Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

crisi

Cura, rilancio, ristori. I nomi dei decreti sono, un po', le cose

Mercoledì, 28 Ottobre 2020

Nell’evoluzione dei decreti economici varati dal governo anche i nomi sono importanti. Il decreto “ristori”, approvato all’inizio della seconda ondata del nuovo coronavirus, arriva dopo il primo ed emergenziale “cura Italia”; il più tecnico “decreto liquidità”, di aprile; lo speranzoso “decreto rilancio”, di maggio; l’anodino “decreto agosto”.

Ora l’Italia deve investire su un’idea del proprio futuro

Giovedì, 23 Luglio 2020

Molti si sono chiesti se quello che stiamo vivendo in Europa è un “momento Hamilton”, dal nome dell’uomo che ha disegnato le basi del sistema fiscale federale statunitense. In senso stretto, non è così: non abbiamo introdotto in Europa né una mutualizzazione dei debiti nazionali né un sistema fiscale comune. Ciascuno stato continuerà a essere responsabile per il proprio debito e a decidere sulla propria politica di entrate e spese. Ma in un senso più largo il paragone storico con Hamilton è appropriato.

Il compromesso europeo non è all’altezza della crisi

Venerdì, 10 Aprile 2020

“Questa volta è diverso”. Il presidente dell’eurogruppo Mario Centeno ce l’ha messa tutta per dare un senso di svolta storica ai risultati dell’incontro tra i ministri delle finanze della zona euro che, in seconda convocazione come un’assemblea condominiale mal assortita, hanno finalmente trovato un accordo nella sera del 9 aprile, alla terza o quarta settimana di lockdown per quasi tutta l’Unione e alle soglie di una recessione mondiale.

Chi è dentro e chi resta fuori dal decreto cura Italia

Giovedì, 19 Marzo 2020

Cassa integrazione allargata a tutti i lavoratori dipendenti. Un’indennità di 600 euro al mese per il vasto e variegato mondo del lavoro autonomo. Congedi o soldi per i genitori che lavorano. Il decreto “cura Italia”, varato dal governo il 17 marzo, destina al mondo del lavoro 10 dei 25 miliardi stanziati per far fronte allo shock economico provocato dal Covid-19.

Come affrontare questa crisi globale che è sanitaria ed economica

Mercoledì, 11 Marzo 2020

Tre parole: “exceptionally bad times”. Chissà se gli estensori del patto di stabilità che regola i bilanci europei avevano previsto tutto questo. Fatto sta che quelle tre parole – tempi eccezionalmente brutti –, ricordate da una nota dell’ufficio parlamentare di bilancio, si adattano perfettamente allo choc all’economia che il nuovo coronavirus sta diffondendo in tutto il mondo globalizzato.

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

Banche e posti di lavoro, le grandi sfide alle porte

Sabato, 31 Dicembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso, 31 dicembre 2016

A dieci anni dagli scricchiolii che poi diventarono crollo, finanza ed economia aspettano ancora la ricostruzione. Ma, salvo miracoli, non sarà il 2017 a portarla. È vero che la crisi iniziata nel 2007 e deflagrata nel 2008 (battezzata la Grande Recessione, dunque paragonata fin nel nome a quella storica del ’29) è formalmente alle spalle, e dunque bolla dei subprime e Lehman Brothers potrebbero essere materia di libri di storia, sia pur recente. Ma restano di attualità le loro conseguenze, soprattutto in Europa e in Italia. La strada da percorrere per recuperare la produzione e i posti di lavoro persi nella lunga crisi è ancora lunga; e la timida e disorganica ripresa che era iniziata rischia di interrompersi nei prossimi mesi.

Maternità, rinvio o rinuncia? #comesiamocambiati, in cifre

Lunedì, 02 Novembre 2015

L'Italia guida la classifica della "baby recession" in Europa. Negli anni della crisi, si è annullato tutto il recupero di fecondità "guadagnato" dal 1995 al 2008. Cosa sta succedendo? Le ragazze, sempicemente, rinviano. Il fenomeno è di lungo periodo: la curva dell'età e della fecondità (nel grafico, si vede per generazioni)  si abbassa e si sposta a destra: si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Ma oltre un certo limiteil rinvio diventa una rinuncia. A volte inconsapevole, quasi sempre forzata. Di chi, dove e perché? Ne parlo nel capitolo del mio libro Come siamo cambiati, dedicato a "meno figli per tutte".

Chi ha pagato davvero il prezzo della crisi

Mercoledì, 15 Luglio 2015

“Dalla culla alla tomba”, era il celebre motto del piano Beveridge nell’Inghilterra del dopoguerra, secondo il quale il welfare doveva proteggere le persone dalla nascita alla morte. Quello italiano si è dimenticato di un bel pezzo del percorso, soprattutto dalle parti delle culle: lo confermano i dati Istat sulla povertà relativi al 2014.

