Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

crisi

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

Banche e posti di lavoro, le grandi sfide alle porte

Sabato, 31 Dicembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso, 31 dicembre 2016

A dieci anni dagli scricchiolii che poi diventarono crollo, finanza ed economia aspettano ancora la ricostruzione. Ma, salvo miracoli, non sarà il 2017 a portarla. È vero che la crisi iniziata nel 2007 e deflagrata nel 2008 (battezzata la Grande Recessione, dunque paragonata fin nel nome a quella storica del ’29) è formalmente alle spalle, e dunque bolla dei subprime e Lehman Brothers potrebbero essere materia di libri di storia, sia pur recente. Ma restano di attualità le loro conseguenze, soprattutto in Europa e in Italia. La strada da percorrere per recuperare la produzione e i posti di lavoro persi nella lunga crisi è ancora lunga; e la timida e disorganica ripresa che era iniziata rischia di interrompersi nei prossimi mesi.

Maternità, rinvio o rinuncia? #comesiamocambiati, in cifre

Lunedì, 02 Novembre 2015

L'Italia guida la classifica della "baby recession" in Europa. Negli anni della crisi, si è annullato tutto il recupero di fecondità "guadagnato" dal 1995 al 2008. Cosa sta succedendo? Le ragazze, sempicemente, rinviano. Il fenomeno è di lungo periodo: la curva dell'età e della fecondità (nel grafico, si vede per generazioni)  si abbassa e si sposta a destra: si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Ma oltre un certo limiteil rinvio diventa una rinuncia. A volte inconsapevole, quasi sempre forzata. Di chi, dove e perché? Ne parlo nel capitolo del mio libro Come siamo cambiati, dedicato a "meno figli per tutte".

Chi ha pagato davvero il prezzo della crisi

Mercoledì, 15 Luglio 2015

“Dalla culla alla tomba”, era il celebre motto del piano Beveridge nell’Inghilterra del dopoguerra, secondo il quale il welfare doveva proteggere le persone dalla nascita alla morte. Quello italiano si è dimenticato di un bel pezzo del percorso, soprattutto dalle parti delle culle: lo confermano i dati Istat sulla povertà relativi al 2014.

In quello che dovrebbe essere ricordato come l’ultimo anno della lunga recessione cominciata sei anni prima, l’Italia ha contato 4.102.000 persone in povertà assoluta e 7.815.000 in povertà relativa: in entrambi i casi l’incidenza della povertà è tanto più alta quanto più bassa è l’età delle persone.

In Italia la ripresa economica soffre di anemia

Giovedì, 07 Maggio 2015

Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea per l’economia italiana sono state accolte da sospiri di sollievo e speranza: è tornato il segno più, siamo usciti dalla crisi. Certo, c’è qualche preoccupazione per i conti pubblici (aggravata dalla sentenza della corte costituzionale sulle pensioni) e c’è molta cautela sulla tenuta di questo trend; nel complesso però prevale l’idea che il peggio sia passato. Ma com’è fatto, il “meglio” che deve venire?

Crack supermercati Midal, i dipendenti parte civile

Giovedì, 15 Gennaio 2015
Le prime avvisaglie le ha avute Marilisa, sommelier al reparto vini del Gusto Sidisdi Latina, quando i fornitori hanno cominciato a farle vedere le date degli assegni con cui venivano pagati: che si dilatavano, da 30, a 60 e poi a 90 giorni; finché i pagamenti non sono arrivati più. Monica, dal bancone della panetteria dello stesso supermercato, ha fiutato il peggio quando ha visto fornai arrivare con le lacrime agli occhi, costretti a chiudere perché non venivano pagati da mesi. Segnali esplosi poi nel giorno del “fuori tutto”, col quale la rete dei 18 supermercati posseduti dalgruppo Midal nel Lazio (tra le province di Roma, Latina e Frosinone) ha preannunciato la chiusura.

La scomparsa dei poveri

Lunedì, 24 Novembre 2014

Miracolo: a Napoli sono spariti i poveri. Così come anche nelle altre grandi città. Dove in pochissimi si sono messi in fila per avere il sostegno minimo per i più poveri, introdotto quest’anno per la prima volta in via sperimentale. E ancor più pochi sono riusciti ad averlo. Così, risulterebbero a Napoli poco più di un migliaio di famiglie povere, a Milano neanche 800.

