di ritorno all’indietro, con lo smantellamento delle regole che allora  misero un po’ di briglie alla finanza pazza. E Moody’s stavolta non fa che accodarsi a tutti gli altri: il Fondo monetario, la Banca d’Italia, la Confindustria, l’Ufficio parlamentare di bilancio, tutti concordi, con sfumature di decimali diverse, nel correggere al rialzo le stime. Dunque, più che sulla quantità dei decimali conquistati, sarebbe il caso di ragionare sulla loro qualità.

Ora i fatti, non slide e proclami

Sabato, 03 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso il 3 settembre 2016

Non è mai bello quando un governo si mette a fare le pulci a un organo indipendente. Tanto più se lo fa quando questo dice o fa qualcosa di sgradevole per il governo stesso. Dunque la polemica che si è aperta sui dati dell’Istat, che ha confermato ieri la crescita zero per l’Italia, è inutile e dannosa. Tanto più che stiamo parlando di numeri piccolissimi: cosa cambierebbe nella sostanza se nel secondo semestre avessimo avuto una crescita dello 0,1 invece che calma piatta? Più utile sarebbe interrogarsi su quei dati e sull’insieme delle questioni che, da qualche mese, si stanno addensando sull’orizzonte del governo come nubi che portano tempesta.

Il vicolo stretto di Padoan

Sabato, 13 Agosto 2016

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso, 13 agosto 2016

Era prevedibile e infatti l’avevamo previsto, ha fatto sapere con una nota il ministero dell’Economia, subito dopo la diffusione dei dati dell’Istat sull’andamento del Pil: crescita zero nel secondo trimestre dell’anno. Numeri gelati che sono piombati sul venerdì di esodo degli italiani verso le vacanze. Secondo lo stesso Istat, 7 italiani su 10 sono in grado di dire con una buona approssimazione com’è messo il Pil italiano. Probabilmente anche per molti di loro la doccia fredda di ieri non è arrivata del tutto imprevista: per chi è nel mondo del lavoro e delle imprese, bastava guardarsi un po’ intorno, parlare con i fornitori e con le banche, conteggiare i ritardi nei pagamenti. Per chi legge gli indicatori statistici, i segnali erano già arrivati a valanga: la produzione industriale in forte calo a giugno (meno 1% su base annua); l’export in discesa (meno 1,5% dal primo trimestre 2015 allo stesso periodo del 2016); e i prezzi calanti (meno 0,1% a luglio, sullo stesso mese dell’anno scorso), segnale di quella brutta malattia che è la deflazione e preoccupa mezzo mondo.

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