In quello che dovrebbe essere ricordato come l’ultimo anno della lunga recessione cominciata sei anni prima, l’Italia ha contato 4.102.000 persone in povertà assoluta e 7.815.000 in povertà relativa: in entrambi i casi l’incidenza della povertà è tanto più alta quanto più bassa è l’età delle persone.

In Italia la ripresa economica soffre di anemia

Giovedì, 07 Maggio 2015

Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea per l’economia italiana sono state accolte da sospiri di sollievo e speranza: è tornato il segno più, siamo usciti dalla crisi. Certo, c’è qualche preoccupazione per i conti pubblici (aggravata dalla sentenza della corte costituzionale sulle pensioni) e c’è molta cautela sulla tenuta di questo trend; nel complesso però prevale l’idea che il peggio sia passato. Ma com’è fatto, il “meglio” che deve venire?

Crack supermercati Midal, i dipendenti parte civile

Giovedì, 15 Gennaio 2015
Le prime avvisaglie le ha avute Marilisa, sommelier al reparto vini del Gusto Sidisdi Latina, quando i fornitori hanno cominciato a farle vedere le date degli assegni con cui venivano pagati: che si dilatavano, da 30, a 60 e poi a 90 giorni; finché i pagamenti non sono arrivati più. Monica, dal bancone della panetteria dello stesso supermercato, ha fiutato il peggio quando ha visto fornai arrivare con le lacrime agli occhi, costretti a chiudere perché non venivano pagati da mesi. Segnali esplosi poi nel giorno del “fuori tutto”, col quale la rete dei 18 supermercati posseduti dalgruppo Midal nel Lazio (tra le province di Roma, Latina e Frosinone) ha preannunciato la chiusura.

La scomparsa dei poveri

Lunedì, 24 Novembre 2014

Miracolo: a Napoli sono spariti i poveri. Così come anche nelle altre grandi città. Dove in pochissimi si sono messi in fila per avere il sostegno minimo per i più poveri, introdotto quest’anno per la prima volta in via sperimentale. E ancor più pochi sono riusciti ad averlo. Così, risulterebbero a Napoli poco più di un migliaio di famiglie povere, a Milano neanche 800.

Abituarsi a vivere nell'economia del meno

Venerdì, 14 Novembre 2014

Dimenticate la normalità. Non tornerà più, per lo meno nell’economia. Instabilità e crisi ormai sono il pane quotidiano, e mai più avremo la crescita così come l’abbiamo conosciuta. Dunque, meglio adattarsi al nuovo stato e vivere al meglio; evitando di prendere strade sbagliate che peggiorano la situazione: come quella che l’Europa continua a percorrere e che porterà – se Frau Merkel non cambia rotta – alla sua fine. Parola di James K. Galbraith, economista americano.

Non voto, non lavoro, non compro

Mercoledì, 03 Settembre 2014

La spending review l’hanno fatta gli italiani. Nella loro borsa della spesa, cambiata radicalmente in pochi anni. Spostando, sostituendo, cambiando. Niente sarà più come prima, ci dicono gli ultimi dati sui consumi: non quelli macro dell’Istat – che hanno appena certificato recessione e deflazione – ma quelli fotografati dal carrello della spesa nel Rapporto Coop 2014.

La diseguaglianza ci fa male

Giovedì, 29 Maggio 2014

Alzare i salari più bassi, abbassare i redditi al top. Scuole e quartieri sani, per tutti i bambini. E un’economia che torna a crescere. Ecco come combatterebbe la diseguaglianza Alan Krueger, capo degli economisti di Obama negli anni più turbolenti della Grande recessione.  Anni duri, dopo i quali è arrivata una crescita modesta,  e una forte discussione pubblica sulla diseguaglianza. La forbice tra ricchi e poveri che si allarga, il ceto medio che sparisce, la terra delle opportunità che diventa un pantano dell’immobilità sociale: tutti temi che dalle dispute teoriche sono saltati nell’agone politico – al top dell’agenda di Obama – e nella discussione quotidiana.  Con Krueger, che sarà il 30 maggio a Trento nella giornata di apertura del Festival dell’economia, proviamo a capire il perché della nuova passione degli Stati Uniti per l’eguaglianza, e quanto questo discorso riguarda la sconquassata Europa, che dalla recessione non è ancora uscita. 

Culle in crisi

Venerdì, 15 Novembre 2013

Napoli, Policlinico Federico II, reparto maternità. Il gruppetto di donne che si accinge a entrare nella sala del corso pre-parto ha in comune, oltre alla pancia, parecchie cose: a partire da un bel diploma di laurea, un’età sopra i 35 anni e un lavoro temporaneo o altrimenti precario. «Ormai anche da noi l’età media al primo figlio si è alzata parecchio. E qui arrivano le più consapevoli: magari faranno un solo figlio ma vogliono prepararsi bene», racconta Maria Vicario, la responsabile del servizio.

Un’ostetrica che ha visto cambiare le cose sotto i suoi occhi, e la regione-serbatoio della natalità italiana - la Campania - prima imitare e poi guidare la tendenza nazionale: meno figli per tutte.

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