Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

donne

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Mamme e lavoro, non si fa festa

Domenica, 14 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Mamme-lavoro-casa. Il neosegretario del Pd ha messo le mamme nella triade dei suoi slogan, attirandosi consensi, ironie, sfottò. E mai come quest’anno in vista della festa della mamma si parla tanto di condizioni materiali: di soldi e di lavoro, non solo di regali e cuoricini. Segno dei tempi, che sarà bene prendere sul serio e, andando al di là della superficie delle cose dette e promesse, valutare nel merito cosa si può fare per far risalire l’Italia dal penultimo posto della classifica europea dell’occupazione femminile. È quanto fa l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che nel suo Rapporto sulla programmazione del governo per il 2017 mette sotto la lente la proposta di ridurre il cuneo fiscale per le donne.

Divorzio, addio "soggetto debole": un regalo alle donne

Venerdì, 12 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Dimenticate Vittorio Grilli e Lisa Lowensteil, dalla cui vicenda è scaturita la sentenza della Cassazione che ha rivoluzionato il post-divorzio in Italia, stabilendo che il “soggetto debole” non ha più diritto ad avere garantito il livello di vita che conduceva con il matrimonio, ma solo a mantenere uno stile di vita dignitoso nel caso in cui autonomamente non possa raggiungerlo. E dimenticate anche Rusich vs Cecchi Gori, Lario vs Berlusconi, e altri vip.

Perché le donne continuano a guadagnare meno degli uomini

Martedì, 07 Marzo 2017

Non c’è paese al mondo nel quale sia stata raggiunta la parità salariale tra uomini e donne. Anzi, non ci si è neanche avvicinati. Il gender pay gap, il differenziale retributivo di genere, è una realtà che resiste al tempo, riducendosi molto più lentamente di tutti gli altri divari tra uomini e donne (in lavoro, istruzione, presenza nelle istituzioni e nei posti di potere). E in molti posti si è riaperto in conseguenza della crisi economica. Ma perché ancora oggi le donne guadagnano meno degli uomini?

Pd, se il partito è al maschile non è questione di quote

Martedì, 21 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Per la grammatica, il partito è un sostantivo maschile singolare.  La scissione, invece, è un nome femminile. Così anche l’assemblea. Ma nell’ultima vicenda che ha occupato le cronache politiche nel centrosinistra, i nomi propri sono tutti maschili: Matteo (due volte: Renzi e Orfini), Michele (Emiliano), Pierluigi (Bersani), Roberto (Speranza), Enrico (Rossi). Dietro le quinte, Massimo (D’Alema). A sorpresa, tra gli oratori di peso, Walter (Veltroni). In low profile, il capo del governo, Paolo (Gentiloni). Mentre, molti chilometri più su, in quel di Rimini nasceva Sinistra Italiana, affidandosi a un Nicola (Fratoianni), con la separazione annunciata di un Antonio (Scotto). Nel mezzo, il campo progressista di Giuliano (Pisapia). La sinistra e i suoi eredi hanno tanti problemi, evidenti. Più uno, mastodontico ma ignorato: sono scomparse le donne.

“Il figlio è mio e me lo gestisco io”. Ecco perché la fertilità è bene comune

Giovedì, 29 Settembre 2016

Uno degli slogan più contestati della sventurata campagna pubblicitaria ideata dal ministero della Salute per il “fertility day” è stato quello che definiva la fertilità “bene comune”. Molte donne – e anche qualche uomo che ha scagliato il suo parere pesante, come Roberto Saviano – hanno reagito con indignazione: ma quale “bene comune”? Quella di fare o non fare figli è una scelta privata, intima, libera. In nessun modo può essere equiparata a beni comuni come l’acqua potabile e l’aria pulita. “La fertilità non è un bene comune” è diventata il nuovo “l’utero è mio e me lo gestisco io”.

Nel Rapporto Istat l'Italia del rinvio

Sabato, 21 Maggio 2016

Come ogni anno, ci specchiamo nei numeri del Rapporto annuale dell’Istat, scoprendo nell’immagine che quei dati ci mostrano qualcosa di noto, qualcosa di nuovo, qualcosa che non vorremmo vedere e - a guardare bene - quel che dovremmo fare. Ma che troppo spesso non facciamo, bloccati da una dinamica decisionale (cioè, soprattutto, politica) che a sua volta rinvia i problemi.

La parità neanche a parole

Martedì, 15 Marzo 2016

Commento scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Il test è semplicissimo, si può fare anche da casa senza grande fatica. Prendete una frase detta da un politico, un giornalista, un commentatore qualsiasi e riferita a una donna famosa, in politica o altrove. Ribaltate le parti, e attribuite la stessa frase a una donna, mettendo l’uomo come oggetto. Non vi farà ridere, non vi dirà niente, in alcuni casi vi farà indignare. Ecco: questo test si può fare per la giornata di ieri, una delle più nere - dal punto di vista linguistico, ma le parole sono importanti - per le donne italiane.

