Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

economia

L’Italia nella bolla del lavoro precario

Giovedì, 21 Febbraio 2019

L’industria va male e ha pochi ordini nel cassetto. Così come l’edilizia. Il commercio al dettaglio non va meglio. Le esportazioni scivolano giù. La fiducia di consumatori e aziende è ai minimi storici. Il credito alle imprese, pietrificato. Una tempesta di numeri negativi si abbatte quotidianamente sulla nostra informazione economica. Ma ci sono numeri con il segno “più”, e sono quelli del lavoro. A dicembre 2018 c’è stato infatti un aumento degli occupati e del tasso di occupazione, e una riduzione della disoccupazione.

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

La sfida aperta agli euroguardiani porterà tempesta

Venerdì, 28 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Due partiti divisi su tutto ma uniti nella lotta al loro ministro più importante. Un ministro dell’Economia costretto a presentare una manovra economica non sua. Un primo ministro ridotto a fare il mediatore tra Lega-M5S e Tria, fino a diventare banditore all’asta delle percentuali di deficit che segneranno la prima manovra economica del “governo del cambiamento”. Il tanto atteso giorno del Def apre di fatto la campagna elettorale per le Europee dei due partiti di governo e una partita nuova tra Roma e Bruxelles. Sapere cosa ne verrà nelle tasche degli italiani sarà possibile solo quando arriveranno tutti i dettagli del quadro. Ma la direzione fin d’ora è certa: le scommesse elettorali si cominceranno a pagare solamente facendo debiti, le uniche risorse fresche arriveranno da un condono che, come è già successo nel passato, scaverà un solco tra i furbi premiati e gli innocenti tartassati.

Cercansi "tecnici cattivi" per far digerire i conti all'Italia

Domenica, 23 Settembre 2018

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Si apre domani la settimana decisiva per la definizione della prima manovra economica del governo Salvini-Di Maio. E si apre sotto i peggiori auspici. Non tanto perché è platealmente confermata la presenza, nella maggioranza, delle due opposte visioni di Lega e M5S. Quanto perché a questa contrapposizione se ne è aggiunta un’altra: quella tra politici e tecnici, con questi ultimi designati a ricoprire il ruolo del “cattivo” della storia, da sacrificare per raggiungere il lieto fine.

La forza del ministro Tria e quella del suo fuoco amico

Domenica, 16 Settembre 2018

 Editoriale pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

L’assedio di settembre al ministro dell’economia non è una novità. Anzi, si potrebbe dire che è un grande classico della politica. Da sempre l’inquilino di via XX settembre è tra i più corteggiati e odiati dai colleghi di governo. Corteggiato, perché ha i cordoni della borsa. Odiato, perché non può accontentare tutti. Così, il ruolo che da vari governi, e anche stavolta, è stato affidato a un tecnico diventa super-politico.

Il futuro dell’auto nell’epoca di dazi e sovranismi

Mercoledì, 25 Luglio 2018

Commento pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

«Chi comprerà la Panda, se il ceto medio finisce?». Queste parole di Sergio Marchionne, raccontate dalla stampa nei giorni scorsi, fanno ben capire che la sfida che il gruppo Fiat-Chrysler ha davanti era alta e difficile già prima che l’uomo che l’ha guidata fuori dalla crisi uscisse di scena così drammaticamente. Una sfida industriale: su quali modelli investire, in quali mercati produrre e in quali vendere. E una sfida geopolitica, per un gruppo nato a cavallo dell’oceano dalla fusione di due debolezze, Fiat e Chrysler, nel punto più alto dell’era della globalizzazione vincente, della quale ha cavalcato l’onda; e che si trova tra i più esposti ai nuovi venti protezionisti. Non è un caso che Trump abbia fatto una delle sue poche telefonate a un numero con prefisso italiano chiamando Torino: un gesto cortese e umanitario, ma anche una precisa dichiarazione di attenzione sulle sorti degli stabilimenti americani, dove lavorano i suoi elettori.

Come non alzare l'Iva? Mistero avvolto nel Def

Mercoledì, 20 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

Un grande mistero ancora avvolge la politica economica del governo del cambiamento. Il voto di ieri sul Def, con l’approvazione della mozione di maggioranza, non ha detto come si farà ad evitare l’aumento dell’Iva previsto nelle clausole di salvaguardia. Però da ieri abbiamo qualche indizio e alcuni timori in più.