Abituarsi a vivere nell'economia del meno

Venerdì, 14 Novembre 2014

Dimenticate la normalità. Non tornerà più, per lo meno nell’economia. Instabilità e crisi ormai sono il pane quotidiano, e mai più avremo la crescita così come l’abbiamo conosciuta. Dunque, meglio adattarsi al nuovo stato e vivere al meglio; evitando di prendere strade sbagliate che peggiorano la situazione: come quella che l’Europa continua a percorrere e che porterà – se Frau Merkel non cambia rotta – alla sua fine. Parola di James K. Galbraith, economista americano.

Non voto, non lavoro, non compro

Mercoledì, 03 Settembre 2014

La spending review l’hanno fatta gli italiani. Nella loro borsa della spesa, cambiata radicalmente in pochi anni. Spostando, sostituendo, cambiando. Niente sarà più come prima, ci dicono gli ultimi dati sui consumi: non quelli macro dell’Istat – che hanno appena certificato recessione e deflazione – ma quelli fotografati dal carrello della spesa nel Rapporto Coop 2014.

La diseguaglianza ci fa male

Giovedì, 29 Maggio 2014

Alzare i salari più bassi, abbassare i redditi al top. Scuole e quartieri sani, per tutti i bambini. E un’economia che torna a crescere. Ecco come combatterebbe la diseguaglianza Alan Krueger, capo degli economisti di Obama negli anni più turbolenti della Grande recessione.  Anni duri, dopo i quali è arrivata una crescita modesta,  e una forte discussione pubblica sulla diseguaglianza. La forbice tra ricchi e poveri che si allarga, il ceto medio che sparisce, la terra delle opportunità che diventa un pantano dell’immobilità sociale: tutti temi che dalle dispute teoriche sono saltati nell’agone politico – al top dell’agenda di Obama – e nella discussione quotidiana.  Con Krueger, che sarà il 30 maggio a Trento nella giornata di apertura del Festival dell’economia, proviamo a capire il perché della nuova passione degli Stati Uniti per l’eguaglianza, e quanto questo discorso riguarda la sconquassata Europa, che dalla recessione non è ancora uscita. 

Culle in crisi

Venerdì, 15 Novembre 2013

Napoli, Policlinico Federico II, reparto maternità. Il gruppetto di donne che si accinge a entrare nella sala del corso pre-parto ha in comune, oltre alla pancia, parecchie cose: a partire da un bel diploma di laurea, un’età sopra i 35 anni e un lavoro temporaneo o altrimenti precario. «Ormai anche da noi l’età media al primo figlio si è alzata parecchio. E qui arrivano le più consapevoli: magari faranno un solo figlio ma vogliono prepararsi bene», racconta Maria Vicario, la responsabile del servizio.

Un’ostetrica che ha visto cambiare le cose sotto i suoi occhi, e la regione-serbatoio della natalità italiana - la Campania - prima imitare e poi guidare la tendenza nazionale: meno figli per tutte.

Troppo poveri per divorziare

Giovedì, 08 Agosto 2013

Dimenticate i divorzi patinati, le liti del Billionaire, i 100 mila euro al giorno dell'assegno che l'ex marito deve staccare a Veronica Lario. Per arrivare a quella cifra, dovremmo mettere insieme 6.993 ex-coniugi "normali", quelli nella media nazionale che riescono a farsi dare per il mantenimento 429 euro al mese ossia 14,3 euro al giorno. 

Quasi 7 mila contro una, che potrebbero raccontarci la storia reale dei divorzi all'italiana: cresciuti negli anni, a dispetto di procedure lunghissime e in parallelo al calo dei nuovi matrimoni; aumentati al Nord e al Sud, per classi alte e basse, nelle grandi città come in provincia, tra vecchi e tra giovani. Ma diventati un lusso, per molti insostenibile, ai tempi della grande crisi. Così stanno scendendo, oltre che i consumi, i redditi, la spesa per le vacanze e tante altre cose, anche le separazioni e i divorzi. Per denaro, non per amore. E nel Paese dei precari e dei trentenni senza futuro, nascono formule nuove: per lasciarsi anche senza redditi garantiti, cercando di inventare un modo low cost per gestire figli e obblighi.