Pioniere. Elinor Ostrom, prima Nobel per l'Economia

Lunedì, 03 Agosto 2015

Non è solo il fatto che per la prima volta il Nobel per l’economia l’ha preso una donna: c’è anche il fatto che quella donna lavora del tutto fuori dalla corrente più grossa, dal mainstream. Così Larry Elliott  ha commentato sul Guardian[1], nell’ottobre del 2009, l’incoronazione di Elinor Ostrom da parte dell’accademia di Stoccolma “per le sue analisi del governo dell’economia, in particolare sui beni comuni”. E in effetti no, non era l’unico segnale di svolta, che quella volta il premio fosse andato a una donna. Però è andato a una donna, pioniera di nuovi studi economici, che nella sua breve biografia consegnata all’accademia si racconta come mai aveva fatto nessuno dei suoi sessantadue predecessori e dei suoi dodici successori maschi (eh sì, è stata la prima e l’ultima volta, finora). 

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Varoufakis, e la sua maglietta fina

Martedì, 07 Luglio 2015

 

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso (Finegil)

“Varoufakis si è dimesso. Quindi stasera è libero, ragazze!”. Non c’è solo Lia Celi (autrice del tweet appena citato, giornalista e conduttrice tv) a pensarla così, sulle dimissioni del momento. L’ex ministro delle finanze greco, nei suoi cinque turbolenti mesi di governo, ha conquistato molti primati.  E’ stato il primo ad andare ai vertici in motocicletta, a passare dai paper accademici alla realtà in mezza giornata, a frequentare i banchieri con la camicia fuori dai pantaloni, a portare Marx e Keynes nell’eurogruppo, a dimettersi con un tweet. Ma soprattutto è stato il primo uomo politico a essere trattato come una donna: giudicato per il suo aspetto prima che per le sue azioni, per come si veste più che per quel che dice, per la sua capacità di smuovere anche emozioni non strettamente politiche. Un ministro-oggetto, insomma: del desiderio.

Il gender gap del pallone

Domenica, 05 Luglio 2015

Centomila euro. Di questa cifra si discuteva il 5 marzo 2015 nella famigerata riunione della Lega nazionale dilettanti, al termine della quale è stato redatto il verbale contenente l’ormai famosa fase dell’(ormai) ex presidente della stessa Lega, Felice Belloli: “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche!”. Concentratasi – giustamente – l’attenzione e l’indignazione dei più sull’ultima parola urlata come un insulto (lesbiche), è entrato in ombra l’altro termine, cruciale, della frase: soldi. Quelli che mancano al calcio femminile, soprattutto in Italia. E che ruotano all’impazzata attorno a quello maschile, a tutti i livelli, dalle stelle ai pulcini, come le dettagliate cronache che spaziano dal mondano al penale ci informano quotidianamente. Ma qual è l’economia del calcio femminile?

L'eredità di genere della crisi nel nuovo rapporto Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Siamo fuori dal tunnel? Il primo Rapporto annuale dell’Istat dalla fine della crisi economica (o meglio sarebbe dire: da quando il Pil è passato dal segno 'meno' al segno 'più') è assai cauto, non si sbilancia in ottimismo. Ma, per usare una metafora proposta nella sua presentazione dal presidente Giorgio Alleva, evidenzia i germogli spuntati sull’albero assai malconcio dell’economia italiana. Se cresceranno – e il 'se' è collegato a tante variabili, esterne e interne -, una cosa è certa: non saranno su tutti i rami, poiché solo una parte dei territori italiani ha già 'agganciato' la ripresa. (...). In questo quadro, che ne è del gap di genere nell’economia e nel mercato del lavoro italiani? 

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Pensioni, è questa l'equità che vogliamo?

Martedì, 19 Maggio 2015

Articolo scritto per inGenere.it con Francesca Bettio.

Il governo intende disinnescare la 'mina' della sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni con un rimborso parziale e forfettario, limitato alle pensioni inferiori ai 3.200 euro mensili lordi. Il rimborso sarà di gran lunga minore dell’indicizzazione effettivamente perduta, ossia del mancato recupero dell'adeguamento al costo della vita, e decrescente al crescere dell’importo della pensione (con una forchetta che va dai 278 ai 750 euro). Si tratta di una soluzione che, escludendo dal rimborso le pensioni più alte e dando e tutte le altre una cifra assai minore di quella che sarebbe stata dovuta, riduce l’impatto finanziario sulle casse pubbliche che una restituzione totale avrebbe avuto. Con una decisione che con tutta probabilità produrrà un nuovo contenzioso giuridico, il governo interpreta a suo modo le istanze di equità che tutto il dibattito seguìto alla sentenza della Consulta ha sollevato.