Parte la caccia al voto in una Italia divisa tra chi corre e chi no

Domenica, 31 Dicembre 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

I conti, a guardare solo quel povero indicatore che è il Pil, sono presto fatti: quando brinderemo a Capodanno avremo prodotto, come collettività, l’1,5% in più dell’anno scorso. Dopo mesi di balletti tra ottimisti e pessimisti – alternati: molti diventarono iper-pessimisti sulle previsioni economiche a fine 2016, dopo il fallimento del referendum Renzi, ma poi dovettero ricredersi – adesso il risultato è acquisito. Non siamo al miracolo economico, ma siamo definitivamente fuori dalla fase della crescita asfittica dello “zero virgola qualcosa”. Ma cosa vuol dire, per la nostra vita quotidiana? Perché, se i numeri volgono al segno “più”, non ci affacciamo appagati e speranzosi al prossimo anno e alle prossime urne?

Manovra. Un lifting economico in chiave elettorale

Martedì, 17 Ottobre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Non ci sarà l’aumento dell’Iva. Che sarebbe automaticamente scattato, in assenza di provvedimenti, in virtù di una decisione presa a suo tempo dal governo Monti. Ci sarà l’utilizzo del cosiddetto “golden power” per proteggere Tim dalla scalata di Vivendi – anche questo, in attuazione rafforzata di una norma introdotta da Monti. Non ci saranno gli interventi sulle pensioni chiesti dai sindacati, per fermare gli innalzamenti automatici dell’età previsti, manco a dirlo, dalla riforma Fornero-Monti. In positivo o in negativo, è tutta nella cornice della mega-manovra fatta sull’onda dell’emergenza spread dal governo del supertecnico Monti la manovra del superpolitico Gentiloni. Il che la dice lunga sull’eterna ripetizione di un vizio italiano: le grandi decisioni, brutte o belle che siano, si prendono solo sull’onda di una grande paura, con la politica messa momentaneamente a tacere da esigenze esterne. Fu così all’inizio degli anni ’90 con Amato, è stato così nel 2011-2013, con Monti. Fuori da questo schema, negli anni recenti abbiamo avuto solo due ondate riformatrici “politiche”: quella di Prodi per forzare l’ingresso dell’Italia nell’euro (riuscita), quelle di Berlusconi per la riduzione delle tasse (non riuscita).

La campagna elettorale sul sentiero stretto

Mercoledì, 04 Ottobre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il sentiero stretto: è questa la metafora più ricorrente, citata spessissimo quando si parla di finanza pubblica, e ieri ribadita da molti degli interventi che hanno preparato la giornata di oggi. Che sarà importante, per la manovra 2018: sia perché il parlamento deve dare il via libera, a maggioranza qualificata, alla decisione del governo italiano di sforare la regola del pareggio di bilancio; sia perché deve approvare la nota di aggiornamento al Def alla luce dei nuovi e più positivi dati sull’andamento del prodotto interno lordo. Due premesse economiche e politiche che saranno anche il doppio fischio di inizio per giocare la partita vera e propria, quella di una manovra da approvare a campagna elettorale già di fatto iniziata.

La crescita c'è, ma non dà spazi di manovra

Mercoledì, 20 Settembre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La festa è già finita, ancor prima della fine dell’estate. Dopo aver passato mesi a brindare per i successi del Pil, in anticipo arriva il contrordine d’autunno: la crescita c’è, ma non ci dà grandi spazi di manovra. O meglio, per dirla con le parole del ministro dell’economia, il miglioramento del Pil non allenta “in modo significativo” i vincoli di bilancio. Come ai vecchi tempi, dobbiamo fare i conti con “pochissime risorse”. E sanno di già visto – tristemente - anche alcune proposte che circolano e che potrebbero finire nella manovra economica per il 2018: come la sanatoria per i contanti detenuti in casa o in cassette di sicurezza, un condono per rimettere in circolo denaro dalla dubbia provenienza.

Economia. La visione in controluce di un paese che cerca aiuti

Giovedì, 14 Settembre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

"In un attimo c’è il tempo / per decisioni e revisioni / che un attimo invertirà”. Finisce con una citazione di Thomas Eliot il rapporto congiunturale d’autunno presentato ieri dalla Confindustria. Leggere versi dopo una scarica di slide non è proprio frequente, e ancor più raro è il connubio tra la poesia e la “scienza triste”, come si dice dell’economia. Ma i rappresentanti degli imprenditori italiani devono aver deciso di finire in lirica per rafforzare il messaggio: sbrigatevi. Quella frase contiene i due poli del rapporto presentato ieri: positivo nelle stime sulla crescita, negativo in quelle sul lavoro dei giovani. E dà il senso di un’urgenza, la necessità di cogliere l’attimo; con il che si salta subito nella prosa della prossima manovra economica, alla quale l’associazione padronale chiede molti più soldi in forma di sgravi alle imprese che assumono.