Giganti in ginocchio

Venerdì, 31 Maggio 2013

“La società non esiste”, diceva Margareth Thatcher. In morte della lady di ferro, molti hanno ricordato la sua famosa frase che ha inaugurato il trentennio delle privatizzazioni. “Il mercato non esiste”, verrebbe da dire oggi, leggendo gli scritti di Colin Crouch, e in particolare l'ultimo libro, “Il potere dei giganti” (Laterza):  nel quale si mostra che, per larghi settori dell'economia, la libera concorrenza è schiacciata dai grandi conglomerati industriali e finanziari, che dello Stato e dei governi non sono gli antagonisti, ma i “poderosi alleati”. Mentre può essere proprio la società civile, nelle sue molteplici forme di autorganizzazione, a rompere i giochi e costringere i giganti a qualche forma di controllo, scrive il teorico della “post-democrazia”.

L'Istat: Italia all'ingiù, le donne corrono al lavoro

Mercoledì, 22 Maggio 2013

Articolo scritto con Gina Pavone. Il prodotto lordo che in termini reali scende del 2,4%. La domanda interna che va ancora peggio (meno 3,2% i consumi, meno 1,6% gli investimenti fissi lordi). Il potere d'acquisto delle famiglie che registra una “caduta di intensità eccezionale”: meno 4,8%. E la più forte riduzione della spesa per consumi da parte delle famiglie dall'inizio degli anni '90.

E per capofamiglia mamma

Venerdì, 05 Aprile 2013

 

Donne al fronte. Non stiamo parlando delle novità dell'esercito americano, ma delle nuove truppe in prima linea nella guerra dell'economia italiana. Nel paese con più bassa occupazione femminile d'Europa, sta succedendo qualcosa di nuovo. Al quinto anno di crisi, sono sempre più le coppie che per sopravvivere contano solo sul reddito femminile. Cassiere e professioniste, insegnanti e cameriere, badanti ed interpreti: c'è tutta la geografia dei lavori, nell'emersione delle nuove “breadwinner”. Parola che in inglese indica la persona che porta il reddito principale in famiglia, il procacciatore di cibo; e in italiano è per lo più stata declinata nel maschile “capofamiglia”. Fino all'ultima crisi, che ha rimescolato le carte e i ruoli. Con conseguenze non sempre prevedibili.

Qualcosa, e presto

Mercoledì, 13 Marzo 2013

Sto facendo una serie di interviste sulla crisi economica. Non agli esperti, non a chi decide, non agli economisti, non a chi fa politica o sindacato. A chi la subisce. Spesso l'intervista non sa come finire, perché la persona che racconta si mette a piangere e io non so che dire. Se non pubblicare qui uno sfogo, in forma di domanda: ma di cosa stiamo parlando? E il numero dei parlamentari, e gli stipendi blu, e i processi di Berlusconi, e i giudici, e la legge elettorale...

L'esercito di leva della grande recessione

Sabato, 10 Novembre 2012

Una fila interminabile di macchine vecchie, cariche all'inverosimile e di gente e masserizie, in marcia sulla Highway 66. Se la Grande Depressione ci rimanda alla mente le immagini di Furore, dei contadini cacciati dalle loro terre e in cerca di futuro verso la terra promessa dell'ovest, la Grande Recessione dei nostri anni è ancora in cerca di una narrazione e un'immagine.

C'era una volta il Washington Consensus

Domenica, 04 Novembre 2012

Articolo scritto con Anna Maria Simonazzi. Con il voto contrario alla nomina del lussemburghese Yves Mersch alla Bce, la scorsa settimana è andato in scena il primo serio scontro tra l'istituzione democratica più rappresentativa dei popoli europei e l'istituzione più importante per la loro vita economica. L'oggetto non ha a che vedere con la condotta scelta dai timonieri della Bce nel mezzo della più grave tempesta affrontata dai tempi della creazione dell'euro, ma con il sesso dei timonieri: tutti maschi.

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