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Perché tutte le ragazze fanno Lettere

Martedì, 01 Luglio 2014

Il sorpasso c’è stato, solo che le donne hanno preso la corsia sbagliata. Solo così si può spiegare la strana gara che si è vista negli ultimi anni sulle autostrade della scuola e del lavoro. Da un lato, il sorpasso delle ragazze: che si diplomano con voti migliori, si laureano più dei loro coetanei e mediamente con voti più alti; dall’altro, i premi all’arrivo: consegnati in ritardo, e con meno soldi dentro. Fuor di metafora: a un anno dalla laurea magistrale, un uomo guadagna mediamente 1.194 euro, una donna 906, ci informa Almalaurea.

Il mercato delle donne

Martedì, 01 Luglio 2014

N. D. Non Disponibile. La maggior parte delle aziende italiane risponde così alla domanda sui dati dei salari di uomini e donne. Il dato non è disponibile. Eppure la domanda non viene da sindacalisti fastidiosi o giornalisti ficcanaso, ma da una legge dello Stato: quella che ormai da più di vent’anni prevede “azioni positive per la parità tra uomini e donne sui luoghi di lavoro”.

Il bimbetto dove lo metto

Venerdì, 13 Giugno 2014

«Ferie? Che ferie? Io lavoro tutta l’estate, anche ad agosto, il call center non chiude. Il nido invece sì, quindi ho dovuto chiedere il part time a sei ore per un mese. Mi alterno col mio compagno, che invece prende un po’ di congedo di paternità, a stipendio ridotto».  L’estate di Ambra non è un tuffo nel mare ma uno slalom tra contratti, servizi che non ci sono e sacrifici economici. E dire che Ambra ha una sola figlia, piccolina. Invece Jessica, che di figli ne ha due, ormai di tagli è un’esperta: «Io non mi vergogno a dirlo: per qualche anno non sono andata in vacanza per pagare i centri estivi».  Siamo a Roma, zona Castelverde. Un quartiere che qualche anno fa ha attratto, con la sua ondata di cemento fresco appena fuori del Raccordo anulare, molte giovani coppie; e che quindi adesso si presenta fitto di case e bambini. Ma ha pochi servizi per accoglierli, dalla nascita in poi. E il problema, che c’è tutto l’anno, esplode d’estate con la chiusura delle scuole.

Donne al vertice, la partita comincia

Mercoledì, 16 Aprile 2014

Emma Marcegaglia all’Eni, Patrizia Grieco all’Enel, Luisa Todini alle Poste, Catia Bastioli a Terna. Il poker di donne calato ieri dal presidente del Consiglio ha caratterizzato la tornata di nomine pubbliche nell’economia più importante dal 2005. Il rinnovamento si affida al femminile, almeno nei titoli e nell’immagine.

Culle in crisi

Venerdì, 15 Novembre 2013

Napoli, Policlinico Federico II, reparto maternità. Il gruppetto di donne che si accinge a entrare nella sala del corso pre-parto ha in comune, oltre alla pancia, parecchie cose: a partire da un bel diploma di laurea, un’età sopra i 35 anni e un lavoro temporaneo o altrimenti precario. «Ormai anche da noi l’età media al primo figlio si è alzata parecchio. E qui arrivano le più consapevoli: magari faranno un solo figlio ma vogliono prepararsi bene», racconta Maria Vicario, la responsabile del servizio.

Un’ostetrica che ha visto cambiare le cose sotto i suoi occhi, e la regione-serbatoio della natalità italiana - la Campania - prima imitare e poi guidare la tendenza nazionale: meno figli per tutte.

Largo alle donne, anzi no

Martedì, 29 Ottobre 2013

Qualche giorno fa la Commissione europea ha dato un raro voto positivo all'Italia, nel rendere noti i dati sulla presenza delle donne nelle posizioni di vertice. Il segno “più” è relativo alla quota femminile nei board delle società quotate in borsa – dove la presenza di donne è salita in due anni e mezzo di 8,4 punti percentuali, raggiungendo quota 12,9: molto al di sotto della parità, e anche della media Eu 28 (che è 16,6%), ma comunque in rapida ascesa rispetto al 2010.  Nel dare i nuovi numeri, la direzione Giustizia della Commissione europea ne attribuisce il merito all'introduzione della legge sulle quote di genere, entrata in vigore per le società quotate nell'agosto 2012.

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