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

I Nobel, i contratti e i ragazzi di Foodora

Martedì, 11 Ottobre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Cinque euro e quaranta all’ora, o due euro e settanta a consegna: è giusta la paga per i fattorini reclutati dalla App Foodora per portare il cibo a domicilio in bicicletta? La questione è esplosa con le proteste dei bikers di Torino. E ha qualcosa a che vedere con il premio consegnato ieri a Stoccolma a due economisti che studiano la teoria dei contratti, Oliver Hart e Bengt Holmstroem. In realtà, gli studi dei due sono più facilmente collegabili alla paga del top manager di Foodora e di tutte le grandi società. Ma, in qualche modo, parlano anche di quei ragazzi in bicicletta e della forbice delle diseguaglianze tra chi ha sempre più e chi ha di meno.

Il Paese di Ciampi

Sabato, 17 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 17 settembre

Nello stesso giorno nel quale i leader europei si riunivano a Bratislava per cercare di arrestare la crisi verticale dell’Unione, se n’è andato l’uomo senza il quale forse l’Italia non sarebbe a quel consesso nel gruppo di testa. L’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea è l’eredità storica di Carlo Azeglio Ciampi, sintesi della sua visione della politica economica e della politica tout court, e anche della continuità del suo operato, dalla Banca d’Italia al governo al Quirinale.

Pioniere. Elinor Ostrom, prima Nobel per l'Economia

Lunedì, 03 Agosto 2015

Non è solo il fatto che per la prima volta il Nobel per l’economia l’ha preso una donna: c’è anche il fatto che quella donna lavora del tutto fuori dalla corrente più grossa, dal mainstream. Così Larry Elliott  ha commentato sul Guardian[1], nell’ottobre del 2009, l’incoronazione di Elinor Ostrom da parte dell’accademia di Stoccolma “per le sue analisi del governo dell’economia, in particolare sui beni comuni”. E in effetti no, non era l’unico segnale di svolta, che quella volta il premio fosse andato a una donna. Però è andato a una donna, pioniera di nuovi studi economici, che nella sua breve biografia consegnata all’accademia si racconta come mai aveva fatto nessuno dei suoi sessantadue predecessori e dei suoi dodici successori maschi (eh sì, è stata la prima e l’ultima volta, finora). 

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La Banca d’Italia non prevede miracoli per la ripresa italiana

Martedì, 26 Maggio 2015

Qualcuno in Banca d’Italia la chiama “la guerra dei sette anni”. Nel testo della Relazione annuale sul 2014 si parla di doppia recessione. Comunque lo si voglia chiamare, certo è che il periodo tra il 2007 e il 2014 ci ha lasciato una pesante eredità: gli investimenti sono “sotto” del 30 per cento, i consumi del 7 per cento. Adesso siamo di fronte a una piccola ripresa, inferiore alle aspettative al livello internazionale e più timida in Italia che altrove: motivo per cui il governatore Ignazio Visco, nella relazione annuale presentata all’assemblea dei partecipanti della Banca d’Italia, non ha stappato lo champagne né accennato a miracoli in vista.

Cos'è il Def e quanto pesa il fattore D

Venerdì, 10 Aprile 2015

Comuni più tranquilli, regioni preoccupate, province in allarme… Mentre gli attori italiani si agitano attorno al rito del def – il documento di economia e finanza che traccia gli obiettivi della finanza pubblica per i prossimi tre anni –, dalla lettura del documento, tabella dopo tabella, emerge il volto del protagonista.

Crack supermercati Midal, i dipendenti parte civile

Giovedì, 15 Gennaio 2015
Le prime avvisaglie le ha avute Marilisa, sommelier al reparto vini del Gusto Sidisdi Latina, quando i fornitori hanno cominciato a farle vedere le date degli assegni con cui venivano pagati: che si dilatavano, da 30, a 60 e poi a 90 giorni; finché i pagamenti non sono arrivati più. Monica, dal bancone della panetteria dello stesso supermercato, ha fiutato il peggio quando ha visto fornai arrivare con le lacrime agli occhi, costretti a chiudere perché non venivano pagati da mesi. Segnali esplosi poi nel giorno del “fuori tutto”, col quale la rete dei 18 supermercati posseduti dalgruppo Midal nel Lazio (tra le province di Roma, Latina e Frosinone) ha preannunciato la chiusura